La valvola aortica si sostituisce anche per via percutanea

Il Prof. Sardella, Direttore dell’U.O. di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Umberto I di Roma, ci spiega in cosa consiste l’intervento

L’impianto valvolare aortico transcatetere è una tecnica della cardiologia interventistica che permette l’impianto della valvola aortica con approccio mini invasivo percutaneo, in alternativa alla sostituzione con intervento cardiochirurgico. A parlarcene il Prof. Gennaro Sardella, Direttore dell’U.O. di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Umberto I di Roma. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia conseguita all’Università La Sapienza di Roma, si è specializzato in Cardiologia alla Scuola di Specializzazione diretta dal Prof. Attilio Reale, della stessa università romana. La sua formazione è continuata poi al Westminster Hospital e al Guy’s Hospital di Londra, al St. Luke’s Hospital di New York, alla Cleveland Clinic di Cleveland in Ohio e per un lungo periodo nel Laboratorio di Emodinamica dell’Università di Lille in Francia. È professore di Cardiologia all’Università La Sapienza di Roma.

Prof. Sardella, quando si rende necessario sostituire la valvola aortica?

La sostituzione valvolare è richiesta in due circostanze patologiche: nei casi di stenosi aortica (quando l’apertura della valvola è troppo stretta e non permette il normale passaggio del sangue) e nei casi di insufficienza aortica (quando la valvola non è in grado di impedire il reflusso del sangue nel ventricolo sinistro). In tal caso le soluzioni sono due, o si procede all’intervento classico, che consiste nell’aprire il torace (sternotomia) e quindi rimuovere la valvola non funzionante ed impiantarne una nuova, oppure in particolare nella stenosi aortica, si può procedere alla tecnica mini invasiva di impianto della valvola aortica con approccio percutaneo, che in determinati casi rappresenta una valida alternativa all’intervento cardochirurgico.

In cosa consiste la sostituzione valvolare aortica percutanea?

Si tratta di impiantare valvole biologiche senza aprire il torace, attraverso un catetere introdotto per via trans-femorale, od in casi più rari per via trans-succlavia. Questo intervento, detto anche trans-catetere, è molto meno invasivo rispetto a quello tradizionale, si fa in sedazione e senza arresto circolatorio, ossia senza ricorrere alla circolazione extracorporea. I pazienti che ad oggi si possono trattare con questa tecnica sono ancora quelli cosiddetti a rischio intermedio-alto, ovvero quelli che secondo l’heart-team non possono sopportare un intervento di cardiochirurgia, quindi pazienti piuttosto anziani od estremamente fragili dal punto di vista clinico. C’è da sottolineare che fino a qualche anno fa, con questa metodica venivano trattati solo 90enni ed ultra 80enni in condizioni cliniche abbastanza gravi, oggi invece si iniziano a trattare anche i 70enni che non hanno un rischio cardiochirurgico molto alto. Inoltre, sono in corso degli studi clinici volti a capire se lo stesso trattamento possa essere indicato anche per i pazienti più giovani e con un basso rischio clinico.

Quindi in un prossimo futuro l’impianto transcatetere potrà essere utilizzato per tutti?

Bella domanda, ma insidiosa. Al momento i pazienti per cui si possa indicare l’impianto di valvola aortica percutanea (TAVI) sono quelli a rischio cardiochirurgico alto-intermedio e di età superiore a 70 anni. Una cosa è certa, negli ultimi anni si è abbassata di almeno 20 anni l’età media per questo impianto, pertanto si spera che con gli studi clinici in corso e con valvole sempre più sofisticate e miniaturizzate che non si deteriorino nel corso del tempo, l’età dei pazienti idonei alla Tavi possa essere sempre più abbassata sino quasi a sostituire in grande percentuale l’intervento tradizionale, come si fa ad esempio per le angioplastiche coronariche, dove l’impianto di stent vede una percentuale di attuazione maggiore rispetto al bypass ortocoronarico. Gli studi che si stanno conducendo, mirano proprio ad ottenere questo risultato, testando come dicevo, la procedura su pazienti con un’età ed un rischio clinico sempre più bassi. Anche la metodica sta di fatto evolvendo, basti pensare che prima le valvole entravano in un catetere di circa 7-8 mm, oggi invece entrano in cateteri di soli 5-6 mm. Le persone anziane che soffrono di stenosi aortica, prima erano destinate a morire, dal momento che il cardiochirurgo non le operava e la terapia medica era insufficiente, oggi invece, grazie a questo intervento, riescono a vivere almeno altri 10 anni. Ci troviamo quindi di fronte ad una rivoluzione assoluta.

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Prof. Gennaro Sardella

U.O.  di Cardiologia Interventistica Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Umberto I

Viale del Policlinico, 155 – 00161 Roma

Segreteria/Fax: 06 49979047
rino.sardella@uniroma1.it

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