Ecco le terapie farmacologiche innovative nel trattamento del diabete

A presentarcele il Prof. Giaccari, Dirigente Responsabile del Centro per le Malattie Endocrine e Metaboliche del Policlinico Gemelli di Roma

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dall’aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. A parlarcene il Prof. Andrea Giaccari, Dirigente della Divisione di Endocrinologia e Diabetologia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, nonché dirigente responsabile del Centro per le Malattie Endocrine e Metaboliche dello stesso Policlinico romano. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia conseguita all’Università La Sapienza di Roma, si è specializzato in Endocrinologia nella stessa Università. È stato Post-graduate research fellow alla University of Texas Health Science Center di San Antonio (USA) e Visiting Scientist and Lecturer, Diabetes Research all’Albert Einstein College of Medicine di New York. Dal 2005 è professore associato di Endocrinologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Prof. Giaccari, che cos’è il diabete?

Esistono due forme principali di diabete, quello di tipo 1 e quello di tipo 2. Entrambi sono accomunati dalla presenza di iperglicemia, ossia l’incremento dei livelli di glucosio nel sangue, ma diverse se analizziamo il modo in cui l’iperglicemia si forma. Il diabete di tipo 1 rientra nella categoria delle malattie autoimmuni perché è causato dalla distruzione delle cellule Beta che all’interno del pancreas sono deputate alla produzione di insulina. Come conseguenza, si riduce, spesso fino ad azzerarsi completamente, la produzione di questo ormone il cui compito è quello di regolare l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule. Si verifica, pertanto, una situazione di eccesso di glucosio nel sangue identificata appunto con il nome di iperglicemia. La carenza assoluta di insulina comporta che le persone che hanno questo tipo di diabete, per sopravvivere, sono costrette a somministrarsi insulina più volte al giorno, sia a digiuno che quando mangiano. Il diabete di tipo 2 invece, è caratterizzato da un duplice difetto: non viene prodotta una quantità sufficiente di insulina (deficit di secrezione di insulina) per soddisfare le aumentate necessità dell’organismo (insulino-resistenza). Il risultato, con la combinazione di questi due fenomeni, è il conseguente incremento dei livelli di glucosio nel sangue. Per questo tipo di diabete esistono molti farmaci capaci di combattere le cause del diabete (deficit di secrezione e insulino-resistenza) anche se in alcuni casi diventa vitale somministrare l’iniezione di insulina esterna.

Quali sono le complicanze nel diabete di tipo 2?

Il rischio peggiore per i pazienti affetti da diabete è la possibilità che la patologia degeneri nelle “complicanze”, spesso legate alla durata e al compenso metabolico mantenuto negli anni. Al fine di contrastare o ritardare l’insorgere di complicanze, il controllo dei valori dell’emoglobina glicosilata o glicata (una media della glicemia degli ultimi due mesi è fondamentale). Il diabete di tipo 2 può determinare complicanze specifiche e non specifiche. Nelle prime gli organi bersaglio sono l’occhio (con la retinopatia), il rene (nefropatia diabetica) ed i nervi di molte parti del corpo (neuropatia diabetica). Le complicanze non specifiche invece colpiscono il sistema cardiovascolare. L’iperglicemia infatti può danneggiare i vasi sanguigni, accelerando l’inspessimento delle arterie, aumentando il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (coronaropatia e vasculopatia cerebrale, ossia infarto acuto del miocardio, ma anche altre cardiopatie gravi) e ictus.

Ci parli dei nuovi farmaci in commercio. Quali sono e come agiscono?

In questi anni sono state introdotte nuove classi di farmaci con meccanismo di azione decisamente innovativo. Alcuni funzionano attraverso lo stimolo della secrezione di insulina in modo intelligente, a differenza dei vecchi farmaci, in quanto la stimolano solo se è presente l’iperglicemia. Ciò significa che se una persona assume il farmaco e magari per qualsiasi motivo non mangia, non corre il rischio di avere un’ipoglicemia, a differenza dei vecchi farmaci che costringevano i pazienti a cibarsi. Altri farmaci invece fanno smaltire il glucosio attraverso le urine, ottenendo un doppio effetto, quello di ridurre la glicemia e perdere calorie. Le quantità di glucosio che si possono perdere sono significative (50-100 grammi), il che significa circa 200-400 calorie al giorno, col vantaggio di far perdere anche peso. La novità principale per alcune di queste nuove classi di farmaci, in particolare quelli che fanno perdere il glucosio con le urine (SGLT2 inibitori) o gli altri farmaci intelligenti (GLP-1 RA), è che riducono oltre alla glicemia, anche gli eventi cardiovascolari. Chi ha il diabete, soprattutto di tipo 2, è ad aumentato rischio di avere eventi cardiovascolari, quali ictus e infarto del miocardio. Nei trial fatti fino ad oggi nei pazienti in prevenzione secondaria, cioè che hanno avuto un evento e che rischiano  di averne un secondo, con questi farmaci si è dimostrata una riduzione significativa della comparsa del secondo evento. In altre parole salvano la vita, meglio e più di altri farmaci usati per la prevenzione cardiovascolare.

Prof. Giaccari

Prof. Andrea Giaccari

Centro per le Malattie Endocrine e Metaboliche Divisione di Endocrinologia e Diabetologia Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS Università Cattolica del Sacro Cuore

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