L’importanza della Medicina personalizzata nel trattamento oncologico

Ce ne parla il Prof. Paolo Marchetti, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma

L’oncologia personalizzata non significa solamente riconoscere un bersaglio molecolare all’interno di una cellula tumorale,  ma soprattutto identificare per ogni singolo paziente le reali necessità in ogni momento della sua malattia, come ci spiega il Prof. Paolo Marchetti, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma. È Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università La Sapienza e fondatore e Presidente della Società Italiana di Medicina Personalizzata (SIMeP). È inoltre  membro di molte associazioni nazionali ed internazionali di oncologia medica, tra cui AIOM, ESMO ed ASCO.

Prof. Marchetti come viene utilizzata la medicina personalizzata in oncologia?

Il dipartimento di Scienze oncologiche interno dell’Ospedale Sant’Andrea è operativo da più di 12 anni, con un centro di oncologia medica in cui la medicina personalizzata trova uno sviluppo importante, dato dalla collaborazione multidisciplinare con molti colleghi, che ci ha consentito di condurre un programma relativo proprio alla personalizzazione del trattamento in oncologia. Stiamo per iniziare un importante studio a livello nazionale su oltre 1.200 pazienti che verranno trattati non più in base alla sede del tumore, ma in funzione della presenza di specifiche alterazioni molecolari delle cellule, identificate con tecnologie innovative come quella proposta da Foundation Medicine. Tuttavia, l’oncologia personalizzata non vuole essere solo il riconoscimento di questo o quel bersaglio molecolare, ma si propone di identificare per ogni singolo paziente le sue reali necessità in ogni momento della sua malattia. Ecco perché al Sant’Andrea grande importanza è stata attribuita anche alla partecipazione a studi clinici internazionali su nuovi farmaci a bersaglio molecolare, sulle nuove molecole legate all’immunoterapia, ma anche soprattutto al riconoscimento di bisogni che apparivano poco conosciuti, come ad esempio il tema della nutrizione nel paziente oncologico. Attraverso una serie di lavori abbiamo dimostrato come circa il 60% dei pazienti oncologici presenti un cattivo stato di nutrizione, che esercita un’influenza negativa sul suo percorso terapeutico. I numerosi lavori scientifici sono sfociati in una mia collaborazione, insieme ad altri colleghi, con il Ministero della Salute, per la stesura delle linee

di indirizzo dei percorsi nutrizionali. Approvati poi dalla Conferenza Stato-Regioni sono quindi diventate una raccomandazione per tutte le regioni italiane.Strettamente connesso al tema di corretti stili di vita anche gli interventi volti a prevenire la perdita della massa muscolare, la cosiddetta sarcopenia, che spesso non viene riconosciuta e rappresenta un fattore di fragilità per il paziente, traducendosi in una maggiore tossicità delle terapie e quindi in una loro minore efficacia.

Ci sono altri aspetti che vengono presi in considerazione sul tema della personalizzazione?

Un altro tema importantissimo riguarda la variabilità nella capacità di metabolizzare i farmaci. I farmaci che vengono utilizzati in oncologia sono dei farmaci attivi in maniera diretta, altri invece sono pro-farmaci, cioè sostanze che vengono elaborate all’interno dell’organismo e trasformati in farmaci veri e propri. Chiaramente tutti gli enzimi coinvolti in queste trasformazioni riguardano un aspetto critico in merito alle tossicità che possiamo attenderci nei pazienti a seguito di un singolo trattamento. Molto spesso non viene effettuata alcuna verifica preliminare delle capacità metaboliche di un singolo paziente con possibile comparsa di tossicità anche importanti. A ciò consegue una riduzione del dosaggio od un cambio di terapia, con sofferenze che potrebbero essere evitate e con costi del Sistema Sanitario Nazionale che potrebbero essere risparmiati. Ecco perché con il Prof. Simmaco abbiamo attivato una piattaforma che ci consente di studiare sul singolo paziente quali sono le caratteristiche individuali e prevedere quale sarà la tossicità attesa e quindi riuscire a scegliere il farmaco più adatto oppure a ridurne o modificarne le dosi. In questo modo, la medicina di precisione, che è parte della medicina personalizzata, è diretta anche ad una migliore utilizzazione dei farmaci che già abbiamo a nostra disposizione. La stessa attenzione è rivolta alla possibilità di prevedere quali siano le tossicità dell’associazione di più farmaci. Ancora una volta sofferenze evitabili e costi inutili che attraverso un programma che abbiamo sviluppato sempre con il Prof. Simmaco e il Prof. Preissner dell’Università Charité di Berlino ci consente di prevenire nel paziente politrattato le conseguenze negative di associazioni di diversi farmaci, che possono determinare una maggiore tossicità od una ridotta efficacia. Ma la medicina personalizzata va ancora oltre, perché con le nostre pazienti più giovani  abbiamo affrontato il tema della oncofertilità, cioè della possibilità di generare un figlio o mantenere una buona funzione ormonale dell’ovaio anche dopo trattamenti impegnativi come quelli oncologici. Direi che la medicina personalizzata è ancora una volta un elemento quanto più inclusivo ed olistico possibile, in cui vengono valutati i tanti bisogni dei pazienti oncologici con lo scopo di ottenerne dei risultati importanti.

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Prof. Paolo Marchetti

Oncologia Medica Azienda Ospedaliera Sant’Andrea

Via di Grottarossa, 1035/39  – 00189 Roma

Segreteria: 06 33775842  Fax: 06 33776663
paolo.marchetti@ospedalesantandrea.it

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