Enuresi, i rimedi per la pipì a letto

Ce ne parla la Dottoressa Gabriella AcetoPediatria Universitaria “Trambusti”- Policlinico di Bari

Col termine Enuresi s’intende una minzione completa durante il sonno a partire dai 5 anni d’età per le bambine e dai 6 anni per i bambini. Un fenomeno presente nel 15-20% dei ragazzi di età compresa fra i 5 e i 14 anni ma non solo; l’enuresi notturna riguarda anche il 2% circa della popolazione adulta. Ogni notte infatti fa pipì a letto un milione e duecento mila fra bambini e adolescenti  e 700mila adulti. Una diagnosi precoce è importante e la terapia è tanto più efficace quanto tempestiva.

Quali sono le cause dell’enuresi?

Non esiste un’unica causa, è più corretto parlare di un insieme di concause. E’ ormai comprovata la componente genetica: il rischio di urinare a letto è 5-7 volte più alto tra i bambini con un genitore che ne ha sofferto in età scolare e circa 11 volte superiore se la problematica ha interessato entrambi i genitori. Occorre però fare prima una distinzione importante fra enuresi primaria e secondaria. Nel primo caso la minzione notturna è sempre presente perché il bambino non ha imparato a contenere la pipì e non ha mai avuto un periodo asciutto notturno continuativo superiore ai sei mesi. Con enuresi secondaria invece s’intendono fenomeni di minzione notturna non continuativi, che avvengono dopo aver trovato il prefetto controllo della propria vescica. Varie possono essere le cause di questa problematica; oltre l’ereditarietà, i disturbi del sonno e disfunzioni di tipo fisiologico, come l’alterazione del ritmo circadiano della produzione di urina durante la notte e una vescica più piccola rispetto alla capacità attesa per quell’età o più attiva.

Esistono anche cause psicologiche?

Lo stress può influire ma non è più considerato causa primaria del disturbo, ma un fattore scatenante che unito ad altri squilibri dà origine al problema. Studi recenti hanno mostrato che circa il 60% dei bambini con enuresi viene sottoposto a visita pediatrica, il che equivale a dire che oltre 700mila non vengono curati per il loro problema. L’enuresi è spesso una problematica sommersa, a causa dell’omertà di molti genitori che volutamente non si confrontano con il pediatra perché si vergognano o, peggio ancora, pensano si tratti di un problema di tipo psicologico. Oggi però è stato ampiamente dimostrato che non è così.

Crescendo il problema scompare?

Crescere aiuta, ma non basta. Con l’età nei maschi cresce la prostata e fanno la loro comparsa gli ormoni che attenuano il problema. Gli estrogeni nelle donne aumentano la tenuta dei tessuti intorno all’uretra, ma chi ha sofferto di enuresi è probabile che in andropausa o menupausa abbia problemi d’incontinenza.

E’ importante allenare i bambini a fare correttamente pipì, educandoli ad esempio a non stare molte ore senza urinare o a non trattanerla troppo a lungo, a farla prima di andare a dormire. Anche parlarne è importante: il bambino che ha paura di bagnare il letto spesso si sente frustrato e ha problemi di autostima, dorme poco e può avere ripercussioni anche sul rendimento scolastico.

Utili anche una corretta alimentazione e idratazione; se abituiamo i bambini a bere durante il giorno aiutiamo le loro vesciche ad allargarsi, regolando così i processi di produzione di urina e di minzione.

Quali sono i rimedi più utili?

Varie possono essere le terapie per regolare il traffico di acqua a livello renale. Esistono terapie farmacologiche da utilizzare per un breve periodo di tempo e diminuire progressivamente. Vanno seguite scrupolosamente le indicazioni del medico.

Se il bambino ha una vescica piccola, un farmaco anticolinergico può aiutare a ridurne le contrazioni e aumentarne la capacità, specialmente se si verifica un’incontinenza anche diurna.

Anche in questo caso è necessario attenersi alle indicazioni del medico. Esistono poi dei piccoli dispositivi a batteria, disponibili in farmacia senza prescrizione medica, che lanciano l’allarme quando avvertono l’umidità sul pigiama o sulla biancheria da letto del bambino.

L’allarme suona proprio quando il bambino inizia a urinare in modo da svegliarlo. L’utilizzo di questo strumento può richiedere da uno a tre mesi per risolvere il problema, in molti casi funziona, ha un basso rischio di ricaduta o di effetti collaterali e così facendo si evita di somministrare farmaci.

gabriella aceto

Dott.ssa Gabriella Aceto

Pediatria Universitaria Trambusti, Policlinico di Bari

Tel: 0805593278

email: gabriella.aceto@policlinico.ba.it

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