Fibrillazione atriale: come prevenire il rischio cardioembolico

A parlarcene il Dott. Angelo Ramondo, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza

Esistono pazienti con fibrillazione atriale che presentano controindicazioni ad un trattamento con anticoagulante. Il Dott. Angelo Ramondo, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, ci spiega come prevenire il rischio cardioembolico in questi casi.

Dott. Ramondo, quali sono le problematiche della malattia?

La fibrillazione atriale è l’aritmia più frequente al mondo come incidenza di malattia. Aumenta con l’età ed è responsabile di eventi ischemici cerebrali: l’ictus. In corso di fibrillazione atriale il cuore batte in maniera caotica, si crea un ristagno di sangue all’interno dell’atrio sinistro e si formano dei trombi nell’auricola sinistra, una appendice dell’atrio stesso. Lo stroke, cioè l’ictus, è la terza causa di morte e la prima causa di disabilità nel mondo occidentale. Lo stroke è per un 15% di natura emorragica, ma l’85% è di natura ischemica cioè da embolia. Il maggior numero delle embolie sono da causa cardiaca, cardioemboliche. Nella classificazione degli stroke ischemici, quello cardioembolico, di origine cardiaca, è di circa il 20/25%: di questa quota il 45% è legato alla fibrillazione atriale. La terapia della fibrillazione atriale consiste nel tentare di ripristinare il normale ritmo cardiaco o nel ridurre l’aumento della frequenza cardiaca indotto dalla fibrillazione atriale, ma soprattutto in un trattamento preventivo dell’ictus che viene fatto con la terapia anticoagulante. I farmaci più ampiamente e diffusamente usati nella pratica clinica sono i farmaci cosiddetti dicumarolici, come il Coumadin, che ha ridotto l’ictus ischemico di circa il 65/70% e la morte del paziente da fibrillazione di circa il 25/30%. Attualmente esistono in commercio i nuovi anticoagulanti (NAO), che agiscono con un meccanismo diverso da quello dei dicumarolici e che hanno il vantaggio di non condizionare il paziente con controlli periodici dei parametri della coagulazione ed interazione con alcuni alimenti e farmaci. Tutti gli anticoagulanti hanno però delle controindicazioni che sono: pregresse emorragie cerebrali, ulcere gastriche attive oppure emorragie gastrointestinali, dell’apparato urinario, varici esofagee, ipertensioni arteriose di grado severo, insufficienza renale od epatica, alcoolismo, disordini psichiatrici, l’interferenza con altri farmaci. Tutto ciò fa sì che il paziente non possa assumere la terapia, aumentando la possibilità di formazione di trombi in atrio sinistro e quindi il rischio di embolia cerebrale.

Per ovviare a questo, come si interviene?

Esiste la possibilità di chiudere l’auricola dell’atrio sinistro, dove nel 90% dei casi si formano i trombi in corso di fibrillazione atriale. Si interviene con un catetere all’interno di questa auricola e si posiziona un protesi auto-espandibile, cioè una protesi che chiude l’ingresso dell’auricola evitando che il sangue entri, che ristagni e che si formino trombi all’interno. Si riducono così i fenomeni embolici a livello cerebrale e quindi l’ictus cerebrale. Questa è una pratica di cardiologia interventistica che si sta diffondendo in un sottogruppo di pazienti con fibrillazione atriale che hanno una controindicazione al trattamento farmacologico oppure non sono in grado di poterlo fare.

Questo intervento risolve il problema? Può essere fatto a qualsiasi età nei soggetti a rischio?

Si può dire che per oltre il 90% lo risolva, seppur non lo elimini completamente, come pure per la terapia anticoagulante. Si effettua in tutti i soggetti a rischio, anche se principalmente in pazienti con fibrillazione atriale con una età sopra ai 60 anni e che hanno controindicazioni ad una terapia anticoagulante.

L’intervento è mini-invasivo?

E’ un intervento mini-invasivo che si fa in sedazione profonda del paziente che respira autonomamente, sotto guida ecocardiografica trans-esofagea e che può durare mezz’ora/tre quarti d’ora con ottimi risultati. È una procedura che attualmente le linee guida nazionali ed internazionali prevedono come soluzione alternativa alla terapia anticoagulante quando questa non può essere fatta.

EMODINAMICA-5

Dott. Angelo Ramondo

U.O.C. di Cardiologia U.O. di Emodinamica e Cardiologia Interventisti ULSS 8 Berica Ospedale San Bartolo

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Segreteria: 0444 753250 Fax: 0444 753831
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