Le patologie degenerative della colonna

Facciamo il punto con il Prof. Maurizio Fornari, Responsabile dell’U.O di Neurochirurgia Cranica e Spinale dell’Istituto Humanitas

Professore, quali sono le patologie più frequenti   della colonna?

Facciamo innanzitutto una breve premessa su cos’è la colonna, per poi capire cosa, di essa, vada più facilmente incontro a malattie. La colonna è uno “strumento” meraviglioso che deve garantire all’uomo la stazione eretta e quindi la possibilità da un lato di camminare e correre e, dall’altro, di usare gli arti superiori ossia l’intelligenza. Non è una struttura autoportante, bensì una tenso struttura mantenuta in posizione eretta antigravitaria dall’attività sinergica di tutto il sistema muscolare che la circonda. Svolge due funzioni fondamentali: la prima è quella biomeccanica, che permette l’utilizzo degli arti inferiori e superiori, la seconda di contenitore di una parte fondamentale del sistema nervoso centrale – il midollo spinale – e di quello periferico, ossia le radici nervose che poi si uniscono a formare i nervi periferici. Fatta questa premessa, possiamo rispondere alla domanda iniziale: ciò che va più facilmente incontro a patologie è la parte che si usura maggiormente, ossia i dischi. Le patologie del disco sono sicuramente le più diffuse e consistono in una deformazione o una rottura del disco, che può arrivare a generare protusioni o ernie vere e proprie. Possono manifestarsi in qualunque fase della vita, talvolta in maniera acuta anche in età giovanile, per traumatismi sportivi. È molto frequente ad esempio nei giovani che praticano pallavolo, pallacanestro e sport di salto.

Come si trattano queste patologie?

Rispetto a una patologia del disco lombare, un segmento sempre in movimento, l’atteggiamento solitamente è conservativo, perché in molti casi questo disco è in grado di auto ripararsi. Il segmento toracico, invece, raramente è soggetto a patologie, perché è praticamente immobile e quindi soggetto a carichi poco elevati, mentre quello cervicale ha molto meno carico di quello lombare ma ancor più movimento, quindi anche qui si possono riscontrare patologie dei dischi.

Cosa sono, invece, le patologie degenerative?

Si tratta di patologie non più legate alla rottura in acuto di una struttura giovane come può essere il disco bensì legate alle curve che caratterizzano la colonna garantendole la stazione eretta e che, inesorabilmente, interessano prima o poi tutti noi. I fenomeni più frequenti sono l’invecchiamento o l’abbassamento dei dischi e il consumo da usura dei dischi dato dal sovraccarico da movimento, alla lunga, tendono a generare discopatie croniche e un restringimento del canale lombare o cervicale, la cosiddetta stenosi. A livello lombare dà solo disturbi articolari, mentre a livello cervicale può generare mielopatia. Gli step successivi della catena generativa sono la perdita di allineamento prima delle vertebre e poi di tutta la colonna, la deformazione e lo sbilanciamento, fino ad arrivare alla spondilolistesi, alla scoliosi degenerativa e allo sbilanciamento sagittale.

In questi casi è sempre necessario l’intervento chirurgico?

Assolutamente no. Nel caso della stenosi del canale lombare che dà la claudicatio e in quello del canale cervicale che dà la mielopatia, sicuramente c’è indicazione a operare, perché c’è una compressione delle strutture nervose. Se, viceversa, la patologia non dà un grosso interessamento delle radici nervose ma soltanto forti dolori, l’indicazione è alla cautela, prendendo in considerazione prima di tutto la terapia conservativa, di tipo medico o fisiatrico; se poi la patologia, ancorché solo dolorosa o senza implicazioni neurologiche, diventa invalidante, allora si passa all’intervento di chirurgia riparativa della colonna rigenerata per il ripristino dell’allineamento, della morfologia o del bilanciamento. In questi casi l’utilizzo di tecnologie innovative e d’avanguardia in sala operatoria fa la differenza, perché riduce moltissimo la durata dell’intervento e quindi il traumatismo globale del paziente, gli errori di precisione della procedura, favorisce l’accuratezza e la velocità, con risultati nettamente superiori in termini di durata di degenza clinica e decorso post operatorio. Il futuro prossimo sarà quello dell’introduzione di robot, che renderanno gli interventi ancora più veloci, efficaci e meno traumatici a tutto vantaggio del paziente. Data la delicatezza della neurochirurgia spinale, il mio consiglio è sempre quello di scegliere strutture d’eccellenza in grado di dare le migliori garanzie tecnologiche, oltre che di assistenza.

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Prof. Maurizio Fornari

Responsabile di Unità Operativa Neurochirurgia Istituto Humanitas

Via Alessandro Manzoni, 56

20089 Rozzano, MI

Tel: 02 8224 8201

https://www.humanitas.it

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