La Dialisi Polmonare come cura per la BPCO

La rimozione extracorporea di CO2 è una metodica innovativa in grado di cambiare la storia naturale di questa malattia che, attualmente, è la TERZA causa di morte nel mondo.

A parlarcene, il Prof. Stefano Nava e il Prof. Vito Marco Ranieri, Direttori rispettivamente della Pneumologia e Terapia Intensiva Respiratoria e dell’Anestesia e Terapia intensiva Polivalente del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

Prof. Nava, cos’è la BPCO e come si è curata fino ad oggi?

La BPCO si divide in due grosse categorie, bronchite cronica ed enfisema polmonare. Quando la malattia progredisce, entrambe le forme possono portare all’insorgenza di un’insufficienza respiratoria con diminuzione dell’ossigenazione e accumulo, cronico e acuto, di anidride carbonica nel sangue (ipercapnia), quest’ultimo segno predittivo di una cattiva prognosi della malattia e trattato attualmente con la ventilazione meccanica non invasiva (NIV). Applicata di notte al domicilio del paziente, previene un ulteriore incremento del gas “nocivo” e in alcuni casi addirittura migliora la sopravvivenza dei pazienti. Purtroppo, non tutti i malati la tollerano, in quando l’insufflazione di un flusso d’aria erogato da un respiratore all’interno delle vie aeree attraverso una maschera facciale o nasale, interferisce con il sonno e in genere con il comfort del paziente, tant’è che circa il 30-35% è costretto ad abbandonare la cura. Da qui, la ricerca (e la scoperta) di una seconda via, la dialisi polmonare: un catetere che pesca nella vena il sangue ricco di CO2 e lo restituisce attraverso la stessa via depurato dall’anidride carbonica, prevenendo così la necessità di ricorrere alla ventilazione non invasiva”.

Prof. Ranieri, perché questa scoperta cambierebbe la storia naturale della malattia?

Nel momento in cui i meccanismi di compenso, che per un certo tempo si sono sviluppati nel paziente per combattere l’ipercapnia, vengono meno, il malato comincia ad aver bisogno di supporto di ventilazione, all’inizio non invasiva, come ha spiegato il Prof. Nava, poi, quando anche questo non fa più effetto, bisogna passare a quella invasiva, finché sopraggiunge inesorabilmente la morte. La tecnica di rimozione extracorporea di CO2 potrebbe cambiare davvero la storia di questa malattia nel momento in cui riesce a prevenire il fallimento della ventilazione non invasiva e la necessità quindi di passare a quella invasiva. I primi studi condotti da me e dal Prof. Nava alle Molinette di Torino e a Bologna hanno dimostrato, infatti, che l’associazione della rimozione extracorporea di CO2 alla ventilazione non invasiva in terapia intensiva riduceva in maniera significativamente molto importante la necessità di passaggio alla ventilazione invasiva. L’obiettivo è quello di “portare indietro” l’orologio della storia naturale della malattia, prevenendo il fallimento della ventilazione non invasiva, o, ancor meglio, prevenendo ancor prima la necessità della ventilazione non invasiva”.

A che punto sono oggi i vostri studi?

Ne stiamo iniziando uno importante e multicentrico per confermare in maniera metodologica questi i dati, abbiamo avuto un importante finanziamento dal Ministero della Ricerca Scientifica e tra due anni avremo i risultati finali. Nel frattempo c’è stato un enorme sviluppo da un punto di vista tecnologico perché, sulla base di questa potenzialità, l’industria sta investendo molto in questo settore. Le continue soluzioni tecnologiche rendono questa metodica sempre più accessibile a tutte le declinazioni della terapia intensiva”.

Perché si parla di dialisi polmonare?

Perché l’idea è che un giorno si arrivi a delle forme di trattamento simili a quelle della dialisi renale: il malato si reca due volte a settimana in ospedale, pulisce il polmone dall’anidride carbonica, annulla l’ipercapnia e previene il meccanismo dell’insorgenza della BPCO acuta che porterebbe alle ventilazioni e alla morte. I test preliminari, oltre a dimostrare la riduzione della necessità di ventilazione invasiva, indicavano anche una riduzione della mortalità ospedaliera”

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Ospedale Sant’Orsola Malpighi, Via Massarenti 9 Bologna

Prof. Stefano Nava

Dir. Pneumologia e Terapia Intensiva Respiratoria – Pad.15

Tel. +39 051 2143253 – stefano.nava@aosp.bo.it

Prof. Vito Marco Ranieri

Dir. Anestesia e Terapia Intensiva Polivalente – Pad. 5

Tel. + 39 051 2143268 – m.ranieri@unibo.it

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