Intervista a Silvio Falco, Direttore Generale dell’A. O. Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino

Falco

A colloquio con Silvio Falco, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino

Dal giugno 2018 Direttore Generale di una delle aziende sanitarie più grandi d’Europa, medico con un curriculum d’eccellenza nella guida di grandi strutture ospedaliere, il dottor Falco ci racconta la sua mission e i punti di forza di questo grande Polo Sanitario.

Direttore, quali sono i principali obiettivi che si è prefisso di raggiungere durante il suo mandato?

“Questa grande realtà mi vede concentrato su due macro obiettivi, due temi forti, oltre alla quotidianità e agli obiettivi disposti ogni anno dalla Regione: il primo, sicuramente più cogente e pesante oltre che sfidante, è quello cercare di mettere in equilibrio i conti di questa azienda che si trova in un piano di efficientamento abbastanza importante. Non volendo attuare correttivi relativi alla spesa per il personale, stiamo cercando di investire sui filoni che hanno una maggiore efficienza e permettono maggiori ricavi e garantire lo standard attuale su altre realtà sulle quali invece non siamo altrettanto performanti, cercando in questo modo di avvicinare un po’ la forbice dei costi e dei ricavi. Questo piano risulta ancor più importante in prospettiva del secondo obiettivo, altrettanto sfidante, ma sicuramente più motivante e di grande respiro: pensare a un nuovo ospedale – il Polo Sanitario del Parco della Salute – con oltre 1000 posti letto, altamente tecnologico, incentrato sulla ricerca e su una proficua partnership tra pubblico-privato”.

 

Qual è il livello di innovazione tecnologica e informatica dell’azienda che guida?

“Questa è una realtà molto impegnativa: basti pensare che conta 10mila dipendenti a tempo indeterminato, 2.200 posti letto e 4 presidi ospedalieri – Le Molinette, il terzo ospedale in Italia per dimensioni, l’Ospedale Infantile Regina Margherita, l’Ospedale Ostetrico Ginecologico S. Anna (che vede 6.600 parti all’anno) e il Centro Traumatologico Ortopedico. In un’azienda di queste dimensioni sono 23mila le apparecchiature tecnologiche a vario titolo: da un semplice elettrocardiografo alla risonanza più avanzata. Solo per dare qualche numero, abbiamo 14 tac, 8 risonanze magnetiche, un sistema di pet tac, 12 radiologici digitali, 6 gamma camera… – l’azienda cura circa i due terzi delle patologie tumorali della Regione Piemonte – 9 sistemi di angiografia digitale, una grande e bella sala ibrida che afferisce soprattutto all’area cardiovascolare, 5 cellule per la manipolazione di radiofarmaci, due sistemi di brachiterapia radiante per l’ambito oncologico, 9 sistemi di circolazione extracorporea. È soprattutto il Dipartimento di Chirurgia Generale ad essere all’avanguardia in Italia e leader in Europa per quella che è la chirurgia laparoscopica robotica. E in questo ambito, in particolare, stiamo facendo un gran lavoro di ricerca sui robot Metrobotics, ossia robot che utilizzano come vie d’ingresso gli orifizi naturali, riducendo in questo modo ulteriormente l’invasività che invece una ferita chirurgica lascia. Anche in ambito ortopedico abbiamo appena concluso un lavoro di collaborazione tra ingegneri clinici e ortopedici per la ricostruzione di parte di un bacino attaccato da un tumore creando un modello tridimensionale che facesse vedere virtualmente tutti i supporti, i vasi e i nervi, prima di intervenire, così da avere una preparazione preventiva molto precisa al fine di ridurre i tempi chirurgici ma soprattutto garantire maggior sicurezza rispetto a un intervento “al buio”.

Per quanto riguarda, invece, la parte informatica, abbiamo compiuto un gran lavoro, già a partire dagli anni scorsi, per mettere insieme i sistemi che provenivano dalle tre aziende ospedaliere che si sono poi fuse per creare quella attuale. Un lavoro che ci ha permesso, oggi, di avere tutti i server in house, interni, e un sistema di sicurezza sufficientemente elevato. Tutti i presidi sono collegati in rete e quindi è possibile vedere ad esempio da qualsiasi sistema radiologico una tac o un esame fatto in un altro presidio”.

 

Qual è la situazione della sanità in Italia oggi e su cosa bisognerebbe lavorare in primis per migliorare?

“Sicuramente il nostro sistema sanitario fa miracoli con il livello di finanziamento a disposizione. Pur essendo più basso rispetto alle medie europee, abbiamo dei livelli di garanzia dei LEA e di performance molto migliori di altri paesi. Oggi in Italia abbiamo un’aspettativa di vita maggiore di circa due anni rispetto ad esempio alla Germania, che vanta strutture ospedaliere sicuramente più avanzate delle nostre dal punto di vista delle tecnologie e anche l’aspettativa di vita libera da disabilità importanti sopra 65 anni è in Italia di circa 10 anni, contro situazioni europee molto più basse. Il problema del nostro sistema a mio avviso è legato al fatto che la nostra popolazione invecchia molto più velocemente di altri paesi: in Italia abbiamo molti anziani e molti over 80 che vanno gestiti. Oggi se ne occupano principalmente le badanti, ma il vero tema è come organizzare domani il mondo dei care givers. Se, infatti, sulla parte degli ospedali, della risposta ai pazienti acuti e della gestione delle emergenze siamo all’avanguardia, su tutto quello che è il percorso del paziente che cronicizza, diventa “multi patologico” e ha bisogno di essere seguito nella sua cronicità, siamo ancora molto deboli. Il filone della medicina, unito anche alla tecnologia, può sicuramente aiutare ma bisogna poi insegnare alle persone – familiari e care givers – come attuare le procedure. In una società sempre più frammentata, questo, a mio avviso, è un tema che va sicuramente pensato e riorganizzato”.

 

 

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