Ringiovanire gli organi da trapianto, ora è possibile

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Il Prof. Mauro Rinaldi ci illustra l’innovativa tecnica di perfusione messa a punto dall’Ospedale Molinette di Torino

Una vera e propria rivoluzione quella che arriva dall’Ospedale Molinette di Torino, per il trapianto degli organi. La tecnica, conosciuta anche con il nome di “ricondizionamento” ex vivo (EVLP: Ex-Vivo LungPerfusion), prevede l’utilizzo di organi provenienti da donatori marginali od inizialmente non idonei, quindi solitamente scartati per i trapianti, depurati e ringiovaniti attraverso una macchina per la perfusione altamente tecnologica. Il centro di Torino è stato il primo ad introdurre in Italia questa tecnica, grazie ad uno dei più noti cardiochirurghi italiani, il Prof. Mauro Rinaldi, direttore della Struttura Complessa di Cardiochirurgia, della Città della Salute e della Scienza di Torino, in collaborazione con il Prof. Massimo Boffini. Allievo del Prof. Mario Viganò, è Professore Ordinario di Chirurgia Cardiaca all’Università degli Studi di Torino e vanta nel suo curriculum uno stage al Dipartimento di Cardiochirurgia dell’Hopital Broussais di Parigi e l’aggiudicazione di una Research Fellowship alla Mayo Clinic di Rochester, negli USA, dove ha condotto in prima persona ricerche in campo di trapiantologia cardiaca e polmonare. È inoltre responsabile scientifico di congressi nazionali ed internazionali, di progetti di ricerca ad elevato interesse nazionale (PRIN) e principal investigator di numerosi trials multicentrici in ambito trapiantologico e di cardiochirurgia.

 

Prof. Rinaldi in cosa consiste la perfusione degli organi?

In sostanza si tratta di prelevare gli organi (inizialmente non trapiantabili), che possono essere cuore o polmoni ma anche fegato e reni, dal donatore e poi portarli all’ospedale dove devono essere trapiantati e, invece di trapiantarli direttamente, metterli in un sistema di perfusione extracorporea, in maniera da perfonderli per un certo numero di ore ed, attraverso questa perfusione, attuare delle procedure per migliorarne la qualità e renderli quindi utilizzabili per il trapianto. Il ricondizionamento dell’organo è un’innovazione molto recente, in Italia siamo stati i primi, nel 2011, ad utilizzarla sul polmone. Una tecnica senza dubbio promettente, perché consente di proiettarsi in una sfera di ingegnerizzazione dell’organo. Spesso siamo costretti ad utilizzare organi provenienti da donatori limite, che se trapiantati così come sono, funzionano in un 50-70% dei casi. Rimane quindi un malfunzionamento del 30% e quando un organo trapiantato mal funziona, mette a repentaglio la vita del paziente. Nella maggior parte dei casi si tratta di organi salvavita, per cui è necessario evitare di fare queste operazioni senza un controllo di qualità e questo sistema è essenziale, perché ci consente di prendere quegli organi che non sappiamo se funzioneranno al 100%, ed osservarli fino a 12 ore. Durante questa fase abbiamo la possibilità di capire se sono utilizzabili o meno. Questa tecnologia ci ha permesso quindi non solo di aumentare il numero di trapianti eseguiti ma anche di avere un maggiore controllo sulla qualità dell’organo trapiantato.

 

Cosa succede se non superano il controllo di qualità

Se non funzionano al 100%, in questo momento li scartiamo, però in un futuro non molto lontano, se gli organi risultano mal funzionanti, aggiungendo al liquido di perfusione determinate sostanze (geni, antibiotici, enzimi) sarà possibile riparare l’organo. Questo sistema diventerà quindi un sistema volto a migliorare gli organi che andremo a trapiantare, attraverso una serie di interventi specifici. Per il momento siamo ancora nella fase che io definisco di ricondizionamento passivo, ma siamo molto vicini alla svolta, in quanto stiamo già sperimentando questa nuova possibilità.

Abbiamo infatti già ottenuto un finanziamento cospicuo dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica che ci permetterà di perfezionare un sistema di ricondizionamento “attivo”. Stiamo anche lavorando con delle start up italiane che hanno investito nell’impresa. Abbiamo una partnership con la start up Aferetica, nata all’interno dell’incubatore del Parco Scientifico e Tecnologico di Mirandola (MO) e specializzata nell’aferesi terapeutica, sistema altamente innovativo per il trapianto di polmone, che consiste nell’integrare la procedura di perfusione dell’organo espiantato con l’esclusivo sistema di “rimozione dei mediatori dell’infiammazione”, capace di depurare l’organo combattendone i processi infiammatori. L’ulteriore obiettivo è quindi quello di migliorare attivamente l’organo, attraverso procedure di “rimozione” e di “filtrazione”. Per il trapianto di polmone la perfusione è la grossa novità, per quanto riguarda il cuore invece questa possibilità non è ancora così vicina, pertanto se non si trova un donatore adeguato, l’alternativa più plausibile rimane quella del cuore artificiale.

Prof. Mauro Rinaldi

Direttore della Struttura Complessa di Cardiochirurgia, della Città della Salute e della Scienza di Torino

Sede Molinette
Corso Bramante, 88/90 – 10126 Torino
Segreteria: 011.6335511/6746
Fax: 049.6336130
mauro.rinaldi@unito.it

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