PRESENZE ILLUSTRI AD INTERCARE

La prima edizione di Intercare, la tre giorni dedicata al turismo medicale tenutasi a Milano, dal 25 al 27 maggio, ha visto la partecipazione di medici di fama internazionale, tra questi il Dott. Matthew R. Kaufman, co-direttore del Centro medico per il trattamento della paralisi e della chirurgia nervosa ricostruttiva della Jersey Shore University, che per l’occasione ci ha rilasciato un’intervista esclusiva. Il Dott. Kaufman, è membro del Consiglio di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva certificato dall’American Academy of Otolaryngology – Head and Neck Surgery, oltre che membro dell’American College of Surgeons e della Società Rhinoplasty. Inoltre è co-direttore del Centro medico per il trattamento della paralisi e della chirurgia nervosa ricostruttiva della Jersey Shore University ed Assistente Professore Clinico di Chirurgia al David Geffen UCLA Medical Center di Los Angeles, in California.

Dott. Kaufman, Lei ha conseguito riconoscimenti e certificazioni per la chirurgia plastica otorino-laringoiatrica, per la chirurgia della testa-collo e per altre attività di alta specializzazione. Una delle peculiarità che la contraddistingue è la chirurgia per la paralisi del diaframma con un intervento di correzione al nervo frenico. Ci può spiegare quest’intervento più nel dettaglio e quanta della sua pratica chirurgica è dedicata alla chirurgia nervosa?

La paralisi del diaframma è il risultato di un disturbo respiratorio. Il diaframma contribui-sce infatti alla maggior parte della respirazione e se questo presenta un problema, si può intervenire chirurgicamente sul nervo frenico. Quando il nervo frenico è danneggiato il muscolo non lavora correttamente ed il paziente presenta significativi problemi respiratori. L’intervento risolve il problema andando a ricostruire i nervi grazie alla combinazione di tecniche come la decompressione cervicale ed il trapianto del nervo. Grazie a quest’operazione il paziente ottiene respiri più normali (regolari) e riesce a respirare normalmente in maniera continua. Il processo d’intervento può durare all’incirca due anni per ottenere un completo recupero. I miei studi si focalizzano su questa particolare chirurgia che ho elaborato nel 2007 ed ad oggi svolgiamo circa 350 interventi su pazienti provenienti da tutto il mondo.

Quali sono le cause di lesione del nervo frenico e quali le percentuali di successo per questo tipo di chirurgia?

Approssimativamente il 50% dei pazienti non presenta cause specifiche e queste possono essere simili a quelle di altri disturbi respiratori, pertanto bisogna essere sicuri delle cause del problema perchè per altri problemi l’intervento potrebbe non avere effetto. Un buon 50% delle cause di problemi al nervo frenico sono spesso dovute ad un trauma localizzato nella zona del collo od in quella toracica, per esempio vediamo come la chirurgia al cuore, la chirurgia al polmone o la chirurgia localizzata alla zona del collo ed infine l’influenza osteopatica o chiropratica, possano causare talvolta questo tipo di danni. Gli interventi realizzati fino ad ora hanno ottenuto un successo dell’80-85%.

Che caratteristiche dovrebbe avere un paziente per essere idoneo ad un intervento di chirurgia del nervo frenico? Per quale motivo una persona potrebbe sottoporsi all’intervento o potrebbe non farlo?

Solitamente il paziente dovrebbe presentare una brevità od intermittenza nella respirazione durante lo svolgimento di attività. Talvolta diagnosticare il problema non è immediato perchè il nervo frenico non è tra le prime cause che provocano problemi respiratori; tuttavia è possibile svolgere un’analisi mirata alle regioni del collo per diagnosticare le motivazioni del manifestarsi di tali sintomi. Solitamente i pazienti più idonei per la chirurgia al nervo frenico sono quelli più giovani e più attivi perchè hanno maggiori esperienze e sintomi rispetto ad una persona adulta e sedentaria la quale potrebbe non rendersi conto dei sintomi del problema. La persona più giovane e più attiva ma incapace di svolgere esercizi o lavori che richiedono molta attività ed un maggiore sforzo fisico, oppure anche semplici attività come dormire regolarmente, potrebbe potenzialmente avere dei problemi al nervo frenico e quindi essere idonea a sottoporsi all’intervento.

 

Quali possono essere considerate le nuove frontiere della chirurgia che Lei appunto mette in pratica? Cosa ci possiamo aspettare, quali novità prospettate?

Inizialmente i medici risolvevano tale affaticamento respiratorio consigliando di non prestare troppa attenzione al problema ed imparando a conviverci. Il paziente ora ha la possibilità di scegliere, può decidere di sottoporsi a trattamenti per migliorare le funzioni respiratorie e quindi la qualità della propria vita. Guardando al futuro, un grande risultato sarebbe quello di convincere i pazienti della concreta possibilità di una soluzione fisica di questo problema comune. L’obiettivo è quello di far crescere il numero dei pazienti sia negli Stati Uniti che negli altri continenti come l’Europa. Al mondo ci sono migliaia di persone che soffrono di questo problema.

Un’ultima domanda da una frase che Lei ha detto e che mi piacerebbe spiegasse meglio: “Un aspetto importante della nostra pratica è lavorare innovativamente al di fuori dei centri accademici universitari, specialmente per ciò che concerne la chirurgia plastica, con una maggiore flessibilità ed indipendenza. Questo è un beneficio per i pazienti”. Ci spieghi meglio questo concetto

Lavorare in un istituto privato permette di svolgere ricerche in diversi ambiti senza direttive e con maggiore autonomia e permette di chiedere fondi da concentrare su una ricerca più mirata. Questo tipo di focalizzazione permette di sviluppare trattamenti specifici e di promuovere uno studio sistematico.

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