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GIST: STATO DELL’ARTE E NUOVE PROSPETTIVE DI TRATTAMENTO

Nel mese dedicato ai GIST facciamo il punto sulla situazione

I tumori stromali gastrointestinali (GIST) rappresentano meno dell’1% di tutte le neoplasie maligne, ma sono i tumori mesenchimali più comuni del tratto gastroenterico. Un approfondimento con il professor Giuseppe Badalamenti, Professore Associato di Oncologia presso l’Università degli Studi di Palermo, coordinatore del Centro di Riferimento Europeo EURACAN per i sarcomi presso A.O.U.P. P. Giaccone – Palermo.

Professor Badalamenti, come si caratterizzano i GIST?

“I GIST sono tumori rari che appartengono alla classe dei sarcomi (si definisce tumore raro un tumore che incide meno di 6 su 100mila abitanti all’anno). L’incidenza è pressoché uguale tra uomini e donne, l’età media è compresa tra i 50 e i 60 anni, non è stata dimostrata alcuna correlazione con la dieta e, ad oggi, non c’è nessun fattore di rischio noto (con eccezione di alcune rarissime forme ereditarie). Sono neoplasie che originano dal tratto gastro intestinale, dall’esofago fino al retto e, in genere, insorgono dalla parete di un organo accrescendosi poi verso l’esterno. Proprio per questo molto spesso la diagnosi è tardiva: il tumore inizia a manifestare sintomi quando ormai ha raggiunto dimensioni notevoli comprimendo gli organi adiacenti. La sede più frequente in cui insorge è lo stomaco, più raramente interessa intestino tenue e colon retto. La sede principale di metastatizzazione è rappresentata dal fegato e dal peritoneo. Generalmente il GIST si identifica con la TC dell’addome e l’accertamento diagnostico avviene dopo biopsia della lesione o dopo la sua resezione”.

Qual è l’approccio terapeutico per il trattamento dei Gist?

“L’approccio standard ad un GIST localizzato è la chirurgia. Il trattamento di un GIST non operabile o metastatico è sempre medico e prevede la somministrazione di farmaci biologici. Sebbene si tratti di una neoplasia rara, dal 2001 ad oggi sono state registrate ben 4 linee terapeutiche diverse, tutti farmaci inibitori delle tirosin-kinasi, proteine che stimolano la proliferazione cellulare e che spesso sono alterate nei GIST. In linea generale: il farmaco utilizzato in 1a linea è l’imatinib che, nelle mutazioni sensibili, è mediamente attivo per 20-24 mesi. Tutti i GIST metastatici tendono a diventare resistenti ai trattamenti: in 2a linea si utilizza il sunitinib, che controlla la malattia per 4-5 mesi, in 3a linea il regorafenib, che controlla la malattia per altri 4-5 mesi. La terapia di 4a linea è rappresentata da ripretinib, ultimo farmaco registrato di recente, che controlla la malattia mediamente per altri 5-6 mesi. Alla luce di questi dati si può affermare che, ad oggi, si riesce a controllare la malattia in media per 3 anni e che un paziente con GIST avanzato mediamente può vivere oltre 5 anni dalla diagnosi. Nei casi di alterazioni genetiche che rendono imatinib poco o per niente efficace, abbiamo un altro farmaco molto attivo: avapritinib. E’ molto importante, prima di avviare un trattamento medico, effettuare l’analisi mutazionale per predire la possibilità di risposta al trattamento. Tutti questi farmaci si somministrano per via orale e sono caratterizzati da effetti collaterali tipici delle terapie biologiche, ognuno con un suo profilo di tossicità. Imatinib è il meglio tollerato, gli altri farmaci invece sono di più difficile gestione, con effetti collaterali quali diarrea, ipertensione arteriosa, sindrome mani-piedi, alopecia, che anche se lievi sono spesso persistenti e invalidanti. Aldilà della letteratura esiste poi una variabilità della prescrizione che si adatta alla real-life della pratica clinica: il principio di base è che deve sempre essere usata la massima dose tollerabile di un farmaco, diversa per ognuno; è importante quindi modulare la dose e creare schedule di somministrazione personalizzate sul singolo paziente, migliorando la compliance al trattamento e i risultati terapeutici”.

Professor Badalamenti quali sono le novità in ambito terapeutico?

“Seppur i GIST rappresentino una neoplasia rara, sono sempre stati oggetto di diverse sperimentazioni cliniche. Ad oggi esistono diversi studi di fase 3 in corso in 2° ed in 3° linea a livello mondiale che confrontano il trattamento standard versus il trattamento sperimentale col fine di dimostrare quale dei due sia superiore. In Italia è attivo lo studio “Insight” che confronta il ripretinib (nuovo farmaco) versus il sunitinib (lo standard). Nel momento in cui il GIST diventa resistente ad Imatinib, il paziente viene randomizzato attraverso biopsia liquida (esame del sangue che consente di identificare il DNA circolante) a ricevere ripretinib o sunitinib in base alla alterazione genetica secondaria che ha indotto resistenza ad imatinib. Un altro studio, che si è appena concluso e di cui aspettiamo i risultati, è lo studio “Peak” che confrontava sunitinib vs sunitinib più bezuclastinib, altro farmaco che dovrebbe bypassare la resistenza indotta da sunitinib: la randomizzazione dei soggetti avviene con un rapporto 1 a 1”.

 

Contatti:

Prof. Giuseppe Badalamenti 
Professore Associato
Centro di Riferimento Europeo EURACAN per i Sarcomi 
Università degli Studi di Palermo
Piazza Marina, 61
90133 – PALERMO
Tel: 09123886472
Mail: giuseppe.badalamenti@unipa.it

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