Innovazione Tecnologica e Ricerca Scientifica per combattere la BPCO

Oggi è possibile migliorare la qualità e le aspettative di vita delle persone affette da questa grave patologia respiratoria grazie ad una tecnica tanto semplice quanto rivoluzionaria.

La BPCO ovvero la BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva, una malattia polmonare cronica e invalidante molto diffusa, è oggi la terza causa di morte mondiale, ma si calcola che, nei prossimi 5 anni, diventerà addirittura la seconda. La letteratura internazionale ha ormai evidenziato che iniziare una terapia tempestivamente può ridurre il declino della funzione polmonare e la frequenza delle riacutizzazioni con ripercussioni positive sia sulla qualità della vita dei pazienti che sulla mortalità. Come? Con un’innovativa tecnica in grado di trattare in modo non invasivo i pazienti ipercapnici (ossia con un’insufficienza respiratoria caratterizzata da un eccesso di CO2 nel sangue) affetti da BCPO cronica: la decapneizzazione. “La decapneizzazione nasce dalla ricerca e dallo sviluppo portate avanti dalla società salernitana Medical Service srl, il cui amministratore dell’epoca, Roberto Intennimeo, ne è stato l’inventore. Nel corso degli anni lo stesso Intennimeo fonda la ECS e, grazie all’ingresso del Direttore Tecnico Michele Gazzano e del Direttore Scientifico Marco Intennimeo, sono state affinate le tecniche e depositati altri brevetti, con l’ausilio dell’esperienza di importanti operatori del settore polmonare. Oggi queste stesse persone hanno costituito la società Intensive Care srl, che, sulla scorta delle criticità notate nei vecchi dispositivi, ha messo a punto un’apparecchiatura totalmente innovativa per trattare i pazienti ipercapnici affetti da BPCO”. A parlarcene il Vice Presidente della società, Mauro Vendrami, da sempre a fianco dei soci fondatori in questo importante progetto.

Oggi il paziente con BPCO che si riacutizza viene sottoposto a procedure che, se falliscono, portano all’intubazione dello stesso. Quale il vantaggio della decapneizzazione?

“Al fine di evitare questo esito, l’applicazione della decapneizzazione, già in fase precoce di ingresso in pronto soccorso, evita l’intubazione e la ventilazione meccanica nella stragrande maggioranza dei casi. Lo studio su questa nuova tecnica è partito nel 2007 con una sperimentazione animale, ha seguito tutto l’iter di sviluppo ed è già stato applicato con successo a livello europeo su oltre 3.000 pazienti. Anche per quanto riguarda la letteratura, dal 2009 al 2014 ci sono state ben 28 pubblicazioni sull’argomento e a fine agosto verrà presentato un importante studio multicentrico randomizzato e controllato con diffusione internazionale coordinato dall’Università di Bologna e i cui PPII saranno il Prof. Stefano Nava e il Prof. Marco Ranieri. L’obiettivo oggi è far conoscere l’esistenza di questa tecnica, che può fare davvero la differenza nel trattamento di questa patologia. Serve una conoscenza diffusa a livello medico-scientifico, ma anche una modifica nel protocollo ospedaliero – affinché il paziente possa essere trattato anche in pneumologia e non solo in terapia intensiva – e serve ovviamente un adeguamento tecnologico perché gli ospedali si attrezzino con in macchinari adatti ad effettuare il trattamento. L’innovazione tecnologica che l’azienda Intensive Care ha sviluppato con il “PNEUMO HELP” (questo il nome commerciale della nuova apparecchiatura), rappresenta un enorme salto di qualità e di efficacia nella gestione della BPCO, tant’è che un’azienda leader di mercato come la Maquet ha sottoscritto un contratto di distribuzione mondiale in esclusiva che contribuirà notevolmente alla diffusione di questa metodica”.

 

Quale messaggio volete trasmettere ai lettori?

“Poter arrivare a dire ai pazienti che siamo in grado di migliorare la qualità di vita loro e dei loro famigliari e di garantire un’aspettativa di vita più lunga. E lo possiamo fare con cognizione di causa perché consapevoli della nostra forza: essere un’azienda dinamica, nata con l’obiettivo di dare una soluzione a un problema clinico grave, e aver basato tutta la nostra attività sulla ricerca scientifica legata al risultato clinico. Non è un caso che abbiamo il più alto numero di studi scientifici sull’argomento e che possiamo contare sui migliori medici (il Prof. Nava e il Prof. Ranieri del Sant’Orsola di Bologna in primis) che hanno creduto nel progetto e tuttora lo supportano. L’essere arrivati per primi è un ulteriore vantaggio, perché ci consente di conoscere l’evoluzione che prenderà lo studio e di poterlo quindi sviluppare al meglio”.

 

La decapneizzazione, ossia la rimozione di CO2 nel sangue

Una delle prime notizie su questa innovativa tecnica risale al 2007 quando venne utilizzata per trattare una bimba affetta da fibrosi cistica: l’idea era quella di compensare l’aria nel polmone, rimuovendo in extracorporea e a bassi flussi una parte di CO2 nel sangue, anziché esasperare il polmone stesso con un ventilatore esterno. Questa tecnica, detta di decapneizzazione, sottopone il polmone a uno stress minore, può essere abbinata alla ventilazione meccanica non invasiva (NIV), e, utilizzando bassi flussi, è praticamente priva di rischi e complicanze. Anzi, più il trattamento è precoce, più i rischi si abbassano ulteriormente. Per non parlare dei tempi e dei costi nell’applicazione di una terapia di questo tipo, che si ridurrebbero in maniera molto sensibile rispetto ad un ricovero in terapia intensiva.

Vendrami

Contatti

INTENSIVE CARE Srl

Via Terre delle Risaie 20/A – 84131 Salerno

Tel. +39 089 2882434

Dr.ssa Bianca Lap – Customer Care Executive

Assistant

Mail: b.lap@intensivecaresrl.com

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