Il nuovo trattamento topico in traumatologia, medicina dello sport e patologie osteo-articolari

A parlarcene il Dott. Agostino Tucciarone, Primario Ortopedico ICOT di Latina, il Dott. Piero Volpi, responsabile dell’Unità Operativa Ortopedica del ginocchio e Traumatologia dello Sport nonchè responsabile dello staff medico dell’Inter e Raoul Saggini, professore ordinario del Dipartimento di Scienze Mediche, Orali e Biotecnologiche, Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università G. D’Annunzio di Chieti (Pescara)

Contusioni muscolari, distorsioni, tendiniti sono all’ordine del giorno per chi pratica sport da contatto, sia a livello professionistico e dilettantistico, che amatoriale. Le contusioni sono senza dubbio gli infortuni più frequenti e si stima che abbiano un incidenza almeno del 30% e, insieme agli stiramenti muscolari conseguenti allo sport rappresentano circa il 90% di tutti gli infortuni muscolari. Le contusioni muscolari determinano dolore, gonfiore, impotenza funzionale e sono spesso accompagnate dalla formazione di un ematoma, dovuto al sanguinamento dei piccoli vasi danneggiati dal trauma. L’ematoma si sviluppa progressivamente provocando un aumento del dolore e un ulteriore peggioramento funzionale. A parlarcene, il Dott. Agostino Tucciarone, Primario Ortopedico ICOT di Latina, il Dott. Piero Volpi, responsabile dell’Unità Operativa Ortopedica del ginocchio e Traumatologia dello Sport nonchè responsabile dello staff medico dell’Inter e il Prof. Raoul Saggini, professore ordinario del Dipartimento di Scienze Mediche, Orali e Biotecnologiche, Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università G. D’Annunzio di Chieti (Pescara).

«Questi infortuni – spiega il Dott. Tucciarone – possono essere definiti come un incidente fisico, un evento dannoso e imprevedibile, e comportano una inabilità. Vengono classificati in traumi lievi e moderati, cui corrisponde una tempistica di recupero: 3 giorni per il trauma lieve e da una settimana a 10 giorni per quello moderato. Per quanto riguarda i traumi discorsivi, che rientrano in un 20% di statistica generale, possono essere a carico di tutte le articolazioni, a partire dal ginocchio (33-34%) e della caviglia (25-26%), ma anche dell’anca e della spalla. Gli sport più spesso implicati in queste problematiche sono il calcio, il football americano, il rugby, il baseball, il basket ma anche la ginnastica artistica e la danza».

«Nel calcio – sottolinea il Dott. Volpi – i traumi contusivi riguardano essenzialmente il distretto inferiore, ossia la gamba, la caviglia e il piede. Ovviamente per i contrasti che i giocatori fanno uno contro l’altro, le contusioni sono molto frequenti e nella maggior parte dei casi si risolvono in 2 o 3 giorni, con l’applicazione di ghiaccio e di cerotti medicati, come quello con diclofenac ed eparina».

Generalmente, nel caso di questi infortuni, si ricorre ad un trattamento conservativo, come spiega il Dott. Tucciarone: «Ciò che si deve fare subito è cercare di prevenire la formazione dell’ematoma, ricorrendo al freddo e alla compressione. Il trattamento si basa sul protocollo RICE, un acronimo inglese, che sta per riposo, ice, ghiaccio, compressione ed elevazione; inoltre è indicato mettere in scarico l’arto che ha subito il trauma articolare o muscolare raccomandando all’atleta l’uso di due bastoni canadesi, perché non vada a sollecitare o esercitare una funzione su un arto che ha subito una lesione». Accanto al protocollo RICE, è utile il ricorso a farmaci antinfiammatori antidolorifici che possono essere impiegati in formulazione topica. «L’utilizzo di cerotti antinfiammatori – sottolinea il Dott. Tucciarone – è molto utile in questi traumi lievi e contribuisce a favorire un recupero più rapido. Se queste sostanze antinfiammatorie sono addizionate di eparina, aiutano anche a ridurre l’edema». La maggior efficacia del cerotto diclofenac e polamina in combinazione con eparina a dose fissa, ha trovato conferma in una serie di studi clinici controllati verso placebo in cui è stato utilizzato nel trattamento di contusioni e distorsioni. Il maggior effetto sul dolore di questo tipo di cerotto, è stato documentato anche nel caso delle contusioni muscolari di severità lieve-moderata. Già al terzo giorno era documentabile una maggior riduzione del dolore in misura statisticamente significativa nei pazienti trattati con cerotto diclofenac/eparina rispetto a quelli trattati con il solo diclofenac. La presenza di eparina si riflette favorevolmente anche sulla rapidità di riassorbimento dell’ematoma. Pertanto, questo cerotto, che sfrutta i vantaggi della combinazione di un antinfiammatorio “storico” quale il diclofen e una dose fissa di eparina, permette un controllo del dolore più rapido ed efficace nel trattamento di traumi minori, come contusioni e distorsioni di lieve entità, un più rapido riassorbimento degli ematomi, un contributo nell’accelerare il recupero nel corso dei trattamenti fisiatrici, ma anche la capacità di ridurre la sensibilità al dolore. Inoltre, trova indicazione anche in corso di trattamenti fisiatrici riabilitativi.

«Il fisiatra oggi – spiega il Prof. Saggini – è in grado di sviluppare una medicina riabilitativa aderente agli anni 2020, adottando un approccio olistico con cui affronta il soggetto, definendo il progetto riabilitativo nella sua interezza e nel suo divenire. Questo viene realizzato con interventi conservativi, ma anche avvalendosi di procedure terapeutiche a minima invasività. Si tratta della medicina riabilitativa interventistica, una medicina di precisione che, attraverso un inquadramento diagnostico e lo sviluppo terapeutico a indirizzo rigenerativo e riabilitativo, si focalizza su differenti quadri patologici dell’apparato muscolo scheletrico del sistema nervoso centrale e periferico e sulla cura dei quadri dolorosi. Di solito i quadri dolorosi di rilievo, vengono indirizzati all’algologo, ma il suo intervento, volto al controllo del dolore consente al soggetto di uscire dalla spirale del dolore, ma non è terapeutico casuale. Può diventarlo solo quando si applica in un contesto riabilitativo che è riconducibile al piano terapeutico definibile come “Interventional percutaneous pain rehabilitative management”. Un esempio può essere quello di un paziente con una gonartrosi grave, associata ad un quadro algodistrofico che è sottoposto ad un intervento con energie fisiche avanzate che agiscono sul quadro algodistrofico. Se dopo la prima settimana, pur essendo migliorato ha ancora dolore alla massima flessione, ed ha anche un danno meniscale, l’esecuzione di un’infiltrazione di acido ialuronico ibrido mette il soggetto nelle condizioni di proseguire e di migliorare i risultati del progetto riabilitativo. Questo tipo di approcci osi configura nel progetto riabilitativo globale che il fisiatra crea e che lo vede impegnato non solo nella definizione della patologia e nella creazione del protocollo, ma anche nella realizzazione insieme ai fisioterapisti. Nel percorso terapeutico della gonartrosi un ruolo può essere giocato anche dai farmaci, come il patch a base di diclofenac ed eparina che può essere di grande importanza nei quadri algodistrofici e con fasi di edemi duri e molli. In queste situazioni è sicuramente utile l’uso di questa combinazione per veicolare rapidamente in sede il farmaco antinfiammatorio. L’altra situazione in cui può rivelarsi utile è nel corso delle pratiche di tipo riabilitativo nei soggetti antropatici cronici in fase di invecchiamento. Infatti è sempre presente un’alterazione della pompa plantare e un’alterazione del linfodrenaggio che li porta costantemente ad avere edemi di natura dura anche in sede articolare con quadri di fibrosi dei tessuti di rivestimento. Ed è importante che queste fibrosi vengano rimosse anche con l’utilizzo di energie fisiche evolute in associazione ad uso locale anche di sostanze come il diclofenac veicolate con eparina attraverso un patch locale».

 

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