Farmaci “intelligenti” per la cura delle malattie oncoematologiche

Ospedale-Padova

Il Prof. Gianpietro Semenzato ci parla delle terapie sperimentali avviate nella Divisione di Ematologia ed Immunologia Clinica che dirige a Padova

Il Prof. Gianpietro Semenzato dirige dal 2002 la Divisione di Ematologia ed Immunologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova. I brillanti risultati ottenuti nelle sue ricerche lo hanno portato nel corso della sua carriera ad assumere prestigiosi incarichi in ambito accademico ed istituzionale. È membro infatti di numerosi comitati scientifici ed ha all’attivo più di 500 pubblicazioni, come autore o co-autore, ampiamente citate nella letteratura internazionale. Le sue competenze in materia di malattie linfoproliferative consentono al centro padovano di ematologia di risultare struttura leader nella cura delle patologie del settore. Il reparto si distingue per la diagnosi e cura delle neoplasie del sistema immunitario, leucemie acute e croniche, trapianti di midollo, interstiziopatie polmonari immunomediate, immunodeficienze acquisite e congenite, malattie autoimmuni. Oltre che per la ricerca, vengono svolte attività di laboratorio anche per la diagnostica con le più moderne tecniche e condotti progetti di ricerca su nuovi farmaci e metodi di cura innovativi quali l’immunochemioterapia con anticorpi monoclonali. Sono da anni in atto delle collaborazioni con prestigiosi centri stranieri quali la Harvard Medical School di Boston, Cornell Medical Center di New York, le Università di South Florida, Londra, Parigi e Tokyo.

 

Prof. Semenzato quali sono le principali patologie che trattate nel reparto?

Siamo un centro di riferimento per alcune patologie, come le leucemie linfatiche e mieloidi croniche, i mielomi, le malattie linfoproliferative dei linfociti granulati. Queste sono malattie che il nostro gruppo analizza in laboratori dedicati, facendo della diagnostica correlata alle patologie che studiamo dal punto di vista della ricerca. Si tratta di studi biologici attuati con le più moderne tecnologie, sia per la diagnostica che per la ricerca, necessari ad approfondire tematiche di grande attualità ma ancora in parte sconosciute. Dove si fa ricerca, in genere, si cura meglio. Infatti, le conoscenze di base sono poi trasferite sul piano clinico-applicativo e terapeutico, in particolare per quanto riguarda le malattie linfoproliferative croniche.

 

Siete in grado di creare dei medicinali nuovi per le malattie?

Non abbiamo la struttura per creare dei medicinali, questo è compito delle industrie farmaceutiche. Noi cerchiamo di identificare i meccanismi sui quali poi si possono generare nuovi farmaci. Ad esempio, i farmaci “intelligenti” di cui si sente parlare oggi non sono invasivi come la chemioterapia che distrugge a tappeto le cellule normali e quelle patologiche, ma cercano di colpire selettivamente il meccanismo alterato della cellula, senza però toccare le cellule sane. Il paziente, con queste cure, non sviluppa tutti gli effetti collaterali derivanti, ad esempio, dalla chemioterapia.

 

Siamo dunque in presenza di una nuova frontiera nella cura dei tumori?

È una nuova frontiera che ha visto il proliferare di molti nuovi farmaci con straordinaria efficacia. Per malattie come la leucemia mieloide cronica utilizziamo solo i nuovi farmaci “intelligenti”; per altre patologie, invece, c’è la combinazione tra la chemioterapia e nuove molecole, come avviene nella cura dei linfomi.

Il futuro vedrà comunque l’uso quasi esclusivo di questi farmaci che permettono la cosiddetta “ematologia di precisione”. Sono da mettere in risalto gli indubbi vantaggi di questi prodotti: innanzitutto l’efficacia di queste nuove molecole in quanto, andando a colpire solo la cellula malata, sono in grado di debellare la malattia con maggior accuratezza; questi farmaci sono altresì in grado di preservare il paziente da devastanti effetti collaterali. È difficile parlare di guarigione al 100%, di remissione completa per sempre della malattia, stabilire cioè che quest’ultima è scomparsa o perlomeno lo possiamo dire in un numero limitato di casi. Nella leucemia mieloide cronica, ad esempio, dopo che il paziente è stato per anni in remissione completa, in alcuni casi e sulla base di ben definiti criteri di laboratorio, si cerca di sospendere la terapia; si stanno attuando infatti dei protocolli per vedere se il paziente mantiene uno stato di malattia minima residua assente, nel qual caso, dopo un adeguato periodo si può definire il soggetto completamente guarito. Nei prossimi anni saranno sicuramente immessi nel mercato molti farmaci che cambieranno la prognosi di molti pazienti ematologici.

Prof. Gianpietro Semenzato

Direttore della Divisione di Ematologia ed Immunologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova

Via Giustiniani, 2 – 35128 Padova
Segreteria: 049.8212200
Fax: 049.8211970
g.semenzato@unipd.it

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% Commenti (2)

Sono molto soddisfatto per questa nuova iniziativa che reputo molto importante per la conoscenza e cura di malattie. Continuerò ad acquistare il Corriere complimenti.

Gentilissimo Ciro, la ringraziamo per il suo feedback, è importante per noi il parere dei nostri lettori. Non perda il prossimo numero in uscita a maggio!

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