L’importanza della Radiologia Interventistica nella cura dei tumori

A parlarci di questa specialità il Dott. Carlo Spreafico, Responsabile della S.S. Interventistica Oncologica Vascolare Epatobiliare dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Precisa ed efficace come un intervento chirurgico, ma molto meno invasiva, la Radiologia Interventistica prende sempre più piede nella cura dei tumori. A parlarcene il Dott. Carlo Spreafico, dal 2012 Responsabile della S.S. Interventistica Oncologica Vascolare Epatobiliare dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, nella Struttura Complessa di Radiologia 2 dell’IRCCS milanese. Laureato in Medicina e Chirurgia, è specializzato in Radiologia Diagnostica e Radioterapia.

Dott. Spreafico, cosa si intende per Radiologia Interventistica?

La Radiologia Interventistica comporta una serie di procedure di tipo terapeutico che utilizzano i mezzi d’immagine di pertinenza radiologica per consentire l’esecuzione di interventi con un approccio di tipo percutaneo, attraverso la pelle, senza tagli, con una terapia loco-regionale. Le terapie interventistiche consistono nell’applicazione di un’energia, fisica o chimica, veicolata all’interno del tumore o mediante puntura diretta, come nel caso delle ablazioni percutanee (radiofrequenza, micro-onde, crioterapia), od attraverso le strutture vascolari. Dal punto di vista dell’oncologia si va affermando il concetto che la cura dei tumori è un processo di tipo multidisciplinare. Un gruppo multidisciplinare presenta l’esperienza e la conoscenza per quel tumore ed a seconda della stadiazione e delle caratteristiche cliniche del paziente, vengono scelte le terapie. La Radiologia Interventistica consente alcune di queste terapie. Si è modificato negli anni anche il concetto dell’asportazione del tumore. Fino agli anni ‘80, forse anche oltre, l’intervento doveva essere il più demolitivo possibile. Ora grazie alla combinazione di terapie, possono essere trattati i tumori in modo meno aggressivo. All’Istituto Nazionale dei Tumori uno dei tumori maggiormente trattati dalla Radiologia Interventistica è quello del fegato, uno dei capisaldi su cui si sviluppano la ricerca e la terapia. Il fegato è forse il più importante tra gli organi trattati dalla Radiologia Interventistica perché il fatto che il tumore primitivo si trovi confinato all’interno dell’organo, lo rende più facilmente aggredibile da terapie locali, piuttosto che da terapie sistemiche generali. Quando il tumore del fegato si trova in uno stadio più avanzato, il che avviene in alta percentuale dei casi, le terapie più tipicamente locali, come le resezioni chirurgiche o le ablazioni radiologiche percutanee, non possono essere eseguite. In questi casi le terapie loco-regionali eseguite per via intra-arteriosa dai radiologi interventisti diventano molto importanti: mi riferisco alla chemioembolizzazione ed alla radioembolizzazione. Con la chemioembolizzazione iniettiamo attraverso le arterie delle particelle o del materiale miscelato con dei chemioterapici, che rimangono però localmente nel fegato e nei tumori e lì agiscono. L’altra classe di terapia, più recente, si chiama radioembolizzazione. Siamo stati fra i primi in Italia nel 2007 ad utilizzarla. Si esegue sempre il cateterismo arterioso del fegato e si rilasciano delle particelle che contengono Yttrio 90, un isotopo radioattivo che esegue una radioterapia assolutamente locale.

La Radiologia Interventistica interviene in tutti i tipi di tumore o solo sul fegato?

Non solo sul fegato, un altro organo che ben si presta è infatti il rene. Un passo importante è stato capire che i tumori possono essere anche multinodulari e multicentrici dall’origine, per cui togliere un rene non conviene, perché anche l’altro potrebbe ammalarsi, mettendo il paziente in una situazione molto difficile. Il risparmio di parenchima renale è importante sin dall’inizio, per cui la terapia chirurgica da demolitiva diventa settoriale. In quest’ottica trovano spazio anche le terapie ablative radiologiche percutanee, in particolare la radiofrequenza e la crioterapia. Dunque terapia mirata che distrugga il minor tessuto renale funzionante, così da mantenere al paziente la funzionalità dell’organo, ma nello stesso tempo distrugga il nodulo, perché il tumore del rene rimane confinato a lungo ed in genere metastasi e diffusione sono tardive.

Quindi non una unica cura per il cancro ma una modalità mutidisciplinare?

Il messaggio più importante è che il tumore si tratta in modo multidisciplinare. Il problema può essere che, per esempio negli ospedali minori, pur in presenza di figure professionali eccezionali, alcune metodiche, come la radioembolizzazione, di cui parlavo prima, non hanno una grande diffusione perché richiedono un approccio multidisciplinare complesso che manca. Diventa importante affrontare certe patologie in luoghi dove ci siano tutte le competenze in grado di garantire il meglio al paziente. Il positivo del nostro Istituto, soprattutto per le patologie di cui ho parlato, è che ci sono vari gruppi interdisciplinari, che possono offrire tutto quello che attualmente la medicina moderna può offrire al paziente oncologico, comprese tutte le terapie loco-regionali.

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Dott. Carlo Spreafico

S.S. Interventistica Oncologia Vascolare Epatobiliare – Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori

Via G. Venezian,1 – 20133 Milano
Segreteria: 02.23902071
Fax: 02.236902396
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