Intervista alla Dr.ssa Eva Orzan, Direttore Struttura di Audiologia e Otorinolaringoiatria dell’I.R.C.C.S. Burlo Garofolo di Trieste

Redazione: “Dott.ssa Orzan, quali e quante sono le sordità dei bambini?

Dott.ssa Orzan: vi sono fondamentalmente 2 tipi di deficit uditivo. Le ipoacusie trasmissive -più frequenti e più spesso transitorie- si  verificano quando vi è un ostacolo al passaggio del suono dall’orecchio esterno alla chiocciola, che rappresenta il nostro organo uditivo interno. Un’ipoacusia trasmissiva può dipendere da un accumulo di cerume, da danni al timpano o dalla presenza di fluido o catarro nell’orecchio medio (lo spazio in cui si muovono gli ossicini), raramente da una malformazione degli ossicini. Le ipoacusie neurosensoriali sono al contrario permanenti, non si possono curare con i farmaci, e necessitano di apparecchi acustici o, nei casi di maggiore entità, di un impianto cocleare.  Ogni anno in Italia vi sono 800-1000 bambini che nascono con un deficit uditivo neurosensoriale o che sviluppano dei problemi uditivi nei primi anni di vita. In 1/3 dei casi si tratta di ipoacusie particolarmente importanti in termini di gravità, dunque sordità vere e proprie. Tutti deficit uditivi neurosensoriali  dei bambini devono essere corretti al più presto con un’amplificazione o con un intervento di impianto cocleare, per evitare che la mancata esperienza sonora influisca sullo sviluppo comunicativo, linguistico e psicomotorio.

 

R: “Quali effetti può avere la sordità proprio sull’apprendimento?”

O: “Durante i primissimi anni di vita, nel cervello si formano più di un milione di nuove connessioni neurali ogni secondo.  In questo periodo le esperienze sensoriali e motorie, assieme alle informazioni genetiche ereditate dai genitori,  modellano la qualità dell’architettura del cervello, e stabiliscono che un bambino avrà, negli anni successivi, una base solida oppure fragile per l’apprendimento. L’udito è una componente fondamentale di questo sviluppo. Per fare un esempio semplice, basta pensare a quando un bambino vede un oggetto e l’adulto gli dice come si chiama: questo crea immediatamente delle connessioni cerebrali che uniscono il suono della parola ascoltata  con l’immagine dell’oggetto a cui si riferisce. Da più grande il bambino imparerà che quegli stessi suoni appresi da piccolo possono essere rappresentati anche da una parola che si scrive e si legge. Senza l’udito tutto questo non può avvenire in modo spontaneo e nei tempi corretti. Per questo motivo oggi si sa che è necessario correggere i difetti uditivi al più presto e nel modo migliore possibile.

 

R: “Come si sta muovendo in tal senso l’Ospedale Burlo Garofolo di Trieste?”

O: “La struttura di Audiologia e Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Burlo Garofolo di Trieste gestisce tutti gli aspetti che riguardano i danni uditivi pediatrici, di qualsiasi tipo e gravità. La diagnosi, il trattamento e la riabilitazione  viene avviata  fin dai primi giorni di vita del bambino, sempre in stretta alleanza con la famiglia. La struttura è dotata di strumenti e procedure di valutazione e trattamento audiologici, audioprotesici, chirurgici, endoscopici e logopedici di I, II e III livello, adatti a neonati, bambini e ragazzi. Abbiamo elaborato percorsi diagnostico-terapeutici dedicati, che includono la genetica, l’oculistica, la pediatria e la radiologia, per offrire un approccio globale e accurato alla diagnosi e la cura. Gli interventi di impianto cocleare sono eseguiti in un contesto adatto ai bambini, con anestesisti pediatri e secondo le più innovative regole della “soft-surgery”. C’è poi un grande impegno nella continuità delle cure, con progetti che includono l’educazione musicale e la condivisione con la scuola. Infine, lavorando in un istituto a carattere scientifico, viene posta molta attenzione alla ricerca, anche in collaborazione con aziende, associazioni e altri istituti italiani e stranieri.”

 

 

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