Malformazioni congenite della mano, ecco come intervenire

Il Prof. Pajardi, Direttore dell’U.O.C. di Chirurgia della mano dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, ci parla di queste patologie

Un bambino su 1.500 nasce con malformazioni congenite alle mani, spesso gravi. Un importante deficit funzionale che si riflette sullo sviluppo psico-motorio, sul comportamento e sulla vita di relazione di chi ne è affetto. In questi casi, la chirurgia rappresenta l’unico trattamento in grado di ottenere ottimi risultati e permettere l’utilizzo della mano. A parlarcene, il Prof. Giorgio Pajardi, Direttore dell’U.O.C. di Chirurgia della mano dell’Ospedale San Giuseppe – Università degli Studi di Milano. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano, si è specializzato dapprima in Chirurgia Plastica alla Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva della stessa università milanese e poi in Ortopedia e Traumatologia, con indirizzo Chirurgia della mano e Microchirurgia Ortopedica, alla Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell’Università di Brescia. Ha conseguito la specialità europea all’Uems European Board of Plastic, Reconstrutive and Aesthetic Surgery, a Bruxelles. È socio ordinario della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, della Società Italiana di Chirurgia della Mano, della Società Francese di Chirurgia della Mano, della International Federation of Hand Surgery Societies, della European Federation of Hand Surgery Societies, della Società Italiana di Microchirurgia e della Società Lombarda di Chirurgia Plastica. È inoltre ideatore, socio fondatore, presidente e rappresentante legale del “Centro studi mano”, associazione culturale no profit il cui fine statutario è lo studio, la ricerca e l’insegnamento delle tecniche chirurgiche e riabilitative nel trattamento delle patologie della mano. Ha fondato nel 2004 la Società Italiana Infermieri Mano di cui è attualmente Presidente, e nel 2007 l’Associazione “La mano del bambino”.

Prof. Pajardi, come bisogna intervenire se un bambino nasce con una malformazione alla mano?

La mano rappresenta un elemento indispensabile per la vita, garantendo, grazie alla funzione di pinza e di presa, supportata dalla presenza di un pollice opponibile, l’autonomia dell’individuo. Le malformazioni della mano, sono molteplici e di differente gravità. Fra le più comuni sono l’unione di due o più dita (sindattilia), la presenza di dita soprannumerarie (polidattilia), l’assenza di una o più dita (agenesia), la deformazione in posizione piegata delle dita (camptodattilia), la deviazione laterale delle dita (clinodattilia), la presenza di dita più corte del normale (brachidattilia). Dal momento che queste condizioni cliniche patologiche rappresentano un deficit funzionale, influendo anche sullo sviluppo psicofisico del bambino e sulla sua vita di relazione, è importante fare diagnosi alla nascita ed intervenire sulla patologia malformativa il più precocemente possibile, ossia dai 10 ai 18 mesi, l’età in cui il cervello prende conoscenza delle funzioni della mano ed impara ad utilizzarla. La cura delle malformazioni prevede spesso uno o più interventi chirurgici associati ad un trattamento riabilitativo, spesso accompagnato dell’utilizzo di tutori. Ancora più importante è la corretta informazione ed il corretto indirizzo delle famiglie verso centri specializzati che si occupano a tempo pieno di chirurgia della mano pediatrica. Per questo nel 2007 ho fondato l’Associazione culturale non a fini di lucro, “La mano del bambino”, con lo scopo di fornire consulenza, assistenza e cure ai piccoli pazienti ed alle loro famiglie, attraverso il lavoro di un équipe polispecialistica che includa tutte le figure professionali necessarie nella presa in carico di un bambino con una patologia congenita o traumatica della mano e/o dell’arto superiore.

Ci parli del morbo di Dupuytren

Si tratta di una patologia cronica, progressiva, dovuta ad ispessimento e retrazione dell’aponeurosi palmare, che determina una flessione permanente, progressiva ed irriducibile di una o più dita della mano e conseguente rigidità articolare. Questa malattia, che si manifesta intorno ai 40-50 anni, anche se ci sono forme rare infantili o giovanili, è causata da una predisposizione ereditaria. In genere inizia sul palmo della mano con un piccolo nodulo o più noduli che possono essere sentiti alla palpazione. La fase successiva è lo sviluppo di cordoni. Nella maggior parte dei casi la malattia insorge sul quarto o sul quinto dito, ma i noduli possono anche apparire in tutto il palmo. La scelta terapeutica per il morbo di Dupuytren è ampia: esistono, infatti, procedure chirurgiche più o meno invasive e non-chirurgiche, di recente scoperta, come le iniezioni di collagenasi. Questa sostanza, è in grado, con delle microiniezioni localizzate a livello del cordone, di scioglierlo permettendo la completa estensione delle dita.

Pajardi

Prof. Giorgio Pajardi

U.O.C. di Chirurgia e Riabilitazione della mano Ospedale San Giuseppe Multimedica Università degli Studi di Milano

Via San Vittore, 12 – 20123 Milano
Segreteria: 02 85994805 – 366 6816849
segreteria.profpajardi@multimedica.it

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