Fondazione Pascale di Napoli: un centro d’avanguardia per la cura del melanoma

Immunoterapia e target therapy sono oggi le terapie più innovative per curare il melanoma in fase metastatica. Molte anche le sperimentazioni per riuscire a curare sempre più persone

La Fondazione Giovanni Pascale è uno dei più antichi IRCCS italiani, fondato nel 1933 dal Senatore Giovanni Pascale. Rinomato in tutto il mondo per l’attività di ricerca, sperimentale e clinica, unita a prestazioni assistenziali di elevata complessità e qualità, oggi costituisce una tra le più significative realtà sanitarie italiane e internazionali in campo oncologico. Al suo interno operano tante professionalità, organizzate in Dipartimenti d’organo. È il Prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative – una delle poche oggi sperimentali – a presentarci la struttura ed a spiegarci quali sono ad oggi le terapie più innovative per la cura del melanoma che, a livello cutaneo, vede ogni anno in Italia circa 14.000 nuovi casi. “La Fondazione Pascale è oggi, per il melanoma, un centro di riferimento nazionale ed uno dei più importanti a livello internazionale. Nell’ambito dell’Unità che dirigo, il trattamento del melanoma ha un ruolo di primaria importanza: con me lavorano 4 dermatologi che operano in ambulatorio per lo screening, visitando 60 persone al giorno. Al Pascale vediamo circa 600 casi di melanomi/anno in tutti gli stadi della malattia: 400 vengono dal nostro ambulatorio di screening e 200, soprattutto pazienti metastatici, inviati da altri centri. In questo momento in follow up abbiamo circa 5.000 pazienti in stadi diversi. Fortunatamente l’80% di questi sono diagnosi precoci, ma ogni anno muoiono circa 2.000 persone di melanoma. Se dunque una volta era considerata una malattia rara, oggi purtroppo non è più così”.

Che tipi di melanoma esistono e quali i principali fattori di rischio?

“Esistono diversi tipi di melanoma: quello cutaneo, delle mucose e dell’uvea. Un tempo era una malattia tipica degli anziani, oggi, invece, si sta spostando verso fasce d’età più giovani e tra i più giovani (20-30 anni) è la prima causa di morte. Il principale fattore di rischio è legato ai raggi ultravioletti, sia con l’esposizione intensa al sole sia soprattutto per le lampade abbronzanti, considerate elementi cancerogeni di classe 1 e vietate per legge ai minori di 18 anni. Addirittura lo IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), organismo dell’OMS, ha evidenziato come l’esposizione ai raggi di queste lampade sotto i 35 anni aumenti del 75% il rischio di tumore della pelle”.

Quali sono, oggi, le terapie più innovative per il melanoma?

“Con l’avvento dei nuovi farmaci – per lo studio dei quali un grande contributo è arrivato proprio dal Pascale – la storia del melanoma è cambiata radicalmente. Oggi le terapie più utilizzate sono l’immunoterapia e la target therapy. Avendo il Pascale acquisito un’esperienza importante con l’immunoterapia – ad oggi abbiamo trattato circa 3.000 pazienti – oggi ci riconoscono un ruolo di riferimento come esperti anche per altre neoplasie”.

Qual è la differenza tra le due terapie?

“La target therapy viene utilizzata per quei pazienti affetti da melanoma della pelle metastatico con mutazione della proteina Braf (circa la metà dei casi). La mutazione fa sì che la cellula sia in continua proliferazione e determini lo sviluppo del tumore. Il farmaco target, un braf inibitore,  usato in combinazione con un altro inibitore della proteina cellulare MEK per un effetto ancora più potente, agisce in maniera selettiva sulla forma mutata della proteina per “spegnere” l’attività dovuta alla mutazione e bloccare l’evoluzione del tumore curando la malattia,  garantendo un’elevata efficacia e una sopravvivenza prolungata. L’immunoterapia, invece, funziona sbloccando alcuni “freni” inibitori del sistema immunitario e aiutando a riattivarlo contro le cellule tumorali. Al momento si conoscono due freni per i quali sono in commercio i farmaci: l’anti CTLA-4 e l’anti PD1, che sono le molecole scoperte dai Premi Nobel per la medicina James Allison e a Tasuku Honjo. Oggi grazie all’immunoterapia si è in grado di curare la metà dei melanomi in fase metastatica. Per l’altra metà dei pazienti c’è ancora tanto da fare e tutta una serie di farmaci in corso di sperimentazione. Nei pazienti con melanoma metastatico che presentano la mutazione BRAF si possono utilizzare entrambe le terapie e proprio in questo momento sto partecipando ad un nuovo studio (Secombit) per individuare la giusta sequenza dei due trattamenti”.

Quali sono i prossimi passi?

“Negli ultimi anni si è cominciato a utilizzare le due terapie in fase precoce, ossia subito dopo la chirurgia, per prevenire le metastasi e ridurre il rischio di recidiva, ed entrambe terapie si sono dimostrate particolarmente efficaci. Al momento in Italia questi farmaci per il trattamento precoce non sono ancora rimborsabili ma l’approvazione è imminente, pertanto il prossimo obiettivo sarà proprio quello di poterli utilizzare non solo per la malattia in fase avanzata. E poi ci sono le nuove combinazioni di farmaci su cui stiamo lavorando per consentire anche al restante 50% dei pazienti con malattia metastatica, che non rispondono alle nuove terapie, di vivere più a lungo”.

DOTT ASCIERTO

Prof. Paolo Ascierto

Dir. Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative Fond. Pascale

Via Mariano Semmola, 53 – Napoli

Tel. 081 5903001

email: p.ascierto@istitutotumori.na.it

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