Lotta ai tumori, la ricerca fa passi da gigante

A parlarcene, il Prof. Curigliano, Direttore della Divisione di Sviluppo Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dell’Istituto Europeo di Oncologia

Sono tanti i passi in avanti fatti dalla ricerca in ambito oncologico, negli ultimi 20 anni. A parlarcene il Prof. Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione di Sviluppo Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e Professore Associato di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Milano. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, si è specializzato in Oncologia Medica. Nel 1993, ha lavorato al Dipartimento di Immunologia Clinica della South Carolina Medical School, Hollings Cancer Center di Charleston, negli USA, occupandosi di immunofenotipizzazione dei tumori solidi ed applicazioni della citofluorimetria nella diagnosi precoce delle neoplasie. Dal 1994 al 1995 ha lavorato all’Herbert Irving Comprehensive Cancer Center della Columbia University di New York, occupandosi di epidemiologia molecolare. Ha completato nel 2006 il Dottorato di Ricerca in Fisiopatologia Medica e Farmacologia Clinica all’Università di Pisa, lavorando su un progetto di farmacogenomica nelle neoplasie vescicali. Dal 1999 al 2006 ha lavorato nell’ambito della ricerca clinica in Fase I e Fase II, all’Unità di Farmacologia Clinica e Nuovi Farmaci del Dipartimento di Medicina dello IEO. Dal 2010 al 2013 ha ricoperto il ruolo di Co-Direttore della Divisione di Oncologia Medica. Nel 2011 è stato visiting scientist ed ha tenuto seminari alla Harvard Medical School, Dana Farber Cancer Center. Il suo principale campo di interesse rimane la ricerca traslazionale e lo sviluppo clinico di nuovi approcci terapeutici nel trattamento dei tumori solidi ed in particolare nel tumore mammario. È editore di molteplici riviste in ambito scientifico oncologico: Journal of Clinical Oncology, Annals of Oncology, European Journal of Cancer, Cancer Treatment Review e The Breast. A marzo è stato insignito, nell’ambito della 15esima ST. Gallen International Breast Cancer Conference, da parte della European School of Oncology (ESO) del primo “Umberto Veronesi Memorial Award”.

Prof. Curigliano, quali sono i progressi fatti dalla ricerca in campo oncologico negli ultimi anni?

Quando sono arrivato a Milano nel 1999, dagli Stati Uniti, l’unica terapia per i pazienti con tumore era la chemioterapia. Pian piano ho assistito alla rivoluzione della genomica e della immunomica. Oggi abbiamo la possibilità di classificare ogni singolo tumore, infatti non si parla più di tumori in base all’organo di provenienza, ma di tumori in base alle alterazioni genetiche che sottengono a questi tumori. Di conseguenza, questo ci dà la possibilità di curare i pazienti sulla base di singole alterazioni molecolari, cioè ogni tumore ha dei bersagli terapeutici che lo caratterizzano e che cambiano nel corso della sua storia naturale, permettendo di personalizzare il trattamento durante la storia naturale stessa. L’unica terapia mirata che avevamo negli anni ’90 era la terapia ormonale. Un tumore mammario per esempio, esprimeva i ricettori per estrogeni e di conseguenza si sceglievano le terapie più mirate contro i ricettori per estrogeni, ma nel 2006 è arrivato il primo farmaco sintetizzato in laboratorio (Trastuzumab) contro il recettore HER2, che ha rivoluzionato il modo di approcciare i tumori. Se utilizzato nei tumori che esprimevano HER2, permetteva di bloccare la proliferazione ed arrestare la crescita del tumore. Nello stesso tempo, le altre linee di ricerca si muovevano sul sistema immunitario. Queste grandi rivoluzioni, ci hanno permesso di lasciare indietro la chemioterapia e consentire ai pazienti di vivere meglio e più a lungo.

In cosa consiste l’immunoterapia?

Nei sistemi immunitari ci sono 2 tipi di cellule: quelle cattive e quelle buone. Normalmente, quando un tumore cresce, aumentano le cellule cattive, che sopprimono la risposta immunitaria e consentono al tumore di mimetizzarsi e non essere riconosciuto dalle cellule buone. I farmaci immunitari riducono le cellule cattive ed aumentano il numero di quelle buone. In sostanza, non agiscono direttamente sul tumore, ma riattivano il sistema immunitario, portandolo a riconoscere il tumore come un nemico.

Per quali tipi di tumore si sono registrate le rivoluzioni più importanti e per quali altri prevede un cambiamento?

Negli ultimi 5 anni, i progressi più importanti si sono avuti nel melanoma e nel tumore polmonare. In queste due malattie è praticamente cambiata la storia naturale ed il modo di curarli. Quello che mi aspetto nei prossimi anni, è una rivoluzione anche nel trattamento dei tumori della vescica e del tratto gastroenterico, soprattutto in quello gastrico e del colon. Negli ultimi 3 anni invece, sta avanzando la ricerca sulla genomica e sono in corso studi con terapie target e farmaci immunologici. Per il tumore al colon, secondo per incidenza e terzo per mortalità, si stanno scoprendo meccanismi molecolari che sono prevalentemente legati a meccanismi di riparazione del DNA (instabilità dei micro satelliti). Il messaggio da dare al paziente è che partecipare ad uno studio clinico significa avere accesso a cure innovative e, di recente, molti farmaci innovativi si sono rivelati più efficaci delle cure convenzionali.

ESMO member portraits at ASCO at McCormick Place in Chicago Saturday, June 3, 2017. (Photo by Rob Hart)

Prof. Giuseppe Curigliano

Divisione di Sviluppo Nuovi Farmaci per Terapie Innovative – Istituto Europeo di Oncologia (IEO)

Via G. Ripamonti, 435- 20141 Milano
Segreteria:02 – 57489439 – Fax: 02- 94379224
giuseppe.curigliano@ieo.it

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Trovato il metodo per prevenire il cancro
CC BY-SA 4.0 / Destroyer of furries / Cancer cell
MONDO
23:23 19.02.2019URL abbreviato
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Gli scienziati hanno scoperto una molecola che protegge da molti tipi di cancro, anche prima della loro comparsa.

I ricercatori dell’Università di Louisville (USA) hanno dimostrato che la molecola SA-4-1BBL è in grado di potenziare l’attività terapeutica dei vaccini antitumorali. Gli studi preclinici sugli animali hanno dimostrato che il metodo funziona per molti tipi di cancro.

La molecola SA-4-1BBL aumenta l’efficienza delle cellule T CD8 + del sistema immunitario, che sono addestrate ad attaccare il tumore.

“La molecola può fornire la risposta immunitaria del corpo anche con rare cellule maligne e può prevenire il cancro prima che si fissi nel corpo”, afferma lo scienziato Haval Shirvan.

La terapia funziona anche nel caso in cui un tumore non sia ancora formato, sottolinea Shirvan. Questo è un risultato serio, perché solitamente il sistema immunitario “attiva” l’attività antitumorale solo in risposta al rilevamento di un tumore.

Negli esperimenti sui topi, il team ha applicato la molecola SA-4-1BBL a roditori sani e quindi li ha esposti a cellule tumorali. I topi hanno mostrato una protezione significativa contro lo sviluppo del tumore, con un livello massimo dopo due settimane di terapia. L’effetto complessivo della profilassi del cancro è durato otto settimane.

Gli autori dello studio sostengono che la funzione protettiva della SA-4-1BBL funziona contro tutti i tipi di tumori e, quindi, aumenterà l’efficacia dell’immunoterapia per tutti i tumori trattati con questo metodo.Il team spera di testare l’approccio negli studi clinici in persone con rischi di cancro e in pazienti con lesioni precancerose.

Forse il metodo sarà efficace per l’osteosarcoma. Per questo tipo di cancro, gli scienziati di un’altra università americana hanno sviluppato un metodo di immunoterapia che sostituisce la chemioterapia.

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