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	<title>epatite &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
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		<title>Giornata Mondiale delle Epatiti: fondamentale rinnovare i fondi per gli screening HCV</title>
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				<pubDate>Fri, 19 Aug 2022 09:30:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Appello della Comunità Scientifica alle Istituzioni La pandemia ha ostacolato l’impiego dei fondi stanziati nel...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Appello della Comunità Scientifica alle Istituzioni</h2>
<p><em>La pandemia ha ostacolato l’impiego dei fondi stanziati nel 2020. Ma far emergere il sommerso è fondamentale per eliminare il virus dell’Epatite C entro il 2030 come previsto dall’OMS. Il rischio che l’Epatite evolva in cirrosi o epatocarcinoma rende il tema un problema di salute pubblica. Desta preoccupazione la non ammissibilità dell’emendamento che prevedeva il rinnovo del fondo per le regioni per gli screening dell’Epatite C. Le società scientifiche SIMIT e AISF auspicano che il prossimo Parlamento possa prevedere risorse sufficienti per la ricerca del sommerso</em></p>
<div class="wp-block-image">
<p>Le recenti vicende politiche provocano preoccupazione nella comunità scientifica, già allarmata per la non ammissibilità dell’emendamento che prevedeva la proroga di un anno, fino al 31 dicembre 2023, dei fondi stanziati nel 2020 per gli screening dell’Epatite C. La pandemia, infatti, in questi due anni ha pesantemente condizionato l’attività delle regioni nella definizione di strategie volte a far emergere il sommerso, ossia coloro che sono affetti da Epatite C ma non ne sono consapevoli.</p>
<p>Il risultato è stato che i trattamenti si sono drasticamente ridotti rispetto agli anni precedenti, mettendo anche in discussione l’obiettivo di eliminazione del virus entro il 2030. Un traguardo promosso dall’OMS su cui l’Italia è ancora in corsa, grazie ai nuovi farmaci che permettono l’eradicazione dell’HCV in maniera definitiva, in poche settimane e senza effetti collaterali. Come riportato dai dati AIFA, infatti, se al 3 gennaio i pazienti avviati al trattamento per l’Epatite C erano 232.004, all’11 luglio sono 239.378: poco più di 7mila.</p>
<h4><strong>L’appello della comunità scientifica</strong></h4>
<figure style="width: 237px" class="wp-caption alignright"><img title="giornata mondiale epatiti fondamentale rinnovare fondi " src="https://www.insalutenews.it/in-salute/wp-content/uploads/2021/07/prof-alessio-aghemo-300x200.jpg" alt="" width="237" height="158" /><figcaption class="wp-caption-text">Prof. Alessio Aghemo</figcaption></figure>
<div class="wp-block-image">In occasione della Giornata Mondiale delle Epatiti, promossa dall’OMS come ogni anno per il 28 luglio, l’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato – AISF e la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT esprimono viva preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare con la non ammissibilità dell’emendamento: alcune fasce di popolazione non potranno più contare sugli screening gratuiti. Da qui parte un appello al prossimo Parlamento e al Governo che entreranno in carica in autunno.</div>
</div>
<blockquote><p><em>“Gli screening per scovare i casi di Epatite C rappresentano una buona prassi che ha insignito l’Italia del ruolo di leader contro le malattie del fegato e le malattie infettive – sottolinea il <strong>prof. Alessio Aghemo, Segretario AISF</strong> – Dopo il bilancio in chiaroscuro dell’ultimo biennio, è auspicabile prolungare la disponibilità dei 71,5 milioni di euro già stanziati nel 2020 fino al 31 dicembre 2023, per poi inserire stabilmente in futuro la pratica degli screening come un elemento stabile del nostro SSN. Con questo approccio, infatti, sarà possibile curare centinaia di migliaia di persone ed eliminare l’Epatite C nel nostro Paese”.</em></p></blockquote>
<figure style="width: 282px" class="wp-caption alignleft"><img title="giornata mondiale epatiti fondamentale rinnovare fondi " src="https://www.insalutenews.it/in-salute/wp-content/uploads/2020/11/prof-claudio-mastroianni-simit-300x200.jpg" alt="" width="282" height="188" /><figcaption class="wp-caption-text"><strong>Prof. Claudio Mastroianni</strong></figcaption></figure>
<blockquote><p><em>“La SIMIT esprime viva preoccupazione per la recente non ammissibilità della proroga del fondo per gli screening – ribadisce il <strong>prof. Claudio Mastroianni</strong> –. La terapia, infatti, oltre a curare il paziente, rappresenta anche un importante mezzo di prevenzione per bloccare la trasmissione del virus. </em></p>
<p><em>Per queste ragioni è importante sviluppare l’azione in molteplici direzioni: servono politiche di screening a livello regionale su popolazioni target come presso carceri e servizi pubblici per le dipendenze (SerD), una ricerca del sommerso nelle fasce d’età previste nel decreto ministeriale e uno screening opportunistico, da effettuarsi ogniqualvolta una persona abbia la possibilità di farlo”.</em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE: insalutenews.it</p>
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		<title>L’importanza delle immunoglobuline nel trattamento dell’epatite B</title>
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				<pubDate>Thu, 27 Jul 2017 09:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gastroenterologia]]></category>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa67b7ce5836"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa67b7cf1102"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<p><strong>La Prof.ssa Patrizia Burra, Direttore dell’UOSD “Trapianto Multiviscerale” dell’Azienda Ospedaliera di Padova, ci spiega i vantaggi di questo farmaco</strong></p>
<p>L’epatite B è una malattia del fegato causata da un virus a DNA (HBV), trasmesso attraverso fluidi corporei quali sangue, liquido seminale e secrezioni vaginali, ma anche dalla madre al nascituro durante il parto. A parlarci dell’infezione da HBV, la Prof.ssa Patrizia Burra, Direttore dell’UOSD “Trapianto Multiviscerale” dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova, che recentemente è stata eletta presidente della ILTS (International Liver Transplantation Society).</p>
<p><em>Prof.ssa Burra ci parli dell’epatite B</em></p>
<p>Il virus dell’epatite B è responsabile dell’infezione del fegato, che clinicamente si può manifestare come epatite acuta, od epatopatia cronica, od addirittura epatite fulminante. Nella maggior parte dei casi, i soggetti che vanno incontro ad un’infezione acuta, sono in grado di contrastare efficacemente l’infezione e di eliminare il virus, producendo anticorpi, mentre in altri casi l’infezione persiste e nel 15-25% dei casi determina l’evoluzione in fibrosi del fegato con potenziale sviluppo di cirrosi e rischio poi di sviluppare tumore del fegato.</p>
<p><em>Quando una persona affetta da epatite B deve essere sottoposta ad un trapianto di fegato?</em></p>
<p>Il trapianto di fegato è considerato un intervento che si rende necessario quando l’organo non è più in condizione di sostenere le sue funzioni e le terapie mediche convenzionali non sono più in grado di controllare le complicanze. Nel caso di epatite B, le indicazioni al trapianto di fegato sono rappresentate dalla cirrosi epatica complicata, con o senza presenza di tumore del fegato, dall’epatite acuta che non risponde alla terapia medica e dall’epatite fulminante. Quest’ultima si manifesta con comparsa di ittero ed encefalopatia epatica e la rapidità con cui il fegato perde le sue funzioni, rende necessario un trapianto di fegato in urgenza. L’epatite fulminante infatti, insorge all’improvviso interessando il fegato in precedenza perfettamente sano e può portare al decesso anche in  pochi giorni, se non si rende disponibile un organo per il trapianto.</p>
<p><em>I pazienti trapiantati per epatite B sono quelli con i migliori risultati dopo l’intervento. Ciò che ha migliorato la loro qualità di vita è sicuramente la somministrazione di immunoglobuline anti-epatite B per via sottocutanea. Quali sono i vantaggi?</em></p>
<p>È vero, i risultati dopo trapianto per malattia epatica HBV-correlata sono ottimi, grazie alla possibilità di prevenire la reinfezione del nuovo organo. Lo schema tradizionale di prevenzione dell’infezione consiste nella somministrazione al paziente trapiantato, della combinazione di immunoglobuline anti-epatite B (HBIg), insieme ad un farmaco antivirale. Le HBIg vengono somministrate nella fase del trapianto, poi in profilassi dopo il trapianto, per impedire che il virus reinfetti il fegato. In altri casi, quelli considerati a basso rischio di reinfezione, la posologia delle HBIg può essere ridotta nel tempo od addirittura sospesa, continuando la profilassi con il solo farmaco antivirale. Le HBIg possono essere somministrate tramite infusione per via endovena, che però si può effettuare solo in struttura ospedaliera o territoriale adeguata; con iniezione intramuscolare, di più facile gestione da parte del paziente; oppure con somministrazione sottocutanea, che il paziente gestisce da solo. Quest’ultima, grazie alla sua praticità, consente infatti una facile autosomministrazione periodica, che di certo migliora la qualità della vita del paziente trapiantato. Grazie alla profilassi con HBIg in associazione con i farmaci antivirali, la percentuale di riattivazione del virus dopo il trapianto è molto bassa, tra 0 e 5% dei casi, un risultato assolutamente eccezionale ed impensabile nel passato quando non esistevano le immunoglobuline.</p>
<p><em>Il miglioramento di vita è stato dimostrato nello studio Twins. Di cosa si tratta?</em></p>
<p>La somministrazione sottocutanea di immunoglobuline anti-HBV è sicura ed efficace, mantiene stabili le concentrazioni di anticorpi anti-HBs e migliora l’autonomia dei pazienti. Per fare un confronto con altre vie di somministrazione, sulla qualità di vita del paziente, è stato creato un questionario specifico, capace di analizzare diversi aspetti sia dell’autonomia del paziente, che della sua percezione di sicurezza. Il questionario è stato quindi utilizzato in due studi, chiamati Twins 1 e Twins 2. Nel primo è stato confrontato l’impatto sulla qualità di vita della somministrazione di HBIg per via endovenosa od intramuscolare in 177 casi, ed i risultati hanno confermato migliore flessibilità e minor necessità di sostegno da parte del personale sanitario, a favore della somministrazione intramuscolare. Nel secondo studio invece, è stato valutato l’effetto sulla percezione di benessere, sia fisico che mentale, dopo modifica della modalità di somministrazione di HBIg, da via endovenosa od intramuscolare, a via sottocutanea. Dopo 6 mesi di profilassi con HBIg sottocute, si è osservato un miglioramento globale della qualità di vita.</p>
<p>.</p>

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	</div>
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			<h4>Prof.ssa Patrizia Burra</h4>
<h5>UOSD &#8220;Trapianto Multiviscerale&#8221; Azienda Ospedaliera Università degli Studi di Padova</h5>
<p>Via Giustiniani 2 &#8211; 35128 Padova<br />
Segreteria: 049 8212890<br />
<a href="mailto:burra@unipd.it">burra@unipd.it</a></p>

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