Strumenti moderni per la lotta alla morte improvvisa

Esistono tecnologie efficaci per riuscire a fare prevenzione primaria e secondaria di fronte a questo tipo di evento

“Partiamo subito con un messaggio positivo e tranquillizzante: l’incidenza di un evento di morte improvvisa è mediamente molto bassa ma soprattutto è possibile “risorgere” da un episodio di questo tipo attraverso terapie oppor-tune, che esistono e sono efficaci. La trattazione di questo tema rientra per-tanto nel tema più ampio della morte naturale. Una premessa importante e profonda quella che il Professor Riccardo Cappato, Responsabile del Centro di Ricerca di Aritmologia ed Elettrofisiologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI) e Consulente del Centro di Aritmologia ed Elet-trofisiologia II presso l’Humanitas Gavazzeni di Bergamo, tiene a sottolineare, nell’introdurre un tema che, altrimenti, rischierebbe di destabilizzare il nostro immaginario creando inutili ansie e turbamenti.

Prevenzione primaria e secondaria

Oggi lo sviluppo di tecnologie moderne ha messo a disposizione della classe medica strumenti in grado di adottare misure terapeutiche – vere e proprie strategie di “resurrezione” (!) – volte ad abortire il processo di irreversibile evoluzione verso la morte. Se parlare di prevenzione in assoluto è difficile, perché per la gran parte di questi soggetti la morte improvvisa è il primo evento clinico della loro storia, si può fare comunque prevenzione primaria. Innanzitutto utilizzando la prevenzione delle ischemie cardiovascolari: cura dei fattori di rischio cardiovascolari (fumo, ipertensione, iperglicemia…) e stile di vita sano. Inoltre, soprattutto in cuori sani, oggi abbiamo delle alterazioni elettrocardiografiche che possono far presagire il rischio di aritmie maligne. Il cuore, infatti, muore improvvisamente per tre cause fondamentali: un rallenta-mento incompatibile con la vita (brachicardia severa), aritmie troppo forti (ta-chicardia o fibrillazione ventricolare) e dissociazione elettromeccanica. Con-tro quest’ultima causa non si può fare nulla, mentre contro le tachicardie e fi-brillazioni ventricolari si può intervenire, seppur in tempi molto brevi (8/10 mi-nuti al massimo). Una delle prime pratiche di terapia acuta dell’arresto car-diaco da tachicardia è la disponibilità di dispositivi di defibrillazione automa-tica esterna, posti sul territorio nelle aree più a rischio ovvero a più alta den-sità di popolazione (centri commerciali, metropolitane, stazioni, aeroporti…) che producono una scossa elettrica: un vero e proprio miracolo che, di fatto, resuscita il paziente riportando alla normalità il ritmo sinusale nel giro di pochi secondi. Mediamente, con un buon piano di gestione territoriale, il 3-5% a volte anche il 7% delle vittime di arresto cardiaco può sopravvivere a un anno dall’evento. È possibile, infine, riconoscere preventivamente dei soggetti che hanno un elevatissimo rischio di morte improvvisa (fino al 12-13% per anno a

fronte dell’1,5 per 1000 nei soggetti normali) – soggetti con infarto pregresso, forte compromissione della funzione contrattile ventricolare sinistra, scarsa qualità della vita per affanno, difficoltà di respiro… – nei quali, grazie all’identi-ficazione dei fattori di rischio, si può impiantare un apparecchio defibrillatore dotato di caratteristiche di miniaturizzazione che consentono la sua indossa-bilità per tutta la vita. Si tratta di defibrillatori automatici impiantabili, dotati di algoritmi di monitorizzazione costante del battito cardiaco che, in caso di fi-brillazione ventricolare, erogano la scossa in maniera automatica. Rispetto ai defibrillatori esterni hanno il grande vantaggio di attivarsi automaticamente nel giro di pochi secondi. Quello sottocutaneo, di più recente invenzione e che ho sviluppato insieme a dei colleghi americani, è posizionato fuori dal cuore e preferito, per la prevenzione primaria, in tutti quei soggetti con ano-malie elettriche importanti ma senza cardiopatie gravi e di giovane età. La prevenzione secondaria è la medesima di quella primaria ma si rivolge a quei soggetti che sono sopravvissuti a un evento di morte cardiaca improvvisa e quindi che sono ancor più a rischio rispetto agli altri. È bene sottolineare, in-fine, che la prevenzione della morte improvvisa si avvale ovviamente anche di tutte quelle terapie farmacologiche o interventistiche utilizzate a supporto di altre patologie e che, migliorando la condizione cardiovascolare di base, con-tribuiscono a ridurre il rischio di un evento drammatico.

La morte improvvisa

Avviene inattesa nel breve volgere di poco, mediamente entro un’ora dall’ini-zio dei sintomi. Più del 90% degli episodi sono dovuti al cuore, ma eccezio-nalmente ci possono essere altri organi responsabili, in primis il cervello. In Italia si calcola che circa 50 mila persone all’anno – di norma tra i 60 e i 70 anni – muoiano a causa di morte improvvisa: di questi più della metà non ha mai avuto un segnale clinico di avvertimento o comunque tale da mettere in allerta il medico; l’altra metà è costituita da soggetti con patologie cardiova-scolari. C’è poi una piccola categoria di soggetti in cui la morte improvvisa ar-riva nel contesto di una cardiopatia grave ma non tale da far presagire che l’evoluzione del loro percorso possa improvvisamente trasformarsi in un evento così drammatico.

 

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Prof. Riccardo Cappato

Istituto Clinico Humanitas

Via Alessandro Manzoni, 56,

20098 Rozzano (MI), Italy

Tel. 02.82244005

email: riccardo.cappato@humanitas.it

https://www.riccardocappato.it/

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