Tumori dell’apparato muscolo-scheletrico, un male a sé

Ospedale-Padova

Il Prof. Pietro Ruggieri, Direttore dell’UOC di Ortopedia ed Oncologia Ortopedica di Padova, ci parla di terapie e cure

La patologia oncologica muscolo-scheletrica (neoplasie o tumori dell’osso e dei tessuti molli degli arti) costituisce uno specifico capitolo in ambito oncologico. Uno dei maggiori esperti in questo campo è il Prof. Pietro Ruggieri, ordinario di Clinica Ortopedica dell’Università di Padova e Direttore dell’UOC di Ortopedia ed Oncologia Ortopedica. Laureato e specializzato all’Università di Bologna è divenuto ricercatore all’Istituto Rizzoli. Nel suo percorso formativo, è stato fellow alla University of Florida e successivamente fellow alla Mayo Clinic. È autore di oltre 800 lavori scientifici su riviste nazionali ed internazionali ed è stato relatore o lecturer in oltre 500 congressi internazionali. Ha eseguito oltre 4.000 interventi di chirurgia ortopedica, molti dei quali in casi di tumori muscolo-scheletrici, con particolare specializzazione nelle ricostruzioni protesiche degli arti, chirurgia del bacino e del sacro. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, i più prestigiosi quelli della EFORT, SIOT, EMSOS ed NCI.

 

Prof. Ruggieri ci parli dei tumori muscolo-scheletrici

I tumori muscolo-scheletrici si distinguono in tumori primitivi, che comprendono i tumori dei tessuti molli (muscoli, tessuto adiposo o connettivo, strutture articolari, nervose o vascolari) ed i tumori dell’osso, sia  benigni che maligni (sarcomi). Le neoplasie benigne dell’osso, nonostante non comportino rischi per la sopravvivenza del paziente, se non trattate correttamente, possono causare danni funzionali importanti, con conseguente compromissione della funzione articolare e dell’autonomia del paziente. Le neoplasie maligne invece sono tumori rari a prognosi grave, che necessitano di trattamenti multidisciplinari integrati. Spesso la diagnosi è difficile, sia per la loro rarità, sia perché la classificazione e l’inquadramento istologico sono particolarmente complessi. Vi sono poi i tumori secondari o metastasi: lo scheletro, dopo il fegato ed il polmone, rappresenta la terza sede più frequente d’incidenza di metastasi da carcinoma. I tumori primitivi che più spesso danno metastasi ossee sono, in ordine d’incidenza, carcinomi della prostata, della mammella, del rene, del polmone, della tiroide. Infine ci sono le neoplasie di origine ematologica (plasmocitoma e linfoma) che colpiscono l’osso nella diffusione sistemica della malattia.

 

Come si possono curare le patologie degenerative delle articolazioni?

La chirurgia protesica è quella in grado di curarle più efficacemente. Le protesi sono una riproduzione delle ossa in materiale metallico e resina. Le protesi maggiormente usate sono in lega di titanio, mentre lo snodo della protesi, che è più sottoposto al movimento e quindi all’usura, è in ceramica o cromo-cobalto. Tutte le protesi sono modulari, cioè formate da parti distinte che vengono assemblate per adattarsi all’anatomia di ogni singolo paziente. Con la chirurgia protesica mini invasiva si ha meno perdita di sangue durante l’intervento, meno dolore dopo l’intervento, un recupero più veloce ed una cicatrice minore. Viene eseguita in anestesia peridurale, spinale o generale e consiste nel sostituire il giunto danneggiato, per garantire allo stesso una nuova mobilità. La grande novità di questa tecnica è che l’operazione è minimamente invasiva: viene eseguita attraverso un taglio di circa 15 cm con il massimo rispetto dei muscoli, permettendo così una riduzione della permanenza in ospedale del paziente ed un più veloce recupero.

 

Prof. Ruggieri Lei è specializzato anche in chirurgia del bacino e del sacro, ce ne parli

Il bacino è la struttura ossea che si insinua alla fine della spina dorsale che ha il compito di trasferire il peso della parte superiore del corpo sugli arti inferiori, di sostenere gli organi addominali e di contribuire alla locomozione delle gambe. La frattura del bacino è un infortunio molto grave perché spesso ad esso sono connesse delle lesioni anche agli organi interni. Nella maggior parte dei casi avviene a seguito di incidenti stradali, a causa di traumi da schiacciamento o dopo delle cadute dall’alto. Esistono due tipologie di trattamento per la frattura al bacino, quello conservativo e quello chirurgico. Il trattamento conservativo prevede l’assunzione di farmaci e solitamente è riservato agli anziani. Il trattamento chirurgico invece prevede un’osteosintesi che consiste nella fissazione dei frammenti ossei e se l’instabilità è molto grave si procede con una sintesi anteriore e posteriore.

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Prof. Donato Nitti

Direttore dell’UOC di Ortopedia ed Oncologia Ortopedica dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova

Via Giustiniani, 3 – 35128 Padova
Centralino: 049.8213311
Cellulare: 333.3266234
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pietro.ruggieri@unipd.it

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