Scoliosi congenita, un solo intervento per correggerla

A parlacene, il Dott. Crostelli, Responsabile dell’Unità di Funzione di Chirurgia della Colonna dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

La scoliosi è una deformità tridimensionale della colonna vertebrale, causata nelle forme congenite da uno sviluppo abnorme delle vertebre che determina una curvatura della colonna sul piano frontale. A parlarcene, il Dott. Marco Crostelli, Responsabile dell’Unità di Funzione di Chirurgia della Colonna dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, si specializza in Ortopedia e Traumatologia nella stessa Università romana.Ha partecipato a 7 ricerche correnti approvate dal Ministero della Sanità. È autore e coautore di numerose pubblicazioni scientifiche e di capitoli di libri e manuali di Ortopedia e Traumatologia, inoltre è membro di varie società scientifiche, tra cui il GIS (Società Italiana di Patologia Vertebrale) di cui è stato Presidente per il biennio 2016-2018. È specializzato nel trattamento di scoliosi congenite da emispondilo con l’asportazione dell’emivertebra per sola via posteriore con risoluzione della scoliosi, portando il Bambino Gesù ad essere la struttura in Italia che esegue il maggior numero di interventi con questa particolare tecnica chirurgica e con la più ampia casistica, oltre ad essere centro di riferimento nazionale per la patologia vertebrale.

Dott. Crostelli, ci parli della scoliosi congenita

La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale che si sviluppa nei tre piani dello spazio. È caratterizzata da un piegamento laterale della colonna vertebrale e dalla rotazione dei corpi vertebrali sul loro proprio asse, che generano una deformità del busto. Questo presenta una gobba, quando i pazienti si piegano in avanti. La maggior parte delle scoliosi viene definita idiopatica e interessa in genere l’adolescenza, anche se può comparire in epoca molto precoce. Vi sono altre forme di scoliosi, come le neuromuscolari, quelle associate a malattie sindromiche e le congenite. Queste ultime sono quelle in cui vi è un’alterazione nella costituzione delle vertebre nel periodo della gravidanza, e quindi i bambini nascono con un’alterazione della costruzione della colonna vertebrale che può interessare uno o più livelli, dovuta o ad un difetto di formazione, cioè viene formato male un corpo vertebrale, o un difetto di segmentazione, cioè non si ha la distinzione delle varie vertebre, ma risultano tutte fuse tra di loro, in un blocco unico o a più livelli. Le scoliosi congenite da difetto di formazione, ossia da emivertebra, determinano delle scoliosi che appaiono abbastanza precocemente, perché si rileva subito la deviazione della colonna e poi può andare avanti peggiorando.

Come si risolve questo problema?

Le scoliosi congenite possono avere un’evoluzione in senso negativo molto importante e quindi devono essere identificate bene, sia nel tipo di scoliosi che nel tipo di emivertebra, nello specifico è necessario stabilire se questa è del tutto libera o parzialmente attaccata alla vertebra, sovrastante o sottostante. Ciò perché potrebbero avere dei comportamenti più o meno aggressivi in senso di peggioramento. Il trattamento deve essere individuato ed applicato in base a quella che è il tipo di deformità (emivertebra libera, isolata o associata ad altre malformazioni), all’età in cui viene fatta la diagnosi, al morfotipo del paziente e del livello di sviluppo delle emivertebre. Spesso le peggiori, ossia quelle che possono aggravarsi durante la crescita, sono quelle a passaggio tra la colonna toracica e la colonna lombare. Le scoliosi congenite possono avvalersi della sola osservazione e a seconda di quello che è stato individuato, può esservi la necessità di mettere un busto ortopedico, tenendo però presente che questo trattamento conservativo-ortopedico deve essere prolungato per molti anni. In alcuni casi invece è conveniente fare un’asportazione dell’emivertebra, cioè togliere quella vertebra che diventa l’elemento di alterazione del meccanismo, perché crea la deformità. Quello che faccio io è asportare con un unico intervento per via posteriore, cioè attraverso l’accesso dalla schiena, tutta l’emivertebra e poi apporre delle viti e delle barre, che servono a mettere in correzione la colonna. Si tratta di un intervento definitivo, che non implica l’uso di busti. L’indicazione deve essere commisurata a quella che è l’entità della curva, il potenziale di aggravamento, la deformità che si è creata ed il livello dove si sviluppa la deformità stessa. Con questo intervento si può risolvere l’alterazione senza avere necessità di trattamenti prolungati nel tempo, mentre i bambini che devono portare il busto, spesso a partire dai due anni, generalmente lo dovranno portare fino all’età della maturazione scheletrica. Io ho un’esperienza di circa 100 casi di questi interventi, con ottimi risultati senza gravi complicazioni. Inizio ad operare dai due anni, ossia appena le strutture sono abbastanza grandi da sopportare le viti nelle vertebre ed i livelli di ancoraggio per ottenere la correzione.

Dott. Marco Crostelli

Unità di funzione di Chirurgia della Colonna Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Piazza Sant’Onofrio, 4 – 00165 Roma
Tel: 06-68594607
marco.crostelli@opbg.net

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