Embolizzazione vascolare sempre più risolutiva nella Radiologia Interventistica

Ce ne parla il Prof. Vittorio Pedicini, Responsabile della sezione di Radiologia Vascolare e Interventistica dell’Humanitas Research Hospital di Rozzano

Oggi si tende sempre più a trattare le patologie vascolari con procedure percutanee endovascolari. L’embolizzazione vascolare è una di queste ed è diventata una tecnica fondamentale nella Radiologia Interventistica. Ci spiega il perché, il Prof. Vittorio Pedicini, Responsabile della sezione di Radiologia Vascolare e Interventistica dell’Humanitas Research Hospital di Rozzano. Laureato e specializzato in Radiologia Diagnostica all’Università degli Studi di Roma – La Sapienza, è professore a contratto di Radiologia Interventistica per la scuola di Specializzazione in Radiologia dell’Università degli Studi di Milano. È inoltre socio fondatore dell’Italian-European Society of Interventional Radiology (IESIR).

Prof. Pedicini, può spiegarci in cosa consiste l’embolizzazione vascolare e quando viene applicata?

L’embolizzazione è una tecnica endovascolare che consente di chiudere un vaso sanguigno, arterioso o venoso, con lo scopo di interromperne il flusso in un determinato tessuto o organo. Questo consente di fermare un semplice sanguinamento o privare un determinato tessuto della vascolarizzazione, inducendone la necrosi. In quest’ultimo caso la tecnica consente di poter trattare alcuni tumori benigni (come l’ipertrofia prostatica o i fibromi uterini) e alcuni tumori maligni primitivi e metastatici. Le embolizzazioni consentono anche di trattare alcuni aneurismi viscerali  (escludendoli) o malformazioni vascolari. Il campo di impiego è molto vasto e può andare da trattamenti fatti in elezione, a trattamenti fatti in urgenza e in questi ultimi trova il maggior impiego.  La possibilità di utilizzare delle tecniche endovascolari, oltre ad essere procedure conservative, permette di essere più veloci nello stoppare il sanguinamento e possono consentire in seconda battuta di intervenire chirurgicamente, senza sangue e senza il rischio di una emorragia in corso di intervento. Possiamo considerarle da sole risolutive, oppure, associate ad una chirurgia secondaria, dove il paziente arriva all’intervento chirurgico in modo più stabile, abbassano i rischi legati alla risoluzione chirurgica del problema.

Nello specifico, che tecnica viene usata per l’embolizzazione?

La procedura consiste nell’arrivare attraverso un’arteria in genere periferica, come la femorale che è all’inguine, utilizzando dei piccoli cateteri. Normalmente se c’è un sanguinamento, per esempio addominale, lo standard prevede una apertura al volo dell’addome, quindi un intervento a cielo aperto con tutti i canoni, una laparotomia, con l’identificazione piuttosto veloce del territorio di sanguinamento e la legatura del vaso che determina il sanguinamento. Nel caso dell’embolizzazione invece si entra attraverso una semplice puntura percutanea dell’arteria periferica, fatta in anestesia locale, con dei microtubicini che sono i cateteri, fino all’arteria da trattare, senza impiegare tecniche invasive. Lo scopo è quello di chiudere il vaso con un embolo artificiale che non faccia più andare il flusso oltre il mezzo embolizzante che noi rilasciamo all’interno dell’arteria, che può essere di vari tipi: spirali metalliche, plug oppure sostanze liquide come le colle. Ultimamente una delle colle più utilizzate è il N-butil-2cianoacrilato (Glubran 2) che chiude in maniera velocissima e molto agevole il territorio vascolare, creando un embolo nel punto in cui viene rilasciata la colla, determinando un’occlusione precisa del vaso in quel territorio. Per cui nei sanguinamenti di urgenza, può essere anche impiegato questo sistema piuttosto innovativo che può, con costi relativamente bassi, risolvere il problema in maniera veloce.

In quali tipi di patologie viene utilizzata l’embolizzazione?

Viene utilizzata nei sanguinamenti, per esempio gastroenterici, per ulcere, tumori, oppure per sanguinamenti di organo o strutture muscolari, in pazienti scoagulati.  Nelle emorragie post partum, che è una delle cause più frequente di mortalità materna in ostetricia, è uno dei trattamenti principali nel caso di sanguinamento uterino. Avere un servizio di radiologia interventistica in un ospedale che fa alta chirurgia, oltre a essere un grosso vantaggio, abbassa i tassi di mortalità ospedaliera perché può essere un’alternativa alla chirurgia e quindi può gestire le complicanze post chirurgiche e in più prevenire le complicanze legate a delle morbilità particolari di pazienti, come gli scoagulati oppure in ospedali che hanno l’ostetricia, a curare eventi drammatici come l’emorragia post partum.

pedicini

Prof. Vittorio Pedicini

Radiologia Vascolare e Interventistica Humanitas Research Hospital

Via Manzoni, 56 Rozzano (Milano)

Tel: 02 8224 6665
vittorio.pedicini@humanitas.it

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