Morte cardiaca improvvisa, l’importanza del defibrillatore sottocutaneo

A parlarci di questo dispositivo, il Dott. Storti, Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia 1 – Aritmologia dell’Istituto di Cura Città di Pavia

Si definisce morte cardiaca improvvisa quella morte naturale di origine cardiaca preceduta da un’improvvisa perdita di conoscenza in soggetti con o senza una cardiopatia nota preesistente. È responsabile del 10% dei decessi che si verificano ogni anno in Italia. A parlarci di questo fenomeno, il Dott. Cesare Storti, Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia 1 – Aritmologia dell’Istituto di Cura Città di Pavia. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, conseguita all’Università degli Studi di Pavia, si è specializzato in Cardiologia e ha conseguito il Dottorato di Ricerca, nella stessa Università. È stato consulente Aritmologo negli Ospedali “Celesia” di Genova, Civile di Lodi e Civile di Crema.

Dott. Storti, chi è a rischio?

La morte cardiaca improvvisa si verifica spesso in persone attive e apparentemente sane, che non avevano mai manifestato problemi cardiaci o altri problemi di salute. In realtà, non è un evento casuale, ma la quasi totalità delle persone colpite da arresto cardiaco hanno problemi di cuore anche misconosciuti. L’aritmia che determina l’arresto cardiaco, e quindi la morte improvvisa, nella maggior parte dei casi è la fibrillazione ventricolare che causa l’arresto immediato della circolazione sanguigna. La vittima perde coscienza e cade a terra priva di sensi. Per un periodo di circa 4-5 minuti l’organismo consuma la sua riserva di ossigeno, poi, se non viene ripristinato il battito cardiaco, gli organi del corpo entrano in sofferenza, a partire dal cervello. Oltre i 10-15 minuti, a seconda dei casi, la morte da apparente diviene definitiva. La cardiopatia ischemica rappresenta circa l’80% delle cause di morte improvvisa, mentre le cardiomiopatie causano circa il 10-15% degli episodi, spesso in soggetti più giovani. In altri casi, non è possibile identificare la causa della morte.

Qual è la terapia in questi casi?

Una scarica elettrica erogata al cuore può bloccare l’aritmia maligna e ripristinare il ritmo cardiaco e la normale circolazione sanguigna nel corpo. Tale terapia si chiama defibrillazione. Nei pazienti a rischio di morte improvvisa, la terapia più efficace è l’impianto di un defibrillatore automatico. I defibrillatori impiantabili sono sistemi in grado di erogare automaticamente queste scariche “salvavita” quando è necessario. Fino a qualche anno fa questi dispositivi erogavano la scarica elettrica mediante degli elettrocateteri collocati all’interno del cuore attraverso il sistema vascolare (transvenosi). Più recentemente si sono affiancati dei dispositivi in grado di erogarla attraverso un catetere sottocutaneo (ICD).

Può essere impiantato a tutti?

Gli ICD sottocutanei sono un’opzione efficace per la maggior parte dei pazienti con indicazioni alla prevenzione primaria e secondaria che non necessitano di stimolazione o di una terapia di resincronizzazione cardiaca. Tali dispositivi sono l’opzione preferita al posto degli ICD transvenosi nei pazienti che non hanno un accesso venoso (ad esempio i vasi occlusi) o in pazienti ad alto rischio di complicanze con l’accesso transvenoso (ad esempio i soggetti immunocompromessi). Inoltre, l’estrazione di un elettrocatetere transvenoso malfunzionante o infetto, se non effettuata nei primi mesi dopo l’impianto, è una procedura complessa e gravata da complicanze anche serie. Poiché i pazienti più giovani sono più esposti al rischio cumulativo di fallimento dell’elettrodo transvenoso (per rottura o infezione), l’ICD sottocutaneo dovrebbe essere preso seriamente in considerazione e comunque nei pazienti con un’aspettativa di vita superiore ai dieci anni.

Come viene impiantato e come funziona?

È sottocutaneo e non necessita di elettrodi nel cuore. È composto da un generatore di impulsi e un unico elettrodo. Entrambi vengono impiantati per via sottocutanea, nel lato sinistro del corpo, accanto alla cassa toracica. Solitamente, la procedura di impianto ha una durata approssimativa di un’ora. Il sistema ICD usa un segnale simile a quello di un ECG per effettuare il monitoraggio cardiaco e rilevare gravi anomalie del ritmo. Quando viene rilevata un’aritmia potenzialmente mortale, il dispositivo tramite l’elettrodo, eroga una scarica al cuore simile a quella delle piastre dei defibrillatori esterni. La batteria ha una durata superiore ai sette anni, il 40% in più rispetto alla generazione precedente e ciò riduce la necessità di interventi di sostituzione. Questo dispositivo è compatibile con la risonanza magnetica ed è anche abilitato all’uso con il sistema di gestione a distanza del paziente semplificandone il follow-up. È anche in grado di individuare precocemente la presenza di fibrillazione atriale e di segnalarla tempestivamente al Centro Ospedaliero di riferimento in quanto se misconosciuta può portare a una temibile complicanza, l’ictus.

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Dott. Cesare Storti

Unità Operativa di Cardiologia 1 – Aritmologia Istituto di Cura Città di Pavia

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