Tre anni fa, quando abbiamo preso in mano la sanità del Lazio, sapevamo che il cambiamento vero non arriva in un giorno. Richiede tempo, coraggio e soprattutto una visione che rimetta al centro la dignità delle persone.
La sanità è fatta di incontri prima che di numeri. È fatta di chi aspetta una diagnosi, di chi entra in un reparto con paura, di chi ogni giorno lavora accanto alla fragilità. Questo pensiero ci ha guidato fin dal primo momento.
I conti erano fuori controllo. Il fondo di dotazione era in rosso di oltre un miliardo e quasi un altro miliardo era fermo in crediti mai riscossi. La Corte dei conti non riusciva neanche a esprimere un giudizio completo. In quel momento avremmo potuto cercare scuse. Non l’abbiamo fatto. Abbiamo scelto di lavorare, in silenzio ma con determinazione.
Oggi i bilanci sono stati approvati. La Regione è tornata affidabile e i contenziosi si sono ridotti in modo drastico. Ma soprattutto possiamo dire una cosa che pesa più di qualsiasi dichiarazione: i 154 milioni di avanzi di amministrazione generati nel 2023 e nel 2024 verranno reinvestiti nella sanità. Nei reparti, nelle tecnologie, nei luoghi dove si cura davvero la vita delle persone. È un segnale di serietà e un impegno mantenuto.
Accanto al risanamento, abbiamo costruito una visione. Con il PNRR abbiamo investito oltre un miliardo di euro per rafforzare la sanità territoriale: 124 Case della Comunità, 35 Ospedali di Comunità, 59 Centrali Operative Territoriali già in funzione. Sono strutture che non restano sulla carta: stanno nascendo nei quartieri, nei paesi, nei territori che attendevano risposte da anni. È lì che vogliamo riportare la cura: vicina, accessibile, umana.
A questa rete si affianca l’innovazione. Con la piattaforma “TiCuro”, decine di migliaia di prestazioni sono già erogate in telemedicina. Per molti cittadini significa monitoraggio continuo, meno spostamenti, più sicurezza. Significa che la cura entra nella vita quotidiana senza stravolgerla.
Abbiamo poi affrontato il tema delle liste d’attesa, una delle ferite più dolorose del nostro sistema. I risultati si vedono. Nella chirurgia programmata diminuiscono gli interventi urgenti fuori soglia e aumentano quelli ordinari. Nella specialistica ambulatoriale abbiamo un aumento di prestazioni enorme, tanto che a breve raggiungeremo il target, con un’accelerazione impressionante rispetto a prima della mia elezione. Ma non è solo una questione di numeri. È ridare fiducia. È passare dal “sei in lista” al “ti stiamo seguendo”.
Anche i pronto soccorso stanno cambiando volto. Nel 2022 c’erano attese interminabili e blocchi ambulanze per oltre 6.000 ore al giorno. Oggi il tempo medio di attesa per un ricovero si è ridotto di sette ore e mezza. Il blocco ambulanze è sceso a 95 ore complessive nel settembre 2025. Questo vuol dire meno ansia nei momenti critici e più attenzione reale alle persone.
Infine, un investimento che considero decisivo per il presente e per il futuro: quattordicimila nuove assunzioni, per oltre 660 milioni di euro. Non sono numeri: sono professionisti che entrano nei reparti e nelle strutture territoriali. Medici, infermieri, tecnici, operatori che daranno respiro ai servizi e renderanno possibile una sanità più vicina e più giusta.
Tutto questo nasce da un metodo che abbiamo rimesso al centro: ascolto e programmazione. Abbiamo smesso di rincorrere le emergenze e abbiamo scelto di costruire un sistema fondato su equità, prossimità e sostenibilità.
Il Lazio sta cambiando. La sua sanità sta ritrovando ordine, energia e dignità. Il percorso non è concluso, ma continueremo a farlo con la stessa convinzione che ci ha guidato fin dall’inizio. Perché la sanità pubblica è la casa della nostra comunità e merita tutta la nostra cura.



