Sindrome dell’intestino irritabile: ne soffre il 10% degli italiani

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo che riguarda l’intestino, appunto. Ne soffre circa il 10% della popolazione, in particolare le donne, e con un tasso più alto di prevalenza dai 20 ai 50 anni. 

Ne ha parlato recentemente in un’intervista il professor Silvio Danese, responsabile del Centro per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino di Humanitas, ricordando che “per circa il 15-20% della popolazione italiana è la seconda causa di assenza dal lavoro, dopo l’ influenza, ed è al primo posto per richiesta di aiuto medico”. 

Come riconoscerla: i sintomi più diffusi

Proprio perché si tratta di una ‘sindrome’, ha ricordato il professor Danese, consiste in un “insieme di sintomi, che possono essere di diverso tipo: ad esempio irregolarità intestinale, che può manifestarsi sia in forma di diarrea che di stichichezza a seconda del paziente, gonfiore e spesso dolore addominale”.

Fastidi  e disturbi intestinali alterano la qualità della vita

Di fastidi e disturbi intestinali risentono anche altri gli organi, modificando così la quotidianità e in generale la qualità di vita di chi ne soffre. Tra i sintomi extraintestinali riferiti spesso dai pazienti ci sono irritazione, difficoltà a concentrarsi, stanchezza emicrania; a questi possono poi aggiungersi altri disturbi collegati ad organi vicini all’intestino, come ad esempio l’apparato urinario.

Quando il fastidio diventa cronico

Per identificare una patologia come cronica – ha detto il professor Danese – i disturbi e i fastidi devono presentarsi almeno una volta alla settimana, per almeno tre mesi consecutivi.

Fake news: la sindrome dell’intestino irritabile non aumenta il rischio di tumori

Lo ribadisce il professore: intestino irritabile e tumori non sono connessi, “questa sindrome è una patologia benigna, il cui progredire non porta come conseguenza al tumore. Questo è un mito da sfatare”.

La diagnosi

Trattandosi di una sindrome, che manifesta tra l’altro sintomi diversi da persona a persona, “non esiste un test diagnostico” per riconoscere la sindrome dell’ intestino irritabile”, ha chiarito Danese. Piuttosto per lo specialista diventa molto importante la  “ storia clinica del paziente, oltre ad esami come le analisi del sangue e di laboratorio, con cui si escludono altre patologie.

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