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	<title>PAOLO CERRATO &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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		<title>Ictus e forame ovale pervio: il punto di vista del neurologo</title>
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				<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 15:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus cardiovascolare]]></category>
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			<h3><em><strong>Possono essere molte le cause di un ictus giovanile: servono competenze neurologiche specifiche per comprendere le cause e scegliere le procedure adeguate</strong></em></h3>
<p>Di fronte ad un episodio di ictus criptogenetico in pazienti giovani vanno presi in considerazione diversi fattori causali, tra i quali il forame ovale pervio (FOP), per stabilire la causa che ha portato all’evento ischemico cerebrale e agire di conseguenza. Ne abbiamo parlato con il Dottor Paolo Cerrato, Re-sponsabile della Stroke Unit dell’Ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, centro di riferimento per il trattamento e la cura dell’Ictus in Italia.</p>
<p><strong>Dottore, cos’è un ictus criptogenetico e quali possono essere le cause in età giovanile?</strong></p>
<p>Il termine criptogenetico identifica tutti quei casi in cui c’è una causa non chiara, non evidente, nascosta. Si tratta di circa il 20% di tutti gli eventi cere-brovascolari. Nello specifico, nel soggetto di età giovanile – intendiamo per-sone sotto i 45 anni – l’incidenza di nuovi eventi ischemici cerebrali è di circa 10/15 ogni 100 mila abitanti l&#8217;anno, mentre in età pediatrica (sotto i 18 anni) l’incidenza è ancora più bassa: 1 / 2casi su 100mila. Nell’ictus pediatrico e giovanile abbiamo due cause principali: la dissecazione delle arterie cerebrali (una sorta di lacerazione dell’arteria), che può essere traumatica o sponta-nea, e l’ictus da embolia cardiaca dovuta al forame ovale pervio.</p>
<p><strong>Come vengono gestiti questi episodi?</strong></p>
<p>Un paziente che ha un evento ischemico cerebrale, che sia un TIA (attacco ischemico transitorio) o un ictus, deve recarsi immediatamente in pronto soc-corso e ricoverato in neurologia o nelle Stroke Unit dedicate all’ictus, dove viene gestito in primis da un neurologo. Se poi, dagli accertamenti, si scopre che è presente un forame ovale pervio, il neurologo si interfaccia con il car-diologo per la diagnostica e per le ricerche terapeutiche così da decidere se intervenire con la chiusura meccanica. Nella valutazione dell’intervento si prendono in considerazione diversi aspetti, oltre all’età del paziente: l’esclu-sione di altri fattori cardiovasolari, le caratteristiche morfologiche e anatomi-che del forame ovale pervio (se è di grosse dimensioni o se presenta l’aneuri-sma del setto) o ancora se ci sono dei trombi nelle vene delle gambe. In que-sti casi si propende sempre per l’intervento. Negli ultimi due anni infatti, sono stati pubblicati una serie di studi che hanno dimostrato come ci sia un certo</p>
<p>beneficio nel chiudere il forame ovale pervio per via endovascolare, piuttosto che trattare i pazienti con la sola terapia medica. Nella nostra Stroke Unit ri-coveriamo circa 420 pazienti con ictus, di cui circa una quarantina all’anno con ictus giovanile e di questi circa la metà con un forame ovale pervio che viene solitamente proposto per la chiusura, in sinergia con il Cardiologo Emo-dinamista che effettua poi l’intervento in via percutanea senza chirurgia.</p>
<p><strong>Attenzione alla diagnosi</strong></p>
<p>Mi preme sottolineare che, proprio in presenza di soggetti giovani, è fonda-mentale rivolgersi sempre a un centro specializzato in cui siano presenti neu-rologi esperti in vasculopatie giovanili: prima di attribuire un ruolo causale al forame ovale pervio, infatti, vanno escluse tutte le altre spiegazioni e tutte le altre cause. Essendo, infatti, il forame così comune tra i giovani, si rischia al-trimenti di dare automaticamente un ruolo causale a questa malformazione che invece potrebbe non avere. Oltre alla dissecazione, infatti, che è la più comune insieme al forame, c’è un elenco lunghissimo di altre patologie rare o molto rare che vanno conosciute e diagnosticate per poter essere escluse. Solo per fare qualche esempio la Sindrome di Sneddon, alcune alterazioni della coagulazione, la malattia di Fabry o ancora malattie tipiche di alcune popolazioni e non di altre come la sindrome di Moyamoya (letteralmente nu-vola di fumo), un’arteropatia tipica degli orientali.</p>

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			<p>Dott. Paolo Cerrato</p>
<p>Resp. Stroke Unit – Dip. Neuroscienze della Città della Salute e della</p>
<p>Scienza di Torino</p>
<p>C.so Bramante, 88 – Torino</p>
<p>Tel. 011/633.5548 – 4802</p>
<p>email: <a href="mailto:pcerrato@cittadellasalute.to.it">pcerrato@cittadellasalute.to.it</a></p>

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