Stenosi aortica: diagnosi e terapia

A parlarcene il Dott. Angelo Ramondo, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza

Una patologia spesso riscontrabile nei soggetti anziani e che si manifesta già in stato avanzato è la stenosi aortica. A parlarcene il Dott. Angelo Ramondo, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, Responsabile di Emodinamica e Cardiologia Interventistica. Laureatosi all’Università di Padova, si specializza prima in Malattie dell’Apparato Cardio-Vascolare e successivamente in Clinica Pediatrica. Ha introdotto e sviluppato il trattamento della stenosi valvolare mitralica diventando il Cardiologo interventista con la più ampia casistica italiana e tra i primi in Europa. Possiede una notevole esperienza in tecniche di Cardiologia Interventistica innovative. Primo in Italia, ha sperimentato il trattamento percutaneo della chiusura dell’auricola sinistra come metodo di prevenzione delle complicanze cardioemboliche, partecipando allo Studio Multicentrico Internazionale PLAATO. Insieme al gruppo di Catania è stato il primo in Italia ad iniziare il trattamento percutaneo dei pazienti con stenosi aortica degenerativa dell’anziano mediante l’applicazione percutanea di protesi biologiche. Ha all’attivo 434 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, nazionali ed abstract di presentazioni a congressi.

Dott. Ramondo, cosa si intende per stenosi aortica?

La stenosi aortica è una malattia legata ad un restringimento della valvola aortica, valvola che consente il passaggio del sangue dal ventricolo sinistro all’aorta stessa ed a tutto il corpo. È una valvola che subisce un restringimento soprattutto con l’avanzare dell’età, infatti è una patologia tipica dei soggetti anziani. Esiste anche una forma più giovanile legata ad una malattia infettiva che è il reumatismo articolare acuto, attualmente molto meno frequente perché diminuita come incidenza nella popolazione italiana, più frequente negli immigrati, soprattutto dall’Africa dove il reumatismo articolare acuto è ancora molto presente.

Da cosa deriva questa malattia? 

È una degenerazione calcifica della valvola legata all’età, infatti comincia a manifestarsi sopra i 75 anni. È caratterizzata da una serie di sintomi ed è subdola perché compare quando il restringimento è già abbastanza importante e la sintomatologia è simile all’angina di petto, la sincope, cioè l’improvvisa caduta a terra del paziente per perdita di coscienza da scarso apporto di sangue al cervello, lo scompenso cardiaco che cronicizza la malattia ed in alcuni casi anche la morte improvvisa.

Come si può curare?

La stenosi aortica non ha una terapia specifica farmacologica, perché i farmaci servono a curare i sintomi. La terapia della stenosi aortica consiste nella sostituzione della valvola, che è fatta soprattutto nei soggetti molto giovani, con un intervento cardiochirurgico che consiste nel bloccare la circolazione sanguigna, andare in circolazione extracorporea, fermare il cuore e cambiare la valvola, togliendo quella malata e mettendo quella nuova che è in genere od una valvola biologica od una valvola meccanica. Attualmente si tende ad utilizzare più frequentemente le valvole biologiche. Da 10 anni in Italia è stata introdotta una nuova metodica di trattamento della stenosi aortica che consiste nell’impianto di una valvola aortica biologica che è contenuta all’interno di un catetere. Questa valvola viene portata al livello di quella malata e poi, attraverso due diverse metodiche, che prevedono una il gonfiare un pallone sul quale è pre-montata la valvola, l’altra una valvola autoespandibile che è schiacciata all’interno di un catetere. Con questa tecnica la nuova valvola viene posizionata all’altezza di quella malata, la schiaccia e si sostituisce ad essa, consentendo quindi una normale uscita del sangue dal ventricolo sinistro nell’aorta.

Dopo la sostituzione della valvola si guarisce?

Si torna ad avere una valvola che funziona perfettamente e normalmente come quella naturale. Non si toglie quella malata ma si sostituisce con quella nuova. In sostanza si impianta dentro la valvola malata, schiacciandola contro le pareti dell’aorta. Questo intervento è meno invasivo, si può fare in anestesia locale con il paziente in sedazione, il paziente respira normalmente ed autonomamente ed è un intervento fatto con l’introduzione, in genere attraverso l’arteria femorale oppure un’arteria ascellare o la succlavia. L’intervento può durare dai 45 minuti ad un’ora e mezza. In alcuni casi, dopo 2 o 3 giorni, il paziente può andare a casa, ma se c’è la necessità di mettere un pacemaker viene dimesso in genere dopo 5 o 6 giorni. Non occorre fare alcuna riabilitazione, a meno che il paziente non abbia una situazione clinica particolarmente compromessa prima dell’impianto della valvola stessa.

Dott. Ramondo

Dott. Angelo Ramondo

U.O.C di Cardiologia – U.O. di Emodinamica e Cardiologia Interventistica – ULSS 8 Berica Ospedale San Bartolo

Viale F. Ridolfi, 37 – 36100 Vicenza
Segreteria: 0444 753250 – Fax: 0444 753250
angelo.ramondo@gmail.com

Comments (2)

Dott buongiorno
Avrei tre domande e la ringrazio anticipatamente
1)se una paziente fa dialisi puo’ effettuare qst cambio valvola ?
2) se fa’ qst cambio valvola puo’ fare il trapianto del rene ?
3)se una paziente nn puo’ fare il cambio della valvola ma solo la terapia da dializzata ke rischi di vita ci sono ? Parliami di una paziente di 47 anni e da 1 anno in dialisi

Salve, contatti il medico ai riferimenti che trova nell’articolo, così che possa aiutarla. Le facciamo i nostri migliori auguri.

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