Cambiamenti nella gestione e nella terapia della trombosi venosa profonda

Ce ne parla il Prof. Walter Ageno, Responsabile dell’U.S.D. di Degenza Breve Internistica e Centro Trombosi dell’Azienda Ospedaliera di Circolo Fondazione Macchi di Varese

La trombosi venosa profonda è una patologia frequente, che richiede una diagnosi esatta e tempestiva. Per questo è molto importante il ruolo dei Centri Trombosi che sono specializzati nella diagnostica e nella gestione di questa patologia, come ci spiega il Prof. Walter Ageno, Responsabile dell’U.S.D. di Degenza Breve Internistica e Centro Trombosi dell’Azienda Ospedaliera di Circolo Fondazione Macchi di Varese, oltre che Professore Associato di Medicina Interna al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Insubria. Direttore del Centro Ricerche sulle malattie tromboemboliche e le terapie antitrombotiche dell’Università dell’Insubria ed attualmente Presidente della Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi.

Prof. Ageno, che rischi presenta questa patologia e come viene trattata?

La trombosi venosa profonda colpisce prevalentemente gli arti inferiori, ma può colpire qualunque distretto venoso. Si tratta di una patologia piuttosto frequente, che colpisce oltre 150 persone ogni 100 mila all’anno e che si associa ad un rischio di mortalità non trascurabile. Può essere prevenibile quando la patologia è provocata da fattori di rischio identificabili, come un intervento chirurgico od un ricovero ospedaliero per una patologia acuta associata all’allettamento od in seguito a traumi maggiori. Esistono inoltre fattori di rischio particolari, come la pillola o la gravidanza nelle donne. Purtroppo può presentarsi anche all’improvviso in soggetti che non presentano fattori di rischio. La patologia se tempestivamente diagnosticata è ben trattabile e la maggior parte dei pazienti può essere curata con l’uso di farmaci anticoagulanti, che negli ultimi anni hanno visto delle novità importanti.

Quali sono i vantaggi dei nuovi farmaci orali rispetto alla terapia tradizionale?

La terapia tradizionale consisteva nella somministrazione in acuto di eparina, prima per via endovenosa, poi con l’eparina a basso peso molecolare per via sottocutanea. La prevenzione a lungo termine invece si basava sulla terapia con i cosiddetti dicumarolici od antagonisti della vitamina K, come il warfarin, il Coumadin per intenderci. Questa terapia da pochi anni è stata arricchita da nuovi farmaci anticoagulanti a somministrazione orale, detti anticoagulanti orali diretti, molto più comodi perché possono essere somministrati senza necessità di eparina nei primi giorni e perché non richiedono il monitoraggio di laboratorio necessario invece per il warfarin. Si è dunque passati ad un trattamento con una pastiglia, senza farmaci iniettabili e senza la necessità di tornare a fare controlli troppo frequenti. Un trattamento che nella maggioranza dei casi può essere fatto a domicilio. Questa è una patologia che colpisce anche i giovani, quindi la semplificazione della terapia è stata un passo importante anche in termini di risparmio di giorni di lavoro persi. Oggi abbiamo delle importanti conferme da studi osservazionali effettuati dopo la messa in commercio del primo di questi farmaci, il rivaroxaban. Il nostro centro in particolare ha coordinato il primo studio sul cosiddetto “mondo reale”, uno studio internazionale mirato a valutare la sicurezza e l’efficacia di questo farmaco dopo gli studi registrativi su oltre 5.000 pazienti. Quindi abbiamo contribuito a conoscere meglio l’utilizzabilità di questo farmaco in rappresentanza di questa nuova classe di farmaci.

Come viene gestita la patologia all’interno dei Centri Trombosi?

È molto importante il ruolo dei centri trombosi perché sono specializzati nella diagnostica di questa patologia e nello studio dei fattori di rischio, nel trattamento e nella gestione dei farmaci anticoagulanti, sia in fase acuta, sia nei mesi e negli anni successivi, perché per molti pazienti la trombosi venosa profonda è anche una patologia cronica. Anche con i nuovi farmaci anticoagulanti orali, pur avendo una terapia di più semplice gestione, i pazienti devono essere seguiti nel tempo per i controlli e le valutazioni. Il nostro Centro funge da riferimento sul territorio per la diagnosi e gestione delle patologie tromboemboliche venose ed anche per il monitoraggio dei farmaci di vecchia generazione. Oltre a questo siamo stati tra i primi ad organizzare un servizio per la prescrizione e la gestione dei farmaci anticoa-gulanti orali diretti, perché in Italia possono essere prescritti solo con il piano terapeutico. Vi sono poi categorie di pazienti più complessi, come quelli con trombosi venose in sedi meno comuni, come cerebrali o splancniche, sui quali abbiamo fatto diversi studi o come i pazienti nei quali la malattia è associata al cancro, la cui cura è particolarmente impegnativa.

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Prof. Walter Ageno

U.S.D di Degenza Breve Internistica e Centro Trombosi ASST Sette Laghi Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese

Viale L.Borri,57 – 21100 Varese

Segreteria: 0332 278831 Fax: 0332 393640
walter.ageno@uninsubria.it

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