Una nuova opzione terapeutica per l’asma severo: il Benralizumab

Oggi sono disponibili terapie biologiche innovative che consentiranno di raggiungere ai pazienti con asma severo obiettivi inimmaginabili.

 

L’asma severo in quei pazienti che, nonostante una terapia correttamente eseguita, non risultano adeguatamente controllati, ha un impatto epidemiologico intorno al 3 – 4% della popolazione dei soggetti asmatici, stimata in circa 300 milioni al mondo. Come sottolinea il Dr. Andrea Matucci, immunoallergologo dell’AOU Careggi di Firenze che, insieme alla Dott.ssa Alessandra Vultaggio e al Dr. Oliviero Rossi dell’équipe del Prof. Fabio Almerigogna, si occupa di questa patologia “uno dei problemi più importanti è che ancora oggi abbiamo un ritardo nella diagnosi, non solo per le forme di asma in generale, ma soprattutto nell’identificazione dei pazienti affetti da asma severo. Uno dei motivi è che non solo nell’ambito della medicina generale ma anche nel settore specialistico, esiste una bassa percezione di questa malattia e della sua potenziale gravità. Inoltre, anche a livello terapeutico, ancora oggi si fa ricorso all’uso dei soli farmaci broncodilatatori o comunque non si prescrivono terapie strutturate correttamente e ciò ha maggiore valore nei pazienti con forme severe di asma. Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito a un grande cambiamento legato alla possibilità di attuare, per le forme severe, delle strategie innovative: si tratta di nuovi farmaci biologici, grazie ai quali si è riacceso nei confronti dell’asma severo l’interesse della medicina specialistica e, di riflesso, anche di quella generale”.

 

I nuovi farmaci biologici

“L’utilizzo delle cosiddette strategie terapeutiche tradizionali dell’asma severo basate sull’impiego di steroidi inalatori broncodilatatori sono efficaci, quando applicate in maniera corretta, e capaci di ottenere il controllo della malattia. Tuttavia una percentuale minore ma significativa di pazienti non riesce ad ottenere un controllo della malattia se non a prezzo dell’utilizzo di cortisonici per via sistemica a cicli ripetuti o addirittura in maniera continuativa, con tutti i ben noti effetti collaterali che ne derivano. Per questi pazienti, la disponibilità dei nuovi farmaci biologici ha radicalmente modificato le aspettative di controllo della malattia nonché la qualità di vita, un parametro importante da tenere sempre in considerazione. Tra i farmaci biologici merita attenzione il Benralizumab, un anticorpo monoclonale che presenta un meccanismo di azione innovativo perché in grado di legarsi al recettore della interleuchina-5 presente sulla membrana degli eosinofili. Per semplificare i concetti possiamo dire che gli eosinofili, particolari globuli bianchi presenti nel sangue, sono le cellule più importanti che si accumulano nei bronchi in corso di asma (dove provocano il danno della mucosa) e che la interleuchina-5 è responsabile della loro differenziazione, maturazione, attivazione  e prolungata sopravvivenza. Benralizumab non solo è in grado di impedire il legame dell’interleuchina-5 con il suo recettore ma soprattutto, grazie alla particolare struttura, una volta che si è legato sulla superficie degli eosinofili viene a sua volta captato da un altro tipo di cellule note come “natural killer” (cellule NK), che, come dice il nome stesso, sono capaci di colpire gli eosinofili innescando un meccanismo noto come ADCC (Antibody-dependent cell-mediated cytotoxicity) riducendone  in maniera marcata ma non assoluta il numero nel sangue e nei tessuti. Questo peculiare meccanismo di azione si traduce in un effetto terapeutico importante, come dimostrano gli studi condotti su un numero significativo di soggetti, che ci permettono di essere molto ottimisti non solo sull’efficacia ma anche sulla sicurezza nel lungo periodo. A tale proposito lo studio BORA ha dimostrato come, a due anni dal trattamento con Benralizumab, il 74% dei pazienti non ha riacutizzazioni di asma, mentre lo studio ZONDA ha dimostrato che i pazienti hanno ridotto l’utilizzo di corticosteroidi orali del 75% rispetto alla dose di partenza pre-terapia”.

 

Si guarisce dall’asma severo?

“Non si guarisce nel senso che la malattia ha comunque necessità di un trattamento farmacologico, come in tutte le malattie croniche. Tuttavia, grazie alle nuove strategie, si può controllare anche l’asma nella sua forma severa, ridurre o addirittura eliminare l’uso dei cortisonici e migliorare notevolmente la qualità di vita di questi soggetti che, in epoca pre-terapia biologica, era spesso veramente scadente”.

 

L’asma severo eosinofilico

Tra le forme severe di asma è il cosiddetto “fenotipo” più frequente, che riguarda oltre il 50% dei pazienti. Solitamente compare in età più adulta e si caratterizza dalla presenza di un elevato numero di eosinofili riscontrabili nel sangue e nell’escreato di questi soggetti. Questa forma di asma grave ha spesso importanti comorbilità. In coloro in cui è presente un deficit delle risposte immunitarie si assiste alla ricorrenza di infezioni, per cui si crea un circolo vizioso che porta alle riacutizzazioni dell’asma.

Matucci

Dottor Andrea Matucci

Dir. Medico SOD Immunoallergologia AOU Careggi

Largo Brambilla, 3 –  50134 Firenze

Tel. +39 055 7947520

Mail: andrea.matucci@unifi.it

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