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GIST : TERAPIE INNOVATIVE E GIOCO DI SQUADRA PER SCONFIGGERLI

COME LE NEOPLASIE MESENCHIMALI PIÙ IN GENERALE, I TUMORI STROMALI DEL TRATTO GASTROINTESTINALE (GIST) SONO TUMORI RARI.

In Italia l’incidenza è di circa 1-1,5 casi ogni 100.000 persone, ovvero 700-900 nuovi tumori ogni anno, con circa un terzo delle nuove diagnosi che si verifica in fase avanzata di malattia. Un approfondimento con la Dottoressa Antonella Brunello, Responsabile dell’Unità Sarcomi e Tumori dell’Osso,  presso il Dipartimento di Oncologia dell’Istituto Oncologico Veneto di Padova.

Dottoressa Brunello, come si caratterizzano i Gist?

I GIST (Tumori Stromali Gastrointestinali) sono tumori rari che nascono dal tessuto connettivo del tratto gastrointestinale, appartenenti alla famiglia dei tumori mesenchimali (sarcomi), pertanto non da confondere con i più frequenti carcinomi. Colpiscono preferenzialmente lo stomaco e l’intestino tenue e possono causare sintomi come dolore addominale, sanguinamento o ostruzione intestinale. La crescita tumorale dei GIST è legata a mutazioni in specifiche proteine, in particolare KIT o PDGFR-α che, una volta attivate permanentemente a causa della mutazione, stimolano la proliferazione cellulare costante. La maggior parte di questi tumori deriva da mutazioni genetiche che si acquisiscono durante la vita (somatiche), molto più raramente può esserci alla base una predisposizione a carattere eredo-familiare.

Quali sono i trattamenti ad oggi disponibili per questo tipo di tumori?

Il trattamento principale per i GIST, come per i tumori solidi in genere, è la chirurgia per rimuovere il tumore. La malattia può tuttavia esordire con diffusione metastatica a livello della cavità addominale, o in altri casi si può avere una recidiva negli anni dopo un intervento radicale di asportazione della malattia e in questi casi la chirurgia ha un ruolo secondario. Da un punto di vista terapeutico, sin dagli anni 2000, abbiamo a disposizione imatinib, un farmaco a bersaglio molecolare (“farmaco intelligente”) che va a bloccare l’”interruttore” dato dalla mutazione di KIT. Tale farmaco ha costituito una svolta significativa nel trattamento di queste malattie, che in passato in fase metastatica avevano una prognosi infausta in quanto resistenti alla comune chemioterapia. Ciononostante, per alcuni pazienti si può sviluppare nel tempo una resistenza al farmaco, e in questo caso abbiamo a disposizione altri trattamenti in grado di superare tale resistenza. Fino a poco tempo fa erano due le molecole che si erano dimostrate attive per i pazienti nei quali la malattia sviluppava resistenza a Imatinib, Sunitinib e Regorafenib. Oggi abbiamo a disposizione altri due farmaci. Ripretinib, che è in grado di migliorare significativamente la sopravvivenza e, cosa importante nel setting della malattia avanzata, anche la qualità di vita nella maggior parte dei pazienti la cui malattia va in progressione ai precedenti trattamenti. Abbiamo inoltre a disposizione un farmaco, Avapritinib, efficace nei  pazienti il cui GIST presenta una alterazione rara nel gene PDGFRA (la cosiddetta mutazione D842V) che rende la malattia insensibile ai comuni trattamenti per il GIST.

Grazie ai progressi della ricerca che portano costantemente a nuove opzioni terapeutiche, oggi la maggior parte dei pazienti con GIST può condurre una vita normale, sebbene la ricerca prosegua al fine di poter migliorare ulteriormente la prognosi dei pazienti la cui malattia purtroppo diventa resistente ai trattamenti disponibili.

Dottoressa Brunello quanto è importante la gestione in team per questa patologia?

E’ importante ricordare che, così come per tutti i sarcomi, la gestione del GIST richiede un team di specialisti per definire il miglior percorso terapeutico, che tenga in considerazione le caratteristiche molecolari del tumore, la progressione della malattia e le specifiche esigenze di ogni paziente, con un approccio multidisciplinare e multiprofessionale.

Per i GIST, come per tutti i tumori rari, è vitale la collaborazione non solo tra i vari specialisti che gravitano attorno alla definizione della diagnosi e alla valutazione del trattamento, ma anche tra i professionisti di diversi Centri. La Rete Nazionale Tumori Rari, concepita dall’Intesa Stato-Regioni nel 2017 è stata istituita nell’ottica di ottimizzare il percorso dei pazienti affetti da tumori rari come il GIST, migliorando la collaborazione clinica, l’accesso alle cure e la ricerca.

Dottoressa, il Centro presso quale opera è un centro di rilevanza nazionale. Come viene gestito a livello territoriale il paziente affetto da GIST?

 Nella nostra Regione è attivo un PDTA (ndr: Percorso Diagnostico Terapeutico Assitenziale) che, in accordo anche a quanto raccomandato dalla Linee Guida AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) prevede che sia la fase diagnostica che il trattamento siano affidati ad  equipe di medici specialisti con comprovata esperienza, che possono avvalersi nell’ambito del coordinamento regionale rete tumori rari della consulenza dello IOV quale Centro di riferimento a livello regionale. Tale percorso fa sì che il paziente riceva il trattamento più appropriato per la sua malattia e anche la possibilità di accedere – qualora indicati e disponibili – a studi clinici con nuovi farmaci.

 

Contatti:
Dottoressa Antonella Brunello
Responsabile dell'Unità Sarcomi e Tumori dell’Osso
Dipartimento di Oncologia dell’Istituto Oncologico Veneto di Padova
Via Gattamelata, 64, 35128 Padova PD
Telefono: 049 8211111
MAIL: antonella.brunello@iov.veneto.it

 

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