Artrite psoriasica e nuovi farmaci: ne parliamo con il Dr. Delle Sedie

Andrea Delle Sedie è Dirigente medico di primo livello presso l’U.O. di Reumatologia dell’A.O Universitaria Pisana e Responsabile dell’ambulatorio per le spondiloartriti

Cos’è l’artrite psoriasica?

L’artrite psoriasica è una malattia infiammatoria cronica, associata alla psoriasi, che presenta manifestazioni sia articolari che extra-articolari e che insorge più spesso tra i 20 e i 40 anni sia negli uomini che nelle donne. Vista la complessità delle manifestazioni è più corretto parlare di malattia psoriasica, perché vi può essere anche il coinvolgimento dell’occhio, dell’intestino, piuttosto che di malattie cardiovascolari, diabete, obesità… Per quanto riguarda la patologia tipicamente muscolo-scheletrico, esistono sei differenti manifestazioni: artrite periferica, spondilite, entesite, dattilite, psoriasi cutanea e onicopatia, tutte riconducibili al meccanismo eziopatogenetico che sostiene l’artrite psoriasica, ovvero l’entesite. Questo significa che l’infiammazione parte dall’entesi e da qui coinvolge le varie differenti strutture, a differenza dell’artrite reumatoide, dove l’infiammazione parte dalla struttura sinoviale che “ricopre” le pareti delle articolazioni e dei tendini di scorrimento. L’artrite psoriasica può manifestarsi a sua volta in 5 differenti forme: asimmetrica oligoarticolare, poliarticolare simil-reumatoide, assiale, a prevalente impegno delle interfalangee distali e quella caratterizzata da artrite mutilante. In generale la forma oligoarticolare asimmetrica – ossia con il coinvolgimento di meno di 5 articolazioni, che sono disposte in modo asimmetrico – è quella prevalente all’esordio ed è presente in almeno il 60% dei pazienti.

Quali sono le caratteristiche dei pazienti con artrite psoriasica oligoarticolare?

Le articolazioni più frequentemente colpite sono quelle piccole di mani e polsi, e l’arto inferiore con ginocchia, piedi e caviglie, sebbene qualsiasi struttura articolare o tendinea possa essere colpita. È quindi necessario eseguire una conta articolare estesa (su 68 articolazioni) per poter valutare correttamente il sottotipo della malattia. L’articolazione colpita da artrite si manifesta tumefatta, dolente, può essere leggermente arrossata e, tipicamente, fa male anche a riposo, con dolore che insorge durante le ore notturno-mattutine, migliorando poi col movimento durante la giornata. Tali sintomi, ove non sia instaurata una terapia, si prolungano per giorni senza lasciare mai il paziente.

Come si arriva alla diagnosi e qual è il ruolo degli esami radiografici?  

La diagnosi si deve basare sulla presenza delle manifestazioni della malattia. In generale, l’aspetto asimmetrico, la negatività del fattore reumatoide o degli anticorpi anti-peptide citrullinato, la presenza di psoriasi e quella di alterazioni tipiche, se non specifiche, all’imaging, guidano la diagnosi. L’apporto delle tecniche di imaging, sia tradizionali come la radiografia standard, che più recenti, come ecografia e risonanza magnetica, è fondamentale. La radiografia in particolare è utile per valutare i possibili danni strutturali in un soggetto con lunga durata di sintomatologia, facilitando la diagnosi di malattia; nella maggior parte dei casi, essendo l’artrite psoriasica prevalentemente periferica, grazie al sempre più precoce arrivo dal reumatologo, l’ecografia risulta però la metodica di indagine di riferimento.

Quali sono i vantaggi del trattamento con Apremilast?

Apremilast è un nuovo farmaco per il trattamento dell’artrite psoriasica e della psoriasi a placche, che regola la produzione dei mediatori dell’infiammazione. È una “piccola molecola” diversa dai farmaci utilizzati fino a oggi, che si presenta come terapia più appropriata per i pazienti con specifiche manifestazioni di artrite psoriasica, quali interessamento oligoarticolare, entesiti, dattiliti, interessamento ungueale e cutaneo, con simultanea presenza di comorbidità. Inoltre il farmaco  si differenzia dai farmaci ad oggi disponibili per il carattere di sicurezza sul profilo infettivo e tumorale: non è infatti necessario alcuno screening per la tubercolosi (come avviene invece per i farmaci biologici) o monitoraggio terapeutico periodico (necessario in tutte le altre terapie). Rappresenta quindi un’ulteriore opzione terapeutica per i pazienti che non rispondano  o che siano intolleranti ad almeno due farmaci di fondo convenzionali ove i farmaci biologici siano controindicati o non tollerati, determinando il miglioramento delle manifestazioni cliniche nei diversi distretti interessati dalla malattia e rappresentando quindi un prodotto ideale e sicuro per il paziente.

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Dott. Andrea Delle Sedie

Dirigente medico U.O. di Reumatologia Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana

Via Roma, 67 Pisa
Tel: 050 992687 http://www.ao-pisa.toscana.it/

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