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	<title>chirurgia vascolare &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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		<title>Le patologie degenerative della colonna</title>
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				<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 11:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia vertebrale]]></category>
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			<p><em><strong>Facciamo il punto con il Prof. Maurizio Fornari, Responsabile dell’U.O di Neurochirurgia Cranica e Spinale dell’Istituto Humanitas</strong></em></p>
<p><strong>Professore, quali sono le patologie più frequenti   della colonna?</strong></p>
<p>Facciamo innanzitutto una breve premessa su cos’è la colonna, per poi capire cosa, di essa, vada più facilmente incontro a malattie. La colonna è uno “strumento” meraviglioso che deve garantire all’uomo la stazione eretta e quindi la possibilità da un lato di camminare e correre e, dall’altro, di usare gli arti superiori ossia l’intelligenza. Non è una struttura autoportante, bensì una tenso struttura mantenuta in posizione eretta antigravitaria dall’attività sinergica di tutto il sistema muscolare che la circonda. Svolge due funzioni fondamentali: la prima è quella biomeccanica, che permette l’utilizzo degli arti inferiori e superiori, la seconda di contenitore di una parte fondamentale del sistema nervoso centrale – il midollo spinale – e di quello periferico, ossia le radici nervose che poi si uniscono a formare i nervi periferici. Fatta questa premessa, possiamo rispondere alla domanda iniziale: ciò che va più facilmente incontro a patologie è la parte che si usura maggiormente, ossia i dischi. Le patologie del disco sono sicuramente le più diffuse e consistono in una deformazione o una rottura del disco, che può arrivare a generare protusioni o ernie vere e proprie. Possono manifestarsi in qualunque fase della vita, talvolta in maniera acuta anche in età giovanile, per traumatismi sportivi. È molto frequente ad esempio nei giovani che praticano pallavolo, pallacanestro e sport di salto.</p>
<p><strong>Come si trattano queste patologie?</strong></p>
<p>Rispetto a una patologia del disco lombare, un segmento sempre in movimento, l’atteggiamento solitamente è conservativo, perché in molti casi questo disco è in grado di auto ripararsi. Il segmento toracico, invece, raramente è soggetto a patologie, perché è praticamente immobile e quindi soggetto a carichi poco elevati, mentre quello cervicale ha molto meno carico di quello lombare ma ancor più movimento, quindi anche qui si possono riscontrare patologie dei dischi.</p>
<p><strong>Cosa sono, invece, le patologie degenerative?</strong></p>
<p>Si tratta di patologie non più legate alla rottura in acuto di una struttura giovane come può essere il disco bensì legate alle curve che caratterizzano la colonna garantendole la stazione eretta e che, inesorabilmente, interessano prima o poi tutti noi. I fenomeni più frequenti sono l’invecchiamento o l’abbassamento dei dischi e il consumo da usura dei dischi dato dal sovraccarico da movimento, alla lunga, tendono a generare discopatie croniche e un restringimento del canale lombare o cervicale, la cosiddetta stenosi. A livello lombare dà solo disturbi articolari, mentre a livello cervicale può generare mielopatia. Gli step successivi della catena generativa sono la perdita di allineamento prima delle vertebre e poi di tutta la colonna, la deformazione e lo sbilanciamento, fino ad arrivare alla spondilolistesi, alla scoliosi degenerativa e allo sbilanciamento sagittale.</p>
<p><strong>In questi casi è sempre necessario l’intervento chirurgico?</strong></p>
<p>Assolutamente no. Nel caso della stenosi del canale lombare che dà la claudicatio e in quello del canale cervicale che dà la mielopatia, sicuramente c’è indicazione a operare, perché c’è una compressione delle strutture nervose. Se, viceversa, la patologia non dà un grosso interessamento delle radici nervose ma soltanto forti dolori, l’indicazione è alla cautela, prendendo in considerazione prima di tutto la terapia conservativa, di tipo medico o fisiatrico; se poi la patologia, ancorché solo dolorosa o senza implicazioni neurologiche, diventa invalidante, allora si passa all’intervento di chirurgia riparativa della colonna rigenerata per il ripristino dell’allineamento, della morfologia o del bilanciamento. In questi casi l’utilizzo di tecnologie innovative e d’avanguardia in sala operatoria fa la differenza, perché riduce moltissimo la durata dell’intervento e quindi il traumatismo globale del paziente, gli errori di precisione della procedura, favorisce l’accuratezza e la velocità, con risultati nettamente superiori in termini di durata di degenza clinica e decorso post operatorio. Il futuro prossimo sarà quello dell’introduzione di robot, che renderanno gli interventi ancora più veloci, efficaci e meno traumatici a tutto vantaggio del paziente. Data la delicatezza della neurochirurgia spinale, il mio consiglio è sempre quello di scegliere strutture d’eccellenza in grado di dare le migliori garanzie tecnologiche, oltre che di assistenza.</p>

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			<p>Prof. Maurizio Fornari</p>
<p>Responsabile di Unità Operativa Neurochirurgia Istituto Humanitas</p>
<p>Via Alessandro Manzoni, 56</p>
<p>20089 Rozzano, MI</p>
<p>Tel: 02 8224 8201</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="KylJzmSWMQ"><p>
<a href="https://www.humanitas.it/">Benvenuti in Humanitas</a>
</p></blockquote>
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		<title>Diagnosi e trattamento delle patologie aortiche</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 17:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia Vascolare]]></category>
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			<h3>A fare il punto, il Prof. Maurizio Merlo, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Vascolare, dell’Ospedale Molinette di Torino</h3>
<p>L’aorta rappresenta il vaso arterioso principale dell’albero vascolare arterioso. Origina dal cuore, in corrispondenza del piano valvolare, e distribuisce all’intero organismo il sangue pompato dal cuore durante ogni sistole ventricolare sinistra, attraversando, lungo il suo decorso, il torace e l’addome. Diverse sono le patologie che possono colpire l’aorta. A parlarcene, il <strong>Prof. Maurizio Merlo</strong>, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Vascolare, dell’Ospedale Molinette di Torino. Dopo la laurea a pieni voti all’Università degli Studi di Torino, si è specializzato in Chirurgia Vascolare all’Università di Milano. Ha effettuato interventi di Chirurgia Vascolare in tutti i distretti anatomici (carotidi, aorta toraco-addominale ed addominale, arterie arti inferiori e superiori, varici arti inferiori) praticando per la prima volta in Piemonte, nel 1998, trapianti di segmenti vascolari in caso di infezioni protesiche. Oggi, nella Divisione che dirige, le infezioni protesiche vengono trattate con risultati allineati con la letteratura internazionale, mediante la sostituzione con vene autologhe. Dal 1980 ha eseguito numerosi trapianti renali contribuendo a portare il Centro Trapianti renali di Torino al primo posto in Italia come casistica e come risultati. Attualmente è titolare del corso di insegnamento di Chirurgia Vascolare della Scuola di Specializzazione in Nefrologia e Dialisi dell’Università di Torino.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Prof. Merlo, qual è la principale patologia dell’aorta?</em></span></p>
<p>Senza dubbio quella aneurismatica, che può interessare vari segmenti dell’aorta, ma in special modo quello sottorenale. Qui l’aneurisma si sviluppa con una frequenza del 7-8% nella popolazione sopra i 70 anni. Anche se non si conosce ancora la causa, si pensa ad una predisposizione individuale e nel 15-17% dei casi, c’è familiarità. I più colpiti sono i maschi rispetto alle femmine, anche se le donne devono essere operate prima, perché il rischio di rottura dell’aneurisma è più elevato rispetto agli uomini.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Come si può prevenire? C’è una cura?</span></em></p>
<p>La prevenzione, non conoscendo la causa, di fatto non esiste. L’unica vera prevenzione è operare prima che l’aneurisma si rompa. Purtroppo si tratta di una patologia subdola, che non presenta sintomi, pertanto il riscontro è del tutto casuale, generalmente nel momento in cui vengono eseguite delle ecografie per altri motivi. Molte volte il paziente arriva in condizioni molto critiche, con l’aneurisma rotto e di conseguenza con un’emorragia in atto, ed il rischio di morte è del 30-40% dei casi. Il problema però, non è solo il superamento dell’intervento, ma anche il post operatorio, che è molto complicato. In caso di aneurisma possono essere eseguiti due tipi di intervento: la sostituzione dell’aorta addominale oppure la chirurgia endovascolare, ossia l’impianto di endoprotesi all’interno dell’aorta. Nel primo caso si esegue una laparotomia, cioè l’apertura dell’addome, e si sostituisce il tratto aortico dilatato. Nel secondo caso invece, all’interno del tratto aneurismatico, viene impiantata una protesi passando attraverso l’arteria femorale. Il sangue circola quindi attraverso la protesi e l’aneurisma rimane escluso. La differenza tra i due tipi di trattamento consiste nel fatto che, in caso di laparotomia il paziente è completamente guarito, dal momento che è stato sostituito il tratto di aorta dilatato, mentre con l’intervento endovascolare, l’aneurisma rimane e può continuare a crescere, rendendo necessario un secondo intervento chirurgico. Per stabilire a quale dei due interventi sottoporre il paziente, è necessario valutare le condizioni generali dello stesso e le condizioni morfologiche dell’aneurisma.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Ci parli delle arteriopatie periferiche</span></em></p>
<p>Le arteriopatie periferiche si manifestano con sintomi ben precisi, come la cosiddetta claudicatio intermittens, ossia dolori crampiformi, localizzati, a seconda del livello e dell’estensione delle lesioni arteriose, a carico del polpaccio, della coscia ed eventualmente anche del gluteo. A causa dell’esigenza di fermate “obbligate” dopo determinate percorrenze, nell’attesa che il dolore crampiforme si risolva, i pazienti spesso si soffermano dinanzi alle vetrine. Per tale ragione, questo disturbo è anche definito malattia delle vetrine. Il trattamento cambia a seconda del tipo di ostruzione dell’arteria, che può interessare l’aorta od i tratti iliaco-femorale e femoro-popliteo. Quindi a seconda della sede dell’ostruzione, si possono eseguire interventi meno invasivi come le angioplastiche con il posizionamento di stent, o più invasivi come i bypass. Qualunque trattamento però cura solo il danno che la malattia ha provocato e non la malattia in sé, pertanto il paziente deve continuare a curarsi assumendo farmaci e controllando i fattori di rischio.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Qual è il consiglio che può dare?</span></em></p>
<p>Quello di eseguire sempre un esame delle carotidi del paziente, sia nel caso di aneurisma che di malattie arteriosclerotiche.</p>

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			<h4>Prof. Maurizio Merlo</h4>
<h5>S.C. di Chirurgia Vascolare Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza Sede Molinette</h5>
<p>C.so Bramante 88/90 &#8211; 10126 Torino<br />
Segreteria: 011 6334434/5254 &#8211; Fax: 011 6335974<br />
<a href="mailto:mmerlo@cittadellasalute.to.it">mmerlo@cittadellasalute.to.it</a></p>

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