Al Santa Croce di Cuneo i primi interventi di embolizzazione prostatica

Il Dott. Grosso, Direttore della Radiologia dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo, ci parla di questa nuova metodica mini-invasiva

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è un ingrandimento della ghiandola prostatica  dovuta  alla proliferazione degli elementi stromali e ghiandolari della prostata, assai frequente negli uomini dopo i 70 anni. A parlarci di questa patologia, il Dott. Maurizio Grosso, Direttore della Radiologia dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Torino, si è specializzato in Radiodiagnostica all’Istituto di Radiologia dell’Università torinese. Dal 1994 al 1998 è stato Responsabile di “Diagnostica per immagini e trattamento percutaneo delle malattie dell’apparato vascolare” all’Ospedale San Giovanni Battista Molinette di Torino. Dal 2002 al 2016 è stato Direttore del Dipartimento Radiologico del Santa Croce, mentre dal 2016, è anche Direttore del Dipartimento Interaziendale dei Servizi dell’Azienda Ospedaliera cuneese. Ha svolto incarichi di insegnamento nelle Scuole di Specializzazione in Chirurgia Generale, in Radiologia, in Chirurgia d’Urgenza ed in Chirurgia Vascolare dell’Università di Torino; attualmente ha incarichi di insegnamento nella Scuola di Specializzazione di Radiodiagnostica eddel Corso di Laurea di Tecnica di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia.

Dott. Grosso, ci parli dell’ipertrofia prostatica benigna. Esiste una cura?

Si tratta di una patologia che prima o poi interessa tutti gli uomini al di sopra dei 70 anni, ne soffre infatti quasi l’80%. Consiste nell’ingrossamento della ghiandola prostatica, la prostata, che fa parte del sistema genito-urinario maschile. Via via che la ghiandola si ingrossa, comprime e schiaccia l’uretra causando l’ispessimento delle pareti della vescica. Col tempo, la vescica si può indebolire perdendo la capacità di svuotarsi completamente. I principali sintomi infatti sono a carico del tratto urinario: minzione frequente, urgenza della minzione, bisogno frequente di urinare durante il sonno. Esiste una terapia medica che può bloccare la crescita della prostata, ridurre il volume ed i sintomi associati con la patologia. Questa è efficace nelle fasi iniziali e non troppo avanzate. Il 25% dei pazienti con IPB però deve essere sottoposto a trattamento per disturbi della minzione e l’intervento chirurgico di adenomectomia o resezione trans-uretrale (TURP) sono attualmente le terapie di prima scelta per tale patologia. Questi tipi di intervento, anche se molto efficaci, possono comportare qualche piccolo inconveniente, come l’incontinenza e l’eiaculazione retrograda, ossia l’eiaculato viene immesso nella vescica anziché fuoriuscire dall’uretra peniena. Negli ultimi 10 anni però è stata proposta per il trattamento dell’IPB una nuova metodica di Radiologia Interventistica mini-invasiva, l’embolizzazione transcatetere, ossia l’occlusione delle arterie prostatiche con microsfere eseguita con  approccio  angiografico percutaneo. I primi ad utilizzare questa metodica sono stati due centri, in Brasile a San Paolo ed in Portogallo a Lisbona, che hanno ottenuto risultati incoraggianti. In Italia, la prima embolizzazione in un paziente con IPB, con  problemi di ritenzione urinaria e portatore di catetere  vescicale permanente  non candidabile alla chirurgia per le condizioni generali, è stato eseguito proprio al Santa Croce.

In cosa consiste questo intervento?

L’embolizzazione consiste nel provocare l’occlusione delle piccole arterie della prostata iniettando micro-particelle attraverso un piccolo tubicino (microcatetere), introdotto senza alcun taglio, in anestesia locale, con la semplice puntura di un’arteria periferica, di solito femorale. In questo modo si determina un’ischemia, ossia la riduzione del flusso di sangue. Occludendo i vasi prostatici si interrompe il nutrimento ai tessuti malati e la prostata in un breve lasso di tempo tenderà a tornare alle dimensioni originarie. La procedura, effettuata con scarsissime complicanze e con minimo disagio per il paziente, ha ottenuto finora buoni risultati, permettendo anche di  rimuovere, in oltre l’85% dei casi trattati, il catetere vescicale con rapida dimissione dall’ospedale. Tale procedura di Radiologia Interventistica si sta diffondendo anche in Italia (ad oggi, oltre 300 procedure sono state effettuate nel nostro Paese ed inserite in un Registro italiano con dati assai promettenti), ma è indispensabile per ottenere risultati sempre migliori un approccio multidisciplinare con coinvolgimento del radiologo interventista e dell’urologo, indispensabile per la corretta selezione dei pazienti ed il successivo follow-up.

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maurizio grosso_mod

Prof. Maurizio Grosso

S.C. Radiologia – Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle

Via M. Coppino,26 – 12100 Cuneo
Segreteria: 0171.641401
Fax: 0171.641128
grosso.m@ospedale.cuneo.it

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Comments (6)

Letto l’articolo sembra molto interessante.
Ho due dubbi che smorazano il mio entusiasmo.
Al termine dell’intervento e del post operatorio l’erezione viene compromessa? c’è l’eventualità che si verifichi eiaculazione retrograda?

Salve, contatti il medico ai riferimenti che trova nell’articolo, così che possa aiutarla. Le facciamo i nostri migliori auguri.

Chiedo scusa….l’indirizzo mail del Prof. Grosso è corretto?

grasso.m@ospedale.cuneo.it

Buonasera, l’intervento è risolutivo? queste microsfere a lungo termine che fine fanno ? L’intervento richiede il ricovero ? Grazie.domenico Paola.

Salve, contatti il medico ai riferimenti che trova nell’articolo, così che possa aiutarla. Le facciamo i nostri migliori auguri.

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