Psoriasi, oggi si cura con una piccola “molecola”

A parlarcene il Prof. Luca Bianchi, Responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia del Policlinico Tor Vergata di Roma

La psoriasi è una malattia infiammatoria della pelle, si ritiene oggi, indotta da un processo autoimmune con forte predisposizione genetica. Non è, quindi, né infettiva né contagiosa. Ha un andamento cronico recidivante e si manifesta con placche arrossate desquamanti che possono insorgere in diverse parti del corpo, in prevalenza gomiti, gambe, braccia, ginocchia e cuoio capelluto. A parlarcene, il Prof. Luca Bianchi, Responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia del Policlinico Tor Vergata di Roma. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, si è specializzato in Dermatologia e Venereologia nella stessa Università capitolina e ricopre ora il ruolo di Professore Associato di Dermatologia nell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, oltre ad essere il Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia della stessa Università Tor Vergata. È anche socio ordinario della SIDeMAST ed EADV.

Prof. Bianchi, che cos’è la psoriasi?

La psoriasi è una patologia infiammatoria cronica della cute, legata ad un’alterazione del sistema immunitario, caratterizzata dalla comparsa di placche rilevate, di colore rosso acceso, rivestite da squame biancastre. Lo stato infiammatorio cronico che caratterizza la psoriasi sembra rappresentare anche l’anello di congiunzione tra lesioni cutanee ed altre malattie concomitanti, come obesità, diabete, aumento dei lipidi nel sangue e malattie cardiovascolari. In particolare, l’infiammazione cutanea è stata ricondotta ad aumentati livelli del cosiddetto TNFα (Tumor Necrosis Factor alfa o Fattore di Necrosi Tumorale alfa) e di alcune interleuchine (IL), come IL17 e IL23, che giocano un ruolo determinante nell’induzione e nel mantenimento dello stato infiammatorio cronico, contribuendo da un lato allo sviluppo delle placche cutanee e dell’artrite psoriasica (che può comparire in un caso su 5), dall’altro alla partecipazione alle diverse comorbidità che spesso si associano alla malattia psoriasica.

I pazienti con psoriasi sono tutti uguali?

No, perché esistono diverse varianti di psoriasi. La volgare o a placche è la più comune e rappresenta il 90% di tutte le forme di psoriasi; l’inversa, che interessa le pieghe ascellari, inguinali e sottomammarie; la pustulosa, caratterizzata dalla presenza di pustole amicrobiche in sede palmo-plantare o generalizzate; l’eritrodermica, che provoca un arrossamento diffuso in tutto il corpo, e la artropatia, che colpisce le articolazioni. La psoriasi può avere quadri clinici di gravità variabile, che vanno dalla forma lieve alla moderata fino alla grave. Nelle forme lievi, limitate nell’estensione, possono essere utilizzate terapie topiche (come creme, lozioni o gel) per tenere a bada la malattia, ma quando si manifesta in forma moderata o grave è necessario ricorrere ai farmaci o fototerapia.

Quali sono le caratteristiche del paziente con psoriasi moderata?

In questo caso generalmente la malattia si presenta con placche eritemato-squamose, a volte pruriginose, variamente localizzate, spesso al cuoio capelluto, ginocchia, gomiti e zona lombare. In genere, si definisce moderata una forma di psoriasi che coinvolge circa il 10% della superficie cutanea o anche più limitata come estensione ma con lesioni in sedi che compromettono fortemente la qualità di vita del paziente, quali il volto, le aree genitali o i distretti palmo plantari.

Sappiamo che oggi è possibile curare questa malattia e questi pazienti con psoriasi moderata con un nuovo farmaco basato su una piccola molecola. Di cosa si tratta?

Apremilast è una “piccola molecola”, la prima somministrata per via orale, che ha un meccanismo d’azione intracellulare unico, che “riprogramma” la cellula in senso anti-infiammatorio. Si tratta di un inibitore orale di un enzima, la fosfodiesterasi 4 (PDE4), che modula l’espressione di mediatori proinfiammatori e antinfiammatori coinvolti nella psoriasi e nell’artrite psoriasica. Apremilast modifica la produzione di citochine e di chemochine nelle cellule mononucleate del sangue periferico e nei leucociti polimorfonucleati, tra cui monociti, cellule dendritiche plasmacitoidi, cellule T, cellule natural killer e neutrofili. È di particolare importanza l’inibizione della produzione di TNF alfa e delle interleuchine IL-23 e IL-17, considerato il ruolo importante di queste citochine nella fisiopatologia della malattia psoriasica. L’azione di Apremilast si traduce in una diminuzione dello stato infiammatorio nei tessuti colpiti, con conseguente riduzione dello spessore cutaneo delle placche psoriasiche e riduzione dell’infiammazione nelle articolazioni colpite da artrite psoriasica. A differenza dei farmaci biologici, l’uso di questo farmaco non necessita di ripetuti controlli ematologici e questo gli consente di essere un’opzione appropriata per i pazienti più fragili, quali quelli neoplastici o con rischio di sviluppare infezioni, e sopratutto per i pazienti con psoriasi moderata.

Dott. Bianchi

Prof. Luca Bianchi

U.O.S.D. di Dermatologia Policlinico Tor Vergata

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