Tumore del pancreas, dalla nanotecnologia arriva una nuova chance terapeutica

Il Prof. de Braud, Direttore del Dipartimento di Medicina Oncologica e della divisione di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ci parla del Nab-paclitaxel

Aggressivo, ma asintomatico e per questo difficile da diagnosticare in fase iniziale, è considerato il più letale tra tutti i tipi di tumore. È il carcinoma del pancreas che in Italia colpisce ogni anno 5.500 uomini e 5.900 donne. Per combattere questo tumore arriva dalla nanotecnologia una nuova chance terapeutica disponibile anche in Italia. A parlarcene il Prof. Filippo de Braud, Direttore del Dipartimento di Medicina Oncologica e della divisione di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Prof. de Braud, ci parli di questo temibile tumore. È possibile prevenirlo?

Il tumore del pancreas è una tra le patologie tumorali più gravi e letali, che si colloca tra le prime 5 per incidenza e nel 2030 (?) si prevede che sarà la seconda causa di morte dopo il tumore del polmone. È caratterizzato da uno sviluppo spesso rapido, aggressivo e da una diagnosi tardiva; inoltre è particolarmente resistente ai farmaci. Quasi asintomatico al suo esordio, si manifesta solo quando le metastasi agli organi contigui (vie biliari e fegato) ne palesano la presenza: di conseguenza il paziente si trova ad affrontare la malattia quando è già in stadio avanzato. Il rischio di ammalarsi di carcinoma del pancreas è circa doppio nei fumatori rispetto ai non fumatori. Tra gli altri fattori di rischio ci sono una storia familiare di carcinoma pancreatico, di pancreatite, diabete od obesità; alcune sindromi genetiche, come quella di Lynch, una mutazione genetica ereditaria che predispone al carcinoma pancreatico ed associata più frequentemente ad un rischio elevato di tumore al colon. Non essendo note tutte le cause, è difficile consigliare una prevenzione efficace. È senza dubbio importante non fumare ed avere una dieta ricca di frutta e verdura e povera di alcol. È bene poi mantenere un peso corporeo sano, specialmente intorno alla mezza età, fare attività fisica ed evitare il consumo di carne rossa. Le persone che hanno altri casi di tumore del pancreas in famiglia devono poi sottoporsi a controlli periodici sulla funzionalità del pancreas, del fegato e dell’intestino.

Quali sono le cure disponibili?

Attualmente, le opzioni terapeutiche per il carcinoma pancreatico sono limitate, in parte a causa della diagnosi generalmente tardiva. La chirurgia rappresenta ad oggi una delle modalità più efficaci per intervenire su questo tumore. Le tipologie di intervento sono sostanzialmente quattro: la duodenocefalo-pancreasectomia (DCP), che consiste nell’asportazione della testa del pancreas, la parte più voluminosa della ghiandola. Per motivi anatomici, questa sezione deve essere rimossa con il duodeno, la porzione terminale della via biliare (coledoco) e la colecisti; la pancreasectomia distale, in cui si seziona l’organo a livello del passaggio testa corpo, con la rimozione quindi della parte sinistra della ghiandola e nella maggior parte dei casi anche della milza; la pancreasectomia totale, che consiste nell’asportazione completa della ghiandola insieme a duodeno, coledoco e colecisti; l’epaticodigiunostomia e la gastrodigiunostomia, il cui scopo è fornire un by-pass alla progressione della bile o del contenuto dello stomaco, quando risultano bloccati da una massa pancreatica non asportabile. La radioterapia è una valida alleata della chirurgia e trova indicazioni sia in fase preoperatoria (neoa-diuvante), sia dopo l’intervento (adiuvante). Nel primo caso, serve per ridurre il cancro primitivo. Il chirurgo riuscirà così ad eseguire un intervento meno invasivo e demolitivo. Nella modalità post-operatoria, invece, ha come obiettivo la riduzione delle recidive locali. Anche la chemioterapia può essere impiegata prima o dopo l’intervento chirurgico. I farmaci chemioterapici infatti, vengono utilizzati per distruggere le cellule tumorali. Bloccano la loro divisione e riproduzione, consentendo quindi una regressione della malattia. I trattamenti per il tumore del pancreas, così come per tutte le altre tipologie tumorali, prevedono la somministrazione di un solo medicinale o di combinazioni di prodotti differenti. Per lunghi anni l’unico trattamento possibile per un paziente con carcinoma pancreatico è stata la gemcitabina. Gli ultimi progressi nel campo della ricerca hanno permesso di compiere ulteriori e promettenti passi avanti. Le protagoniste assolute di questa rivoluzione sono le nanotecnologie, come il Nab-paclitaxel, diventato il primo nuovo trattamento indicato in prima linea per il carcinoma pancreatico metastatico.

Qual è il valore aggiunto di questa nuova terapia?

Ha un’azione chemioterapica più selettiva che aiuta a migliorare i risultati nei pazienti affetti da tumori incurabili e difficili da trattare. La tecnologia “nab” sfrutta in pratica la nanotecnologia per migliorare la somministrazione mirata delle terapie antitumorali. Questa tecnologia consiste nell’impiego dell’albumina, una proteina umana naturalmente presente nell’organismo, di dimensioni quasi nanometriche, in cui vengono racchiusi farmaci chemioterapici, nella fattispecie il nab-paclitaxel, che vengono così trasportati direttamente nella sede del tumore. Questo farmaco, associato alla gemcitabina, ha dato risultati incoraggianti, aumentando significativamente la sopravvivenza e permettendo di avere a 3 anni e mezzo, pazienti lungo sopravviventi. La nuova terapia con un meccanismo di trasporto innovativo permette di arrivare alla radice del tumore arrestandone così la crescita. Gli altri medicinali utilizzati finora, invece, avevano difficoltà a superare lo spesso tessuto connettivo presente attorno all’organo.

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de braud

Prof. Filippo de Braud

Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori

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Segreteria: 02 23903066
Fax: 02 23902149

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