Patologie della Colonna e Chirurgia Vertebrale: facciamo il punto

Tecniche mini invasive, multidisciplinarietà, innovazione consentono oggi di curare molte più patologie, con minor rischio di complicazioni e una ripresa più veloce.

Federico De Iure è Responsabile dell’Unità Dipartimentale di Chirurgia Vertebrale dell’Ospedale Maggiore di Bologna, il principale Trauma Center dell’Emilia Romagna. All’interno del suo Dipartimento vengono trattati i traumi vertebrali, le patologie di tipo degenerativo e deformità che riguardano la colonna e, infine, tutte quelle patologie che, pur non rientrando nell’ambito strettamente traumatologico, richiedono un trattamento in urgenza (ad esempio metastasi o infezioni vertebrali).

Dottore, quali sono le ultime novità nella Chirurgia Vertebrale?

Negli ultimi anni c’è stata una grande evoluzione per quello che riguarda l’applicazione delle nuove tecnologie: in ambito traumatologico, il passo più importante è stato quello di introdurre l’utilizzo di stent vertebrali nel trattamento di una buona percentuale di fratture vertebrali senza interessamento neurologico, non solo nelle persone anziane ma anche in quelle più giovani. Ulteriori passi avanti, grazie all’impiego di tecnologie innovative, sono gli approcci mini invasivi per via anteriore (ossia attraverso la cavità toracica oppure per via retroperitoneale) alla colonna vertebrale che, fino a qualche anno fa, risultavano molto invasivi, ricchi di complicanze e con un decorso post operatorio abbastanza impegnativo. L’utilizzo di queste tecniche mini invasive per via anteriore consente un decorso post operatorio estremamente favorevole, in alcuni casi ancora migliore rispetto all’approccio tradizionale posteriore. La differenza sostanziale sta nel fatto che, passando da davanti, non è più necessario andare a scollare e denervare i muscoli posteriori della colonna vertebrale, che hanno un ruolo fondamentale nel sostegno della colonna stessa, eliminando quindi il danno muscolare, con evidenti vantaggi per il paziente in fase di recupero, che risulta più agevole e rapido.

 

Queste tecniche possono essere applicate a tutti gli interventi chirurgici?

No, sia che si parli di traumatologia che di patologie degenerative ad oggi in questo ambito possono essere trattate circa il 40% delle patologie. L’importanza delle tecniche mini invasive tuttavia non sta tanto nel fattore estetico, ossia in tagli più piccoli, bensì nel minor danno (che in alcuni casi è addirittura inesistente) sulle strutture muscolari che vengono rispettate e quindi consentono una ripresa del paziente molto più veloce.

 

Quali sono le patologie che richiedono ancor oggi un trattamento tradizionale?

Il classico mal di schiena, la lombosciatalgia o ancora l’ernia del disco (se non causa un danno neurologico) sono malattie mediche che possono essere curate in modo conservativo: fisioterapia, terapia del dolore, trattamenti farmacologici… Solo quando tutte queste tecniche dovessero risultare inefficaci e il dolore permanere, allora si può ricorrere alla chirurgia. L’errore fondamentale è pensare che la chirurgia sia sempre la prima cura. Non è così. Va tenuto, infatti, presente che molti interventi di chirurgia vertebrale per le patologie degenerative prevedono un’artrodesi vertebrale, ossia il blocco permanente e non reversibile di un tratto della colonna. Pensiamo inoltre alle persone anziane, che magari soffrono già di altre patologie internistiche (ipertensione, diabete, osteoporosi…) e sulle quali, quindi, un intervento chirurgico potrebbe arrecare importanti complicazioni. Ecco perché è bene, prima di arrivare all’intervento, valutare sempre attentamente, con un approccio multidisciplinare, in un centro specializzato e con la collaborazione di altri specialisti, se il paziente può migliorare o guarire senza ricorrere alla chirurgia.

 

Le patologie più diffuse della colonna vertebrale

Quando si parla di mal di schiena il primo sintomo solitamente è il dolore lombare con irradiazione periferica (la classica sciatalgia): questo sintomo è collegato a sua volta a diverse patologie che sono principalmente l’artrosi lombare (ossia la degenerazione delle articolazioni vertebrali), più o meno associata a un’ernia del disco, la stenosi lombare (ossia il restringimento del canale vertebrale) e la spondilolistesi (scivolamento anteriore di una vertebra rispetto a quella sottostante). La maggior parte di queste patologie sono in realtà sfaccettature diverse dell’invecchiamento naturale della colonna vertebrale, in continuo aumento nel nostro Paese, dato l’invecchiamento e l’aumento dell’età media della popolazione.

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Dottor Federico De Iure

Responsabile UOSD Chirurgia Vertebrale

Ospedale Maggiore

Largo B. Nigrisoli, 2 – 40133 Bologna

Tel. +39 051 6478111

Mail: federico.deiure@ausl.bologna.it

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