L’aderenza alla terapia fondamentale nella prevenzione di eventi cardiovascolari

Ci spiega perché il Dott. Giuseppe Marazzi, Responsabile Cardiologo dell’IRCCS San Raffaele di Roma

Il controllo dei principali fattori di rischio, con una scrupolosa aderenza alla terapia, permette di ridurre al minimo, se non addirittura evitare, il verificarsi di eventi cardiovascolari. A parlarcene il Dott. Giuseppe Marazzi, Responsabile centro prevenzione cardiovascolare dell’Irccs San Raffaele si Roma. Laureato e specializzato in Cardiologia all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, è stato anche  responsabile del reparto di Cardiologia Riabilitativa della Clinica Santa Famiglia Roma. Cardine della sua ricerca scientifica è stata la prevenzione pubblicando studi su importanti riviste cardiologiche e partecipando a Trial clinici internazionali. E’ stato anche più volte invitato come relatore  in numerosi congressi nazionali ed internazionali.

Dott. Marazzi, quanto sono importanti i fattori di rischio nella prevenzione cardiovascolare?

I fattori di rischio sono fondamentali nella prevenzione, perché controllandoli evitiamo di portare il paziente ad avere un evento cardiovascolare. I più importanti sono quattro: fumo, diabete, colesterolo e pressione alta. Questi sono i fattori definiti modificabili, perché gestibili attraverso cambiamenti dello stile di vita o assunzione di farmaci. Esistono poi i fattori di rischio non modificabili che sono essenzialmente tre: l’età, sopra i 45 anni aumenta il rischio di eventi cardiovascolari; il sesso maschile, gli uomini sono più a rischio delle donne, dove invece aumenta dopo la menopausa;  la familiarità, perché avere parenti che in giovane età abbiano avuto un evento cardiovascolare, crea un presupposto per le generazioni successive. La probabilità che si ha di sviluppare la malattia cardiovascolare dipende dall’entità dei fattori di rischio e non esiste un livello a cui il rischio è nullo. Tuttavia è possibile ridurne il rischio o mantenerlo ad un livello minimo, abbassando il livello dei fattori modificabili.

Come si accorge il paziente di avere queste problematiche?

Importante è che il paziente effettui periodicamente dei controlli. Fino ai 40 anni è raro trovare un paziente che si controlla il colesterolo e che si misura anche la pressione. Le ultime linee guida dicono che la pressione deve essere controllata almeno una volta ogni due anni. Io consiglierei, come buona abitudine, di controllarla almeno 2/3 volte all’anno. Riguardo il colesterolo invece, il controllo, se in giovane età, può andare bene una volta ogni 5/6 anni, dopo i 40 anni, occorre accorciare i tempi, in modo che se dovessero risultare parametri alterati, si possano correggere.

Una volta che si scoprono queste malattie, cosa occorre fare?

Esiste però una situazione intermedia, nel senso che un valore di pressione alta, non vuol dire che il paziente sia iperteso, così come un valore di colesterolo alto, non vuol dire che sia ipercolesterolemico. Vuol dire che occorre porre un’attenzione maggiore al problema. Quindi un iperteso controllerà la pressione per una settimana 2/3 volte al giorno in situazioni di tranquillità, mentre un ipercolesterolemico seguirà un regime dietetico per poi rifare i controlli a distanza di 2/3 mesi. Se si dovesse riconfermare il parametro alterato iniziale, occorre intervenire sul fattore di rischio specifico. Quest’ultimo si corregge modificando lo stile di vita con la terapia, che deve essere gestita dal medico e ottimizzata secondo le linee guida: il colesterolo LDL deve essere sotto i 115 o anche più basso se ci sono altri fattori di rischio, mentre l’ipertensione deve essere sotto i 130/80, preferibilmente in combinazione fissa. Un altro rilevante problema è l’aderenza alla terapia, che è fondamentale venga rispettata, soprattutto nel paziente cronico, per evitare si perda l’efficacia del trattamento.

Come si può fare per evitare questo problema?

Ricordarsi le medicine e fare controlli annualmente dal cardiologo o dal medico di famiglia. Un problema riscontrato è che quando vengono somministrati più di due farmaci ricordarne l’assunzione nella giornata diventa un problema, soprattutto nel caso del paziente cronico politrattato. Ad aiutarci in tal senso la ricerca farmaceutica ha sviluppato le cosiddette combinazioni fisse, ovvero singole compresse contenenti due o più principi attivi. Grazie alle combinazioni fisse il paziente cronico politrattato ha il vantaggio di assumere una sola pillola invece delle diverse compresse necessarie per gestire la propria patologia. Questo vale sia per il trattamento dell’ipertensione, dove addirittura abbiamo una triplice combinazione fissa di farmaci, sia per il trattamento dell’ipercolesterolemia, per la quale è disponibile da pochi mesi una nuova combinazione fissa rosuvastatina ed ezetimibe. Inoltre nel prossimo futuro sarà disponibile in Italia la prima polipillola, una compressa contenente diversi principi attivi per la gestione di più patologie. Nello specifico sarà rivolta al trattamento di ipertensione ed ipercolesterolemia con il fine di garantire maggiore aderenza per i pazienti e quindi maggiore efficacia. In conclusione questo assicura al malato una migliore aderenza alla terapia perché viene facilitato nell’assunzione di un unico farmaco, piuttosto che due o più farmaci suddivisi nell’arco della giornata.

Dott. Marazzi

Dott. Giuseppe Marazzi

Responsabile Cardiologo dell’IRCCS San Raffaele Pisana

Via della Pisana, 235 Roma
Tel: 06-660581

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