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La miopia nei bambini: le strategie più efficaci per trattarla

Dalle terapie farmacologiche alle nuove lenti a defocus periferico, oggi gli oculisti hanno a disposizione delle armi efficaci per controllare il peggioramento di un difetto visivo che può essere anche patologico.

 

Il Prof. Paolo Nucci è Ordinario di Oftalmologia presso l’Università degli Studi di Milano. Ha una grandissima esperienza nell’Oftalmologia pediatrica – ha un “Fellowship Certificate” (diploma di superspecializzazione) in Oftalmologia Pediatrica e Strabismo del Dipartimento di Oftalmologia dell’Università di Chicago – occupandosi in particolare delle patologie oculari infantili, dello strabismo del bambino e dell’adulto e della Neuroftalmologia. Nell’ambito della sua attività clinica, di ricerca e di didattica, uno degli ambiti a cui si è sempre dedicato è quello della miopia infantile.

 

Professore, cos’è la miopia?

“Se un tempo il difetto miopico non destava preoccupazioni ma veniva considerato uno dei disturbi refrattivi in cui una persona poteva incorrere e anzi c’era un visione quasi “romantica” della miopia come sorta di vezzo tipico degli studiosi, oggi, alla luce dei nuovi studi epidemiologici, si è visto che la miopia non è da considerare sempre solo fisiologica, ma può essere anche patologica. Se la genetica ha il suo peso, infatti, (l’allungamento del bulbo oculare, causa della miopia, è facilmente ereditabile dai genitori), anche i fattori ambientali giocano un ruolo molto importante. Solo per fare qualche esempio, è stato osservato che in un contesto cittadino è più facile trovare persone miopi rispetto ad un contesto rurale, così come tra le tribù Masai ci sono molti meno miopi rispetto a contesti sociali molto più scolarizzati. L’attività ravvicinata, dunque, è sicuramente causa di una miopizzazione più grave e i device elettronici sono più pericolosi dei libri nella progressione del difetto, perché da un lato si usano più a lungo, dall’altro richiedono una vicinanza maggiore allo schermo”.

 

Bisogna dunque preoccuparsi della miopia?

“Diciamo che la miopia grave può essere un fattore predisponente a tre condizioni: in primis il distacco di retina, perché quando una persona è molto miope – sopra le 6 diottrie – anche la retina è più allungata e diventa più fragile nelle sue parti periferiche; in secondo luogo questo abnorme allungamento del bulbo, tipico della miopia, quando supera le 8 diottrie sfianca anche la parte centrale dell’occhio, andando incontro a una rottura delle membrane retiniche e alla comparsa della maculopatia; infine la miopia potrebbe influire anche sull’insorgenza e l’aggravamento del glaucoma”.

 

Si può guarire dalla miopia?

“Dalla miopia non si guarisce ma sicuramente oggi gli oculisti dispongono di alcune armi per controllarne il peggioramento, almeno nelle miopie più leggere – su quelle gravi è più difficile perché la componente genetica è più rilevante – al fine di impedirne o rallentarne la progressione. Nel corso degli anni sono state proposte diverse teorie per la cura della miopia ma nessuno ha convinto fino in fondo e si è affermato. Oggi, invece, abbiamo a disposizione delle terapie che funzionano”.

 

Quali strategie sono disponibili oggi per trattare la miopia infantile?

“La prima tecnica valida è una terapia farmacologica a base di atropina, che funziona nel 60% dei pazienti. Si è visto, infatti, che, anche a dosaggi molto bassi, l’atropina agisce come stimolatore nella produzione di dopamina, un mediatore presente nelle cellule retiniche che sembra bloccare l’attività delle metalloproteinasi, gli enzimi che allentano i legami del collagene della sclera (l’involucro dell’occhio). In questo modo, in sintesi, si impedisce all’occhio di allungarsi ulteriormente. Funziona in 6 bambini su 10, quindi oggi lo proponiamo in prima battuta a partire dai 6 anni d’età. Gli effetti collaterali sono nulli e la terapia viene protratta per un periodo variabile dai 2 ai 4 anni, con il risultato di diminuire la progressione miopica di circa la metà. Un’altra strategia valida, più recente, è quella di utilizzare delle lenti a defocus periferico (disponibili sia come lenti a contatto che come occhiale) che, a differenza delle lenti classiche che correggono bene solo al centro ma non nelle parti periferiche, mettono a fuoco ugualmente bene tutto l’occhio. Dal momento che lo stimolo alla crescita dell’occhio sembra venire proprio dalla sfuocatura che avviene nelle parti periferiche di cui l’occhiale generalmente non si occupa, questo tipo di lente impedisce che questa defocalizzazione periferica rappresenti un elemento di peggioramento del difetto”.

 

In cosa consiste la terapia ortocheratologica?

“Si tratta di lenti che hanno una geometria particolare che tende a schiacciare la cornea indebolendone il potere e dunque il difetto. I risultati sembrano buoni anche se io ho qualche remora concettuale, perché questa tecnica prevede di indossare le lenti di notte, quando l’occhio è chiuso e in condizioni di maggior fragilità perché mancano l’ammiccamento, le lacrime e l’ossigeno dell’ambiente che possono contribuire a evitare una sofferenza corneale che, se diventa cronica, può portare a delle complicanze anche gravi”.

 

Per gli adulti miopi, invece, cosa si può fare?

“Al di sotto delle 6 diottrie una terapia correttiva valida è senza dubbio il laser, in quei pazienti in cui a miopia si sia stabilizzata. Per quei pazienti che, invece, hanno anche in età adulta delle miopie superiori a 7 e non sopportano le lenti a contatto, si sono affacciate sul mercato negli ultimi anni le lenti fachiche, che sostituiscono le lenti a contatto e vengono inserite tra l’iride e il cristallino. Qui la riserva è dovuta al fatto che, per la posizione in cui sono messe, potrebbero portare la cataratta, anche se negli anni sono stati fatti molti passi avanti nel migliorare questo aspetto”.

Contatti

Prof. Paolo Nucci

Ordinario di Oftalmologia

Università degli Studi di Milano

Mail: contatti@paolonucci.it

www.paolonucci.it

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