Chirurgia laparoscopica, fiore all’occhiello della Chirurgia Generale

A parlarcene il Dott. Baldazzi (Ospedale Città di Sesto San Giovanni) ed il Prof. Marini (Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma)

La chirurgia laparoscopica è una tecnica mininvasiva che permette di effettuare interventi chirurgici, anche complessi, sull’addome, grazie a piccole incisioni cutanee. Questa tecnica, fiore all’occhiello della Chirurgia Generale, è stata introdotta nell’Ospedale Città di Sesto San Giovanni, dal Dott. Gianandrea Baldazzi, direttore dell’UOC di Chirurgia Generale. Prima di approdare a Sesto San Giovanni è stato responsabile della Chirurgia d’Urgenza del Pronto Soccorso dell’Ospedale Edoardo Bassini di Cinisello Balsamo e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale e Mininvasiva e del Dipartimento Chirurgico del Policlinico Città di Abano Terme. Un altro esperto in chirurgia laparoscopica, è il Prof. Pierluigi Marini, direttore dell’UOC di Chirurgia I e dell’UOC di Chirurgia Endocrina e Bariatrica del Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialistica dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e Presidente ACOI.

Prof. Marini, qual è il ruolo della laparoscopia oggi?

La chirurgia laparoscopica ha assunto un ruolo determinante nella chirurgia generale, perché si tratta di un intervento mininvasivo che determina un trauma nettamente inferiore rispetto a quello tradizionale, i tempi di recupero sono migliori, i pazienti deambulano e si alimentano fin dal giorno successivo, si riduce l’ospedalizzazione e si riprende l’attività lavorativa in tempi brevi. Di conseguenza, si riduce anche la spesa sanitaria. Secondo l’evidenza scientifica, la laparoscopia nel trattamento delle patologie neoplastiche del colon, rappresenta il “gold standard”, però l’adozione di questa tecnica è di poco superiore al 30% nella media nazionale, dal momento che la percentuale cambia a seconda delle regioni. Ciò genera grossi problemi, primo fra tutti la disparità di trattamento per la stessa patologia ed il turismo sanitario. Per ovviare a questo problema, l’ACOI (Associazione Chirurghi Ospedalieri), investe molto sulla formazione, anche perché in Italia si sta registrando un fenomeno preoccupante, ovvero il calo di vocazione chirurgica nei giovani medici, soprattutto a causa del contenzioso medico-legale. Per questo sono state intraprese delle iniziative molto importanti, che mirano alla formazione post laurea e soprattutto alla risoluzione del contenzioso medico-legale. Circa la chirurgia mininvasiva per il colon retto invece, è in atto il progetto “Optimise”, per dare una risposta concreta alla scarsa diffusione di questa tecnica.

Dott. Baldazzi, ci parli della Sua esperienza in questo campo

Nel mio percorso chirurgico, ho sviluppato la chirurgia mininvasiva addominale e la chirurgia robotica. La mia missione, una volta arrivato a Sesto, è stata quella di utilizzare la chirurgia laparoscopica per tutte le patologie addominali. Questo tipo di attività chirurgica, è associata ad una diminuzione della degenza in ospedale (solo 5 giorni), indipendentemente dalla patologia, anche per interventi di chirurgia maggiore. Sono pochi i centri in Italia che applicano la chirurgia mininvasiva, seguendo i protocolli ERAS, e l’Ospedale di Sesto è tra questi. Qui facciamo screening per i tumori colon rettali e quindi il numero dei pazienti è molto elevato. Con l’esperienza maturata negli anni, eseguo interventi radicali, soprattutto del colon con linfoadenectomie estese e per i tumori maligni, che permettono di aumentare la sopravvivenza del paziente. La chirurgia dei tumori maligni, non è semplicemente asportare l’organo colpito dal tumore, ma anche tutte quelle ghiandole, ossia i linfonodi, che drenano il tumore. A Sesto ciò è possibile perché disponiamo di una tecnologia molto avanzata. Ad esempio, il colon con linfoadenectomie estese viene trattato sotto guida a fluorescenza, grazie alla quale riusciamo a vedere la vascolarizzazione dell’organo e quindi a diminuire quelle che possono essere le complicanze dovute all’intervento stesso. Nel colon retto, non operiamo solo i tumori, ma anche le complicanze delle malattie diverticolari come la perforazione o l’occlusione intestinale.

PROTOCOLLO ERAS
È un protocollo multidisciplinare centrato sul paziente. Il metodo è finalizzato ad ottenere una ripresa funzionale più precoce e quindi ad abbreviare i tempi di degenza ospedaliera. Secondo questo protocollo si riducono le complicanze dell’intervento chirurgico, quindi la morbilità e la degenza postoperatoria ma anche la mortalità. Non esistono più i digiuni prolungati sia prima sia dopo un intervento chirurgico addominale, perché i pazienti vengono invitati ad assumere sostanze ricche in zuccheri fino a 2 ore prima dell’intervento (per evitare la disidratazione) e la ripresa dell’alimentazione avviene già entro 24 ore dallo stesso. Associando chirurgia mininvasiva e protocollo Eras si riesce a ridurre al minimo il trauma e il paziente il giorno dopo è nelle condizioni di camminare, di alimentarsi, di svolgere le funzioni essenziali senza più tubi e cateteri.

Dott. Gianandrea Baldazzi

U.O.C. di Chirurgia Generale Presidio Ospedaliero di Sesto San Giovanni – A.S.S.T. Nord Milano

Via Matteotti, 83 20099 Sesto San Giovanni (MI)

Tel Reparto: 02 57999207 Call center Visite: 02 57995476
gianandrea.baldazzi@asst-nordmilano.it

IMG_0128

Prof. Pierluigi Marini

UOC Chirurgia I e UOC Chirurgia Endocrinae Bariatrica azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini

Cir. Gianicolese,87 – 00152 Roma

Centralino: 06 58701
marinipierluigi6@gmail.com

Post Correlati

Leave a comment