L’importanza della Radiologia Interventistica nella medicina moderna

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Ne parla il Prof. Gandini, Professore Ordinario dell’Università di Torino

La Radiologia Interventistica (RI) è una disciplina che si avvale di apparecchiature di diagnostica per immagini (Radioscopia, Ecografia, TC) come metodiche guida e di uno strumentario (aghi, cateteri, stent, ecc.) di derivazione dalla Radiologia Vascolare. La RI, affermatasi nella diagnosi e nel trattamento di un numero sempre maggiore di patologie tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, comprende molte procedure diagnostiche e terapeutiche dalle più semplici, quali l’agobiopsia percutanea alle più complesse, come l’applicazione di stent per via endovascolare nel trattamento degli aneurismi. Il Prof. Giovanni Gandini, Professore Ordinario di Radiologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Radiodiagnostica dell’Università degli Studi di Torino, nonché Direttore del Dipartimento Assistenziale di Diagnostica per Immagini e Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Città della Salute e della Scienza” di Torino, è uno dei maggiori esperti di Radiologia Interventista.

 

Prof. Gandini, quali sono le tipologie di interventi che vengono realizzati con maggior frequenza.

La premessa è che ogni intervento radiologico-interventistico consta di tre momenti che devono essere condivisi anche con altri specialisti: l’indicazione al tipo di trattamento, l’esecuzione tecnica e la sorveglianza del post-operatorio. Infatti oggi la Radiologia Interventistica comprende un universo di prestazioni con un continuo incremento delle indicazioni e la frequenza delle tipologie di interventi è condizionata anche dall’incidenza delle diverse patologie: per esempio, annualmente, nel nostro Istituto effettuiamo oltre 500 agobiopsie mammarie e più di 400 fra chemioembolizzazioni e radiofrequenze del fegato, proprio perchè i tumori della mammella e del fegato sono molto diffusi. D’altro canto vi sono anche molti altri interventi in Radiologia Interventistica Vascolare (angioplastiche e posizionamento di stent) ed Extravascolare (biliare e urinario) che vengono eseguiti quotidianamente.

 

Secondo Lei, quali sono  le nuove frontiere della radiologia interventistica

Principalmente sono due: procedure sempre più sofisticate e precise per patologie che vengono già trattate da molto tempo grazie al miglioramento tecnologico (come l’applicazione di protesi sempre più raffinate per la terapia endovascolare degli aneurismi in tutti i distretti: dal cervello all’aorta) ed applicazione di tecniche note da tempo per il trattamento di patologie che in passato non si avvalevano delle procedure interventistiche, come l’embolizzazione della prostata, che consente di ridurre le dimensioni della prostata ipertrofica con conseguente evidente miglioramento della qualità della vita dei pazienti anziani, non più costretti a portare il catetere a permanenza.  La Radiologia Interventistica non rappresenta un’invasione di campo nei confronti di altri specialisti, bensì l’integrazione con altre competenze. La RI è una scienza in continua evoluzione perché sia le apparecchiature, sia lo strumentario sono sempre più sofisticati così da ampliare, da un lato, le indicazioni e ridurre, dall’altro, il trauma degli interventi radiologici. In ultimo dobbiamo ricordare che il presupposto della Radiologia Interventistica è sempre rappresentato dall’esame diagnostico sulla base del quale si conferma l’indicazione.

 

Prof. Gandini cosa ne pensa dei nuovi strumenti diagnostici in campo cardiologico?

Premetto che in Cardiologia tutta l’attività interventistica a finalità terapeutiche è di competenza dei cardiologi emodinamisti, mentre negli ultimi anni, si è molto ampliato il ruolo del radiologo nella diagnostica delle malattie del cuore e delle coronarie. In particolare la Risonanza Magnetica del cuore (Cardio-RM), consentendo attualmente uno studio del muscolo cardiaco così dettagliato, come nessun’altra metodica è in grado di garantire, ha un ruolo consolidato nella diagnosi e nel follow-up di molte cardiopatie. Il miglioramento tecnologico delle apparecchiature TC ha consentito negli ultimi anni di dimostrare con precisione, in una percentuale molto alta di casi, la morfologia delle coronarie (le arterie che vascolarizzano il cuore), riducendo di molto l’invasività, ma anche la dose di radiazioni somministrate al paziente nei confronti della coronarografia. La coronaro-TC non ha praticamente “falsi negativi” (e questo significa che quando l’esame è negativo il paziente non deve essere sottoposto ad ulteriori accertamenti) ed ha anche il considerevole vantaggio di “vedere” sia il lume delle coronarie dove scorre il sangue, sia la parete dove si forma la placca aterosclerotica, che, riducendo il calibro delle coronarie fino ad ostruirle, provoca l’infarto.

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Prof. Giovanni Gandini

Direttore del Dipartimento Assistenziale di Diagnostica per Immagini e Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria

Sede Molinette
Via Genova, 3 – 10126 Torino
Telefono: 011.6336622
Fax: 011.6960310

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