Diagnosi e trattamento delle patologie aortiche

A fare il punto, il Prof. Maurizio Merlo, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Vascolare, dell’Ospedale Molinette di Torino

L’aorta rappresenta il vaso arterioso principale dell’albero vascolare arterioso. Origina dal cuore, in corrispondenza del piano valvolare, e distribuisce all’intero organismo il sangue pompato dal cuore durante ogni sistole ventricolare sinistra, attraversando, lungo il suo decorso, il torace e l’addome. Diverse sono le patologie che possono colpire l’aorta. A parlarcene, il Prof. Maurizio Merlo, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Vascolare, dell’Ospedale Molinette di Torino. Dopo la laurea a pieni voti all’Università degli Studi di Torino, si è specializzato in Chirurgia Vascolare all’Università di Milano. Ha effettuato interventi di Chirurgia Vascolare in tutti i distretti anatomici (carotidi, aorta toraco-addominale ed addominale, arterie arti inferiori e superiori, varici arti inferiori) praticando per la prima volta in Piemonte, nel 1998, trapianti di segmenti vascolari in caso di infezioni protesiche. Oggi, nella Divisione che dirige, le infezioni protesiche vengono trattate con risultati allineati con la letteratura internazionale, mediante la sostituzione con vene autologhe. Dal 1980 ha eseguito numerosi trapianti renali contribuendo a portare il Centro Trapianti renali di Torino al primo posto in Italia come casistica e come risultati. Attualmente è titolare del corso di insegnamento di Chirurgia Vascolare della Scuola di Specializzazione in Nefrologia e Dialisi dell’Università di Torino.

Prof. Merlo, qual è la principale patologia dell’aorta?

Senza dubbio quella aneurismatica, che può interessare vari segmenti dell’aorta, ma in special modo quello sottorenale. Qui l’aneurisma si sviluppa con una frequenza del 7-8% nella popolazione sopra i 70 anni. Anche se non si conosce ancora la causa, si pensa ad una predisposizione individuale e nel 15-17% dei casi, c’è familiarità. I più colpiti sono i maschi rispetto alle femmine, anche se le donne devono essere operate prima, perché il rischio di rottura dell’aneurisma è più elevato rispetto agli uomini.

Come si può prevenire? C’è una cura?

La prevenzione, non conoscendo la causa, di fatto non esiste. L’unica vera prevenzione è operare prima che l’aneurisma si rompa. Purtroppo si tratta di una patologia subdola, che non presenta sintomi, pertanto il riscontro è del tutto casuale, generalmente nel momento in cui vengono eseguite delle ecografie per altri motivi. Molte volte il paziente arriva in condizioni molto critiche, con l’aneurisma rotto e di conseguenza con un’emorragia in atto, ed il rischio di morte è del 30-40% dei casi. Il problema però, non è solo il superamento dell’intervento, ma anche il post operatorio, che è molto complicato. In caso di aneurisma possono essere eseguiti due tipi di intervento: la sostituzione dell’aorta addominale oppure la chirurgia endovascolare, ossia l’impianto di endoprotesi all’interno dell’aorta. Nel primo caso si esegue una laparotomia, cioè l’apertura dell’addome, e si sostituisce il tratto aortico dilatato. Nel secondo caso invece, all’interno del tratto aneurismatico, viene impiantata una protesi passando attraverso l’arteria femorale. Il sangue circola quindi attraverso la protesi e l’aneurisma rimane escluso. La differenza tra i due tipi di trattamento consiste nel fatto che, in caso di laparotomia il paziente è completamente guarito, dal momento che è stato sostituito il tratto di aorta dilatato, mentre con l’intervento endovascolare, l’aneurisma rimane e può continuare a crescere, rendendo necessario un secondo intervento chirurgico. Per stabilire a quale dei due interventi sottoporre il paziente, è necessario valutare le condizioni generali dello stesso e le condizioni morfologiche dell’aneurisma.

Ci parli delle arteriopatie periferiche

Le arteriopatie periferiche si manifestano con sintomi ben precisi, come la cosiddetta claudicatio intermittens, ossia dolori crampiformi, localizzati, a seconda del livello e dell’estensione delle lesioni arteriose, a carico del polpaccio, della coscia ed eventualmente anche del gluteo. A causa dell’esigenza di fermate “obbligate” dopo determinate percorrenze, nell’attesa che il dolore crampiforme si risolva, i pazienti spesso si soffermano dinanzi alle vetrine. Per tale ragione, questo disturbo è anche definito malattia delle vetrine. Il trattamento cambia a seconda del tipo di ostruzione dell’arteria, che può interessare l’aorta od i tratti iliaco-femorale e femoro-popliteo. Quindi a seconda della sede dell’ostruzione, si possono eseguire interventi meno invasivi come le angioplastiche con il posizionamento di stent, o più invasivi come i bypass. Qualunque trattamento però cura solo il danno che la malattia ha provocato e non la malattia in sé, pertanto il paziente deve continuare a curarsi assumendo farmaci e controllando i fattori di rischio.

Qual è il consiglio che può dare?

Quello di eseguire sempre un esame delle carotidi del paziente, sia nel caso di aneurisma che di malattie arteriosclerotiche.

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Prof. Maurizio Merlo

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