Le tecniche avanzate nel campo della Radiologia Interventistica

Il Prof. Orsi, Direttore della Divisione di Radiologia Interventistica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, ci parla della crescita esponenziale di questa branca della medicina

La Radiologia Interventistica nasce per sviluppare tecniche meno invasive rispetto alle metodiche chirurgiche standard, ma capaci di produrre gli stessi risultati clinici. A parlarcene il Prof. Franco Orsi,
Direttore della Divisione di Radiologia Interventistica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, Fellow della Società Europea di Radiologia Interventistica (CIRSE) e co-fondatore della IESIR (Italia European Society of Interventional Radiology). Professore a contratto della Scuola di Specializzazione in Radioterapia dell’Università di Milano, nell’ambito dell’attività interventistica si è dedicato con particolare attenzione alla patologia focale epatica, dalla diagnostica specifica al trattamento locoregionale, sviluppando protocolli di trattamento chemioterapico intrarterioso con accesso percutaneo.

Prof. Orsi, quali sono i risultati raggiunti dalla Radiologia Interventistica?

La Radiologia Interventistica è una branca iperspecialistica della medicina ed è ormai presente in tutti gli ospedali. In Italia ha avuto più successo e più espansione, creando delle eccellenze; siamo considerati infatti, la frontiera dell’evoluzione in questa branca. Si è riusciti a capire meglio il meccanismo oncologico e la necessità di essere il meno invasivi ed il più precisi possibili nelle cure e sono state migliorate le tecniche di imaging, che oggi ci consentono di identificare il tumore molto prima che diventi sintomatico. Tuttavia, l’aver anticipato la diagnosi, identificando tumori sempre più piccoli, non è stato accompagnato da un sostanziale miglioramento nella riduzione dell’invasività delle terapie. Lo scopo dell’oncologia è oggi la cronicizzazione della malattia. La Radiologia Interventistica è nata in passato per palliare malattie avanzate e per risolvere le complicanze post-chirurgiche, ma oggi riveste sempre più frequentemente il ruolo chiave nello gestire la malattia, anche in fase iniziale, con intento curativo.

Qual è il fiore all’occhiello che lo rende orgoglioso della sua Struttura?

La soddisfazione principale è quella di aver trasformato una branca prettamente tecnologica in una branca clinica, fondando la Divisione Clinica di RI. L’atto tecnico, infatti, ha senso solo quando viene interpretato in una gestione clinica del paziente. La crescita culturale e di esperienza nella mia realtà organizzativa è esponenziale poiché il trattamento è seguito direttamente dall’immediato follow up del paziente in reparto. In questo modo il paziente, oggi, ci riconosce come clinici di riferimento.

Quali sono le tecniche avanzate nel campo della Radiologia Interventistica?

Ne individuo principalmente tre, alle quali mi sono particolarmente dedicato. Partiamo dal trattamento HIFU, tecnica non invasiva, che consiste nell’utilizzo del suono per distruggere il tumore. Si tratta di penetrare all’interno del corpo con ultrasuoni e sfruttare l’energia meccanica per distruggere il tessuto tumorale. Uno degli ambiti più promettenti nei quali questa tecnica può essere utilizzata, è il tumore del pancreas. La sua assoluta non invasività, rende HIFU una promettente alternativa terapeutica in questa grave malattia. Dalla casistica personale riporto l’interessante caso di un paziente, collega, con malattia avanzata ed in progressione ai trattamenti standard, che ha avuto risposta completa al trattamento HIFU, anche grazie ad un’inattesa risposta immunitaria, innescata da una risposta anticorpale dopo la distruzione del tumore primitivo al pancreas, che ha distrutto anche le metastasi a distanza. L’azione degli ultrasuoni focalizzati è in grado pertanto di promuovere una risposta immunitaria contro il tumore; già studiato sugli animali, noi siamo riusciti a riscontrare questo fenomeno anche sugli esseri umani. Altra tecnica terapeutica in rapida ascesa è la termoablazione dei tumori renali. Il tumore renale è abbastanza complesso da gestire quando è avanzato, ma ancora una volta, grazie alla diagnostica, si riesce ad intercettarlo in fase iniziale, quando è definito “incidentaloma”, cioè un piccolo tumore renale identificato incidentalmente. Attraverso la cute si inserisce un ago, con il quale il tumore viene “bruciato”, consentendo al paziente di lasciare l’ospedale il giorno dopo. La terza pratica è la chemo-perfusione a circolazione extracorporea, tecnica mininvasiva molto complessa, introdotta per la prima volta in Europa proprio dal nostro Centro. Si propone come una metodica valida per i pazienti affetti da metastasi epatiche multiple non resecabili e si riferisce a due forme principali di patologia: il colangiocarcinoma e le metastasi del melanoma oculare. Prevede l’isolamento dei vasi sanguigni che irrorano e drenano l’organo in modo da ottenere una completa separazione del circolo epatico da quello del resto dell’organismo: a tale scopo è necessario allestire due circuiti extracorporei, uno per garantire l’integrità della circolazione sistemica ed uno per consentire la perfusione del fegato. Grazie a questa metodica è possibile eseguire una perfusione utilizzando elevate concentrazioni di farmaci senza incorrere nella tossicità sistemica che si osserverebbe nel caso in cui le stesse dosi venissero somministrate per via endovenosa od intra-arteriosa. I risultati preliminari di questa terapia sono davvero promettenti, mostrando risposte cliniche in pazienti senza alternative terapeutiche.

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Prof. Franco Orsi

Radiologia Interventistica IEO – Istituto Europeo di Oncologia

Via Ripamonti, 435 – 20141 Milano

Segreteria: 02 57489060

Fax 02 94379238

radiologia.interventistica@ieo.it

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