A Padova una nuova tecnica mini-invasiva per operare il cuore

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Il Prof. Gino Gerosa ci illustra le nuove frontiere messe a punto nel campo della Cardiochirurgia dall’Unità Operativa che dirige

Il cuore non ha più segreti per l’Unità Operativa di Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova, che oltre ad eseguire routinariamente interventi di chirurgia coronarica, chirurgia valvolare ripartiva, chirurgia della radice aortica, chirurgia conservativa e radicale dello scompenso cardiaco (trapianto cardiaco), assistenze meccaniche al circolo (cuori artificiali) e chirurgia con tecniche robotizzate, sperimenta da tempo nuove tecniche e mette a punto nuovi tipi di intervento. Attualmente sono in corso ricerche sull’utilizzo delle cellule staminali nell’insufficienza cardiaca e nell’infarto miocardico, sulla chirurgia delle aritmie cardiache, sulle tecniche di ingegneria tissutale per la creazione di sostituti valvolari cardiaci, su nuovi farmaci immunosoppressori nel trapianto di cuore. A dirigere questa eccellenza tutta italiana, il Prof. Gino Gerosa, Professore Ordinario di Chirurgia Cardiaca all’Università degli Studi di Padova, che vanta nel suo curriculum una serie di successi e primogeniture in campo cardochirurgico. Nel 2001 ha infatti eseguito il primo intervento in Italia di rivascolarizzazione miocardica a cuore battente attraverso l’endoscopia utilizzando il robot Da Vinci; nel 2002 ha effettuato la prima applicazione clinica di trapianto di cellule staminali autologhe, cioè prelevate dallo stesso paziente ed iniettate nel cuore a torace aperto, come terapia per l’insufficienza cardiaca post-ischemica; nel 2003 ha eseguito il primo trapianto in Italia di cuore artificiale Incor 1; nel 2004 ha eseguito il primo intervento in Italia utilizzando un sistema robotico Da Vinci per il trattamento della fibrillazione atriale isolata; nel 2007 ha impiantato il primo cuore totale artificiale in Italia in un paziente di 54 anni (Sistema CardioWest), successivamente sottoposto con successo a trapianto di cuore, realizzando la più lunga sopravvivenza al mondo con un cuore artificiale totale (3 anni e 8 mesi); nel 2011 ha eseguito il primo intervento al mondo mininvasivo con riparazione di aneurisma aorta ascendente ed arco aortico con tecnica endovascolare, in due tempi, nelle 48 ore; nel 2014 ha eseguito un intervento micro-invasivo di impianto di neo-corde per la riparazione della valvola mitrale a cuore battente. Suo anche l’intervento combinato di impianto di bioprotesi valvolare aortica ed in contemporanea di riparazione della valvola mitralica, mediante innesto di neo-corde tendinee, effettuato passando solo attraverso la punta del cuore, a cuore sempre battente e senza aprire completamente il torace.

 

Prof. Gerosa ci parli della nuova tecnica cardiochirurgia mininvasiva messa a punto dalla sua équipe

Il nostro obiettivo principale era quello di diminuire il tempo di degenza post-operatoria ed allo stesso tempo garantire al paziente un decorso meno doloroso. Per questo abbiamo sperimentato una metodologia che unisce l’uso di una nuova tecnica di incisione, meno distruttiva, e l’utilizzo dell’Ecmo, il sistema di assistenza cardiocircolatoria diventato famoso per il trattamento dei pazienti affetti da insufficienza respiratoria dal virus H1N1, meglio conosciuto come influenza suina. Solitamente, i Vad, le pompe artificiali che aiutano il ventricolo sinistro a pompare il sangue attraverso l’aorta, vengono inseriti attraverso una tecnica chirurgica standard, ossia l’apertura dello sterno e l’uso del  bypass cardiopolmonare che comporta per il paziente un maggiore utilizzo di farmaci anticoagulanti. Questa operazione risulta molto invalidante e comporta un lungo periodo di recupero. Il miglioramento conseguito da noi consiste proprio nell’aver applicato una tecnica nuova d’intervento. L’impianto viene eseguito attraverso un’incisione a “t” rovesciata di soli cinque centimetri ed un’altra, altrettanto piccola al lato del torace. L’operazione così eseguita garantisce un recupero fisico più rapido, permettendo al paziente di tornare a casa in tempi brevi. La tecnica offre anche dei vantaggi successivi se il paziente dovesse subire in seguito un trapianto cardiaco, si riducono infatti i rischi chirurgici ed emorragici correlati alla riapertura del torace. I tessuti sottostanti allo sterno non vengono danneggiati ed anche il pericardio risulta intatto, garantendo una facilità d’azione migliore. Anche l’utilizzo dell’Ecmo garantisce un decorso meno difficoltoso.

Il professore Gino Gerosa, direttore della Cardiochirurgia dell'Azienda Ospedaliera-Universita' di Padova, in una immagine di oggi 12 settembre 2011. L'equipe guidata dal professor Gerosa ha eseguito un eccezionale trapianto di un cuore naturale su un uomo che viveva con un cuore artificiale da oltre 1.300 giorni, il periodo piu' lungo di sopravvivenza mai registrato al mondo. ANSA

Prof. Gino Gerosa

Direttore dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia Azienda Ospedaliera Università di Padova

Via Giustiniani, 2 – 35128 Padova
Centralino: 049.8212410 – 049.8212411
Fax: 049.8212409
gino.gerosa@unipd.it

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