Intervista a Maria Beatrice Stasi, Direttore Generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, un fiore all’occhiello della Sanità Pubblica

La dottoressa Stasi è Direttore Generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo dal 1° gennaio 2019, dopo aver ricoperto il medesimo ruolo in altre realtà simili, come ci racconta lei stessa.

“Sono laureata in Scienze Politiche e ho svolto tutta la mia carriera nella Sanità Pubblica, con esperienze in diverse realtà: l’Asl di Lecco, di Milano, l’Azienda Ospedaliera Valtellina e Valchiavenna, l’Ats della Montagna e oggi Bergamo. Ho dunque una conoscenza abbastanza approfondita della Sanità lombarda, della sua storia e della sua evoluzione. Oltre all’esperienza sul campo, ho maturato una cospicua dose di management sanitario attraverso un master in Bocconi, un corso di perfezionamento sempre in ambito di managerialità sanitaria, oltre ad altri titoli che è stato opportuno conseguire anche per mantenere sempre vivo l’aggiornamento su queste materie.

Cos’ho imparato in tutti questi anni nella Sanità Pubblica? Che siamo un’organizzazione fatta da professionisti dove ciò che conta è il saper conquistare gli altri a degli obiettivi strategici, e accompagnare i professionisti convincendoli della bontà delle idee che si portano avanti. Il mio ruolo in particolare deve avere una funzione non direttiva e autoritaria ma di accompagnamento, soprattutto in una realtà come la nostra che è fatta di 4.600 collaboratori che si occupano di molteplici aspetti, dalle tantissime specialità alla sanità penitenziaria, dalla presa in carico sul territorio (dove abbiamo un raggio d’azione veramente ampio) alle cure palliative. Già quindi coordinare così tante persone che si occupano di ambiti diversi è molto sfidante. A maggior ragione da quando, 3 anni fa, il Papa Giovanni ha acquisito tutta una parte in più di territorio e dunque ha dovuto confrontarsi con un’integrazione importante: una vera sfida per l’Ospedale ma anche per il territorio stesso che vive con un certo timore reverenziale questo impatto con il grande Ospedale multispecialistico. Io credo tuttavia che la contaminazione sia un valore – stiamo già apprezzando i primi risultati in tal senso – e quindi stiamo lavorando per garantire un’integrazione ancora più stretta. Non solo. Oggi sappiamo che la sfida dei Sistemi Sanitari avanzati è quella di rendere sostenibile il sistema anche in futuro. Il Sistema Sanitario universalistico è un bene comune che dobbiamo preservare ma per farlo dobbiamo articolare le modalità di assistenza sanitaria, che non può circoscriversi solo all’Ospedale ma che deve abbracciare un’ampia gamma di realtà che partono da qui ma che poi coinvolgono una rete di servizi territoriali che devono in qualche modo entrare in gioco. Da questo concetto derivano e si sviluppano le attuali politiche sulla presa in carico, sull’integrazione ospedale – territorio…, di cui anche noi dobbiamo renderci protagonisti”.

Cosa l’ha colpita positivamente della realtà bergamasca che si è trovata a dirigere e quali sono gli obiettivi di questo suo mandato?

“Avendo conosciuto tante aziende sanitarie, un aspetto che sicuramente mi ha colpito arrivata a Bergamo è stato il profondo attaccamento del territorio a questo Ospedale. Una sorta di innamoramento che si riscontra nella generosità delle Associazioni, in quella dei cittadini, negli encomi che riceviamo periodicamente. E questo fatto, considerato che siamo pur sempre una pubblica amministrazione, sicuramente è un valore aggiunto del Papa Giovanni. Credo che questa peculiarità debba diventare anzi una chiave di evoluzione di progetti strategici: utilizzare bene questo marchio, questa credibilità e questa fiducia che ci viene attribuita per far crescere alcuni ambiti, che sono poi le nostre tre vocazioni: l’assistenza – ricordiamo che il Papa Giovanni ha tutte le alte specialità (tranne i grandi ustionati) ed è quindi in grado di curare qualsiasi patologia si presenti – la ricerca – ne facciamo con volumi pari praticamente a quelli degli IRCCS della Lombardia, cosa che ci consente di finanziare anche altre attività dentro l’Ospedale – e la formazione. Godiamo di molte convenzioni con Scuole di Specialità di Università lombarde e non, e questo ci consente ancor oggi di attirare giovani medici e di subire quindi un po’ meno il problema purtroppo molto attuale della penuria di medici.

Uno dei progetti strategici durante il mio mandato è sicuramente quello di concentrare in un’unica sede tutti i corsi di laurea che oggi fanno capo al nostro Ospedale e all’Università Bicocca. In quest’ottica stiamo lavorando alla ristrutturazione di una sede vicino all’Ospedale in cui concentreremo i corsi di laurea delle professioni sanitarie – infermieri, tecnici di radiologia, ostetrici e fisioterapisti – e il corso di laurea di lingua inglese, così che gli studenti siano più vicini all’Ospedale per il loro tirocinio e la formazione. E siamo già sede di formazione della Scuola dei Medici di Medicina Generale, che adesso si stanno estendendo anche ad altre ASST.

Sulla formazione dei dipendenti, invece, dico solo una cifra: 700 mila euro nel piano di quest’anno per la formazione continua dei nostri collaboratori. Una cifra importante ma necessaria perché non possiamo assolutamente permetterci di perdere terreno sull’eccellenza acquisita. Eccellenza che si gioca su due fronti: da un lato formare gli operatori e fare in modo che questa formazione continua mantenga tutti i livelli di eccellenza attesa, dall’altra sull’innovazione tecnologica, dove non possiamo permetterci di avere obsolescenza di tecnologie. Oggi l’Ospedale è dotato di macchinari molto avanzati, che vanno dalle ECMO (macchine per la circolazione extracorporea), alle Tac Pet di ultima generazione, dalla IORT per la patologia mammaria a 36 sale operatorie, di cui una attrezzata con risonanza magnetica e Tac per controllare, soprattutto in ambito neurochirurgico, l’andamento degli interventi. Il nostro sforzo ulteriore è quindi quello di mantenere, sia con Regione Lombardia che mette la quota maggiore, ma anche con i benefattori e le associazioni che ruotano intorno al nostro Ospedale, un “parco macchine” sempre aggiornato da un punto di vista tecnologico”.

Il Papa Giovanni è dunque un vero esempio di Sanità Pubblica che funziona e che diventa un punto di riferimento sia in Italia che all’estero…

“Sicuramente siamo un Ospedale dal forte istinto pionieristico nello sperimentare e nell’offrire risposte e soluzioni straordinarie e che quindi attrae una utenza ampia e variegata. I nostri pazienti arrivano sicuramente dalla Lombardia ma anche da molte altre Regioni italiane e ci sono molti ospedali stranieri che vengono a visitarci per vedere come lavoriamo. Proprio recentemente ho ricevuto una delegazione da Shangai, Ospedale che vorrebbe sviluppare delle sinergie con noi; abbiamo una convenzione con l’Ospedale di Gerusalemme che manda del personale qui da noi a formarsi sulla parte dell’ostetricia e del percorso nascita. Un altro valore aggiunto che alimenta la fiducia verso questa struttura”.

Quali altre sfide vede nel futuro della Sanità, oltre alla sostenibilità del sistema?
“Sicuramente il tema della cronicità è un segno del nostro successo, perché un tempo di certe patologie si moriva, mentre oggi si cronicizzano e si sopravvive e si convive con la malattia. Una delle prossime sfide sarà senza dubbio riuscire a coniugare la tecnica e i successi della medicina con l’umanesimo. È il nuovo concetto di empowerment del paziente: per mantenersi in salute si può e si deve fare qualcosa per se stessi, partendo dagli stili di vita, l’alimentazione, gli screening per la diagnosi precoce dei tumori… Ci sono anche nuove figure di professionisti che possono portare un valore aggiunto alla medicina: basti pensare agli ingegneri gestionali e al loro contributo nella riorganizzazione dei percorsi dei pazienti. Non bisogna, infatti, dimenticare che nel nostro Ospedale, dietro ai medici, che sono la punta dell’iceberg, c’è tutta un’organizzazione fatta di tante professioni diverse – ingegneri, funzionari amministrativi, persone che si occupano della logistica, circa 2000 tra infermieri e personale del comparto sanitario – che entrano in gioco e senza le quali tutto questo non sarebbe possibile”.

I numeri del Papa Giovanni XXIII

110 mila accessi al Pronto Soccorso ogni anno
Centro di Riferimento per i traumi per il nord della Lombardia e Centro Regionale per i traumi infantili.
Punto nascita con 4 mila parti l’anno
36 sale operatorie
332 trapianti nel 2018

 

 

 

 

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