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	<title>prevenzione tumori &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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		<title>L’importanza della Radiologia  Interventistica nella cura dei tumori</title>
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				<pubDate>Wed, 26 Jul 2017 11:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Radiologia]]></category>
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			<p><strong>A parlarci di questa specialità il Dott. Carlo Spreafico, Responsabile della S.S. Interventistica Oncologica Vascolare Epatobiliare dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano</strong></p>
<p>Precisa ed efficace come un intervento chirurgico, ma molto meno invasiva, la Radiologia Interventistica prende sempre più piede nella cura dei tumori. A parlarcene il Dott. Carlo Spreafico, dal 2012 Responsabile della S.S. Interventistica Oncologica Vascolare Epatobiliare dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, nella Struttura Complessa di Radiologia 2 dell’IRCCS milanese. Laureato in Medicina e Chirurgia, è specializzato in Radiologia Diagnostica e Radioterapia.</p>
<p><em>Dott. Spreafico, cosa si intende per Radiologia Interventistica?</em></p>
<p>La Radiologia Interventistica comporta una serie di procedure di tipo terapeutico che utilizzano i mezzi d’immagine di pertinenza radiologica per consentire l’esecuzione di interventi con un approccio di tipo percutaneo, attraverso la pelle, senza tagli, con una terapia loco-regionale. Le terapie interventistiche consistono nell’applicazione di un’energia, fisica o chimica, veicolata all’interno del tumore o mediante puntura diretta, come nel caso delle ablazioni percutanee (radiofrequenza, micro-onde, crioterapia), od attraverso le strutture vascolari. Dal punto di vista dell’oncologia si va affermando il concetto che la cura dei tumori è un processo di tipo multidisciplinare. Un gruppo multidisciplinare presenta l’esperienza e la conoscenza per quel tumore ed a seconda della stadiazione e delle caratteristiche cliniche del paziente, vengono scelte le terapie. La Radiologia Interventistica consente alcune di queste terapie. Si è modificato negli anni anche il concetto dell’asportazione del tumore. Fino agli anni ‘80, forse anche oltre, l’intervento doveva essere il più demolitivo possibile. Ora grazie alla combinazione di terapie, possono essere trattati i tumori in modo meno aggressivo. All’Istituto Nazionale dei Tumori uno dei tumori maggiormente trattati dalla Radiologia Interventistica è quello del fegato, uno dei capisaldi su cui si sviluppano la ricerca e la terapia. Il fegato è forse il più importante tra gli organi trattati dalla Radiologia Interventistica perché il fatto che il tumore primitivo si trovi confinato all’interno dell’organo, lo rende più facilmente aggredibile da terapie locali, piuttosto che da terapie sistemiche generali. Quando il tumore del fegato si trova in uno stadio più avanzato, il che avviene in alta percentuale dei casi, le terapie più tipicamente locali, come le resezioni chirurgiche o le ablazioni radiologiche percutanee, non possono essere eseguite. In questi casi le terapie loco-regionali eseguite per via intra-arteriosa dai radiologi interventisti diventano molto importanti: mi riferisco alla chemioembolizzazione ed alla radioembolizzazione. Con la chemioembolizzazione iniettiamo attraverso le arterie delle particelle o del materiale miscelato con dei chemioterapici, che rimangono però localmente nel fegato e nei tumori e lì agiscono. L’altra classe di terapia, più recente, si chiama radioembolizzazione. Siamo stati fra i primi in Italia nel 2007 ad utilizzarla. Si esegue sempre il cateterismo arterioso del fegato e si rilasciano delle particelle che contengono Yttrio 90, un isotopo radioattivo che esegue una radioterapia assolutamente locale.</p>
<p><em>La Radiologia Interventistica interviene in tutti i tipi di tumore o solo sul fegato?</em></p>
<p>Non solo sul fegato, un altro organo che ben si presta è infatti il rene. Un passo importante è stato capire che i tumori possono essere anche multinodulari e multicentrici dall’origine, per cui togliere un rene non conviene, perché anche l’altro potrebbe ammalarsi, mettendo il paziente in una situazione molto difficile. Il risparmio di parenchima renale è importante sin dall’inizio, per cui la terapia chirurgica da demolitiva diventa settoriale. In quest’ottica trovano spazio anche le terapie ablative radiologiche percutanee, in particolare la radiofrequenza e la crioterapia. Dunque terapia mirata che distrugga il minor tessuto renale funzionante, così da mantenere al paziente la funzionalità dell’organo, ma nello stesso tempo distrugga il nodulo, perché il tumore del rene rimane confinato a lungo ed in genere metastasi e diffusione sono tardive.</p>
<p><em>Quindi non una unica cura per il cancro ma una modalità mutidisciplinare?</em></p>
<p>Il messaggio più importante è che il tumore si tratta in modo multidisciplinare. Il problema può essere che, per esempio negli ospedali minori, pur in presenza di figure professionali eccezionali, alcune metodiche, come la radioembolizzazione, di cui parlavo prima, non hanno una grande diffusione perché richiedono un approccio multidisciplinare complesso che manca. Diventa importante affrontare certe patologie in luoghi dove ci siano tutte le competenze in grado di garantire il meglio al paziente. Il positivo del nostro Istituto, soprattutto per le patologie di cui ho parlato, è che ci sono vari gruppi interdisciplinari, che possono offrire tutto quello che attualmente la medicina moderna può offrire al paziente oncologico, comprese tutte le terapie loco-regionali.</p>

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			<h4>Dott. Carlo Spreafico</h4>
<h5>S.S. Interventistica Oncologia Vascolare Epatobiliare &#8211; Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori</h5>
<p>Via G. Venezian,1 &#8211; 20133 Milano<br />
Segreteria: 02.23902071<br />
Fax: 02.236902396<br />
<a href="mailto:carlo.spreafico@istitutotumori.mi.it">carlo.spreafico@istitutotumori.mi.it</a></p>

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		<title>Il cancro si sconfigge anche a tavola con una sana alimentazione</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 15:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin_SB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Oncologia]]></category>
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			<h2>Il Prof. Tortora ci illustra il Progetto Convivio, che oltre alle attività culturali e ludiche, organizza corsi di cucina per i pazienti oncologici</h2>
<p>Una sana alimentazione è uno strumento valido per la prevenzione delle malattie e rappresenta un aiuto concreto per chi è in cura. Nell’ambito delle iniziative del Progetto Convivio, nato nell’U.O.C. di Oncologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (AOUI) di Verona, diretta dal Prof. Giampaolo Tortora, per umanizzare le cure dei pazienti oncologici, è da poco partito il corso di cucina “La cucina del Convivio: prevenire a tavola. Proposte per una sana e consapevole alimentazione”. Si tratta di un corso gratuito e totalmente riservato ai pazienti in terapia, sponsorizzato da Farine Varvello, NaturaSì e dalla Cooperativa La Buona Terra. In questo progetto si sono inseriti gli studenti ed i docenti del Centro Servizi Formativi Stimmatini di Verona, che si è reso disponibile per questa nuova esperienza, partecipando con gli allievi della Scuola di Ristorazione, con l’obiettivo di proporre una serie di pietanze adatte ai pazienti, con variegati menù che possano essere di riferimento anche in una terapia preventiva per l’insorgenza dei tumori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Tortora ci parli del Progetto Convivio. In cosa consiste?</strong></p>
<p>Il Progetto, ideato nel 2014 dalla D.ssa Daniela Cafaro, e fortemente sostenuto sia dalle Direzioni Generale e Sanitaria della AOUI che dal Rettore dell’Università degli Studi di Verona, è nato dall’esigenza della nostra Oncologia, di offrire ai pazienti che accedono alla struttura sanitaria dei momenti di pausa dalla malattia, in particolare durante le attese per le visite e tra una terapia e l’altra. Consapevoli delle emozioni, dei problemi fisici, delle reazioni alle terapie si è pensato di realizzare, con l’aiuto di associazioni, enti, volontari, degli incontri dove poter distrarre la mente, acquisire nuove conoscenze, gustare cibi, dimenticare, anche se per un periodo limitato, le disarmonie causate dalla malattia. Convivio, oltre ad essere un progetto molto ampio è omnicomprensivo, perché copre molti campi ed è uno dei più articolati in Italia. Mira ad umanizzare l’assistenza con un intrattenimento offerto non solo ai pazienti, ma anche ai loro familiari ed accompagnatori, attraverso una serie di attività su tematiche di ambito culturale, nutrizionale, estetico e ludico, che coprono un intero anno con 2-3 appuntamenti settimanali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come si inserisce il fattore alimentazione in questo ambito?</strong></p>
<p>I pazienti oggi sono molto attenti all’alimentazione, non si accontentano più di semplici indicazioni ma vogliono una dieta ben precisa. Per questo motivo, siccome abbiamo anche un interesse di carattere scientifico sul ruolo degli alimenti, sul contenuto, sul rapporto con la cancerogenesi, stiamo privilegiando l’aspetto nutrizionale-dietetico, con l’aiuto ed il supporto delle dottoresse Clelia Bonaiuto ed Ilaria Trestini, nutrizioniste della U.O.C. di Oncologia veronese. La dieta quindi viene intesa proprio come ruolo delle componenti essenziali di ciascun alimento. Il tumore e le cure necessarie per combatterlo, comportano un cambiamento delle abitudini alimentari, per questo il nostro progetto prende una direzione chiara, che non è solo quella di cambiare stile di vita od arrivare ad una corretta alimentazione, ma assume una valenza scientifica forte, dal momento che studiamo la capacità di tollerare alcuni cibi ed individuiamo quelli che sono ideali per pazienti che si sottopongono a chemioterapia. Recenti studi, in cui è impegnata anche la nostra Oncologia, mostrano come alcuni nutrienti contenuti negli alimenti interagiscano con il DNA, possono implementare e potenziare la flora batterica intestinale, modulando così l’efficacia della terapia. Pertanto nel Convivio, la gemmazione della ricerca clinica e biomolecolare è intrecciata con la parte nutrizionale e le cure. L’aspetto della dieta ha suscitato l’interesse di aziende bio che producono alimenti particolari e di singoli produttori che si sono avvicinati a noi sposando il nostro progetto ed aiutandoci a realizzarlo. Abbiamo presentato i nostri progetti anche all’Expo 2015 e da questa esperienza è nata l’idea di realizzare un libricino di ricette create da chef professionisti e l’organizzazione dei corsi di cucina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono gli alimenti da preferire per una dieta equilibrata da seguire anche se non si è malati?</strong></p>
<p>Carni rosse ed insaccati è preferibile limitarli al massimo, prediligere cereali, legumi, farine integrali, verdure e frutta, in particolare i frutti rossi. È opportuna una restrizione calorica almeno nel periodo della terapia, perché sembra potenziarne gli effetti, ma in generale è bene non abusare con le calorie.</p>

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			<h4>Prof. Giampaolo Tortora</h4>
<h5>Docente di Oncologia Medica all’Università di Verona e Responsabile del Cancer Center</h5>
<p>Piazzale L. A. Scuro, 10 &#8211; 37134 Verona<br />
Fax: 045.8027410</p>

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		<title>Tumori ginecologici, fattori di rischio e strategie diagnostiche</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/tumori-ginecologici-fattori-di-rischio-e-strategie-diagnostiche/</link>
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				<pubDate>Fri, 24 Mar 2017 17:07:55 +0000</pubDate>
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			<h2>Il Dott. Armellino ci spiega quali sono i più frequenti e l’importanza della prevenzione</h2>
<p>I tumori ginecologici interessano in particolare l’utero, le ovaie e la mammella. Un esperto in materia è il Dott. Flavio Armellino, ginecologo e Direttore Responsabile del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dott. Armellino ci parli dei tumori ginecologici, quali sono i più frequenti e come si possono prevenire.</strong></p>
<p>Tra i più frequenti ci sono quelli che interessano il corpo dell’utero, che prendono origine dalle cellule dell’endometrio e sono definiti carcinomi endometriali. Quando invece il tumore si origina dal tessuto connettivo dell’utero si parla di sarcomi uterini, che sono fortunatamente più rari. Per quanto riguarda il tumore dell’endometrio, l’età è sicuramente uno dei principali fattori di rischio, infatti viene diagnosticato raramente prima dei 50 anni. Obesità e diabete possono, altresì, favorirne l’insorgenza. Un ruolo importante nella prevenzione può essere svolto dalle visite ginecologiche periodiche comprensive di ecografia transvaginale, che consente il monitoraggio dello spessore dell’endometrio: se questo supera i 4 mm si rendono necessari ulteriori accertamenti. Il tumore delle ovaie è in aumento ed è più insidioso perché di difficile diagnosi nonostante i controlli periodici. Questo può essere di tipo maligno o benigno e coinvolge quei piccoli organi, collocati a destra ed a sinistra dell’utero, deputati alla produzione degli ormoni sessuali femminili e degli ovociti. In questo caso la familiarità è un importante fattore di rischio ed è fondamentale il monitoraggio ecografico annuale per poter intercettare precocemente l’insorgere della malattia. I tumori ginecologici ad oggi meno frequenti, grazie alla prevenzione, sono invece quelli del collo o cervice uterina. Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della cervice è l’infezione da HPV, il Papilloma virus umano, che si trasmette per via sessuale. Importante è l’uso del profilattico e la vaccinazione che si effettua dai 10 anni di età. Non tutte le infezioni da HPV provocano il cancro: la maggior parte delle donne che entrano in contatto con il virus infatti, sono in grado di eliminare l’infezione grazie al proprio sistema immunitario. Solo alcuni degli oltre 100 tipi del virus dell’HPV sono pericolosi dal punto di vista oncologico, mentre la maggior parte rimane silente. Il tumore della cervice uterina può essere diagnosticato effettuando regolarmente lo screening con Pap-Test. Si sta comunque diffondendo un nuovo esame, sempre più validato a livello internazionale, che consiste nell’HPV Test che, a differenza del Pap-Test, che si basa sull’esame microscopico di cellule epiteliali prelevate dalla cervice uterina, si fonda sulla ricerca del DNA, dell’m-RNA o di proteine specifiche virali direttamente in queste cellule. Un capitolo a parte meriterebbe il tumore della mammella, sempre più frequente e che sempre più colpisce anche in giovane età. È  importante per la donna non dimenticare che la familiarità è un importante fattore di rischio. Anche in questo caso la prevenzione è fondamentale: oltre all’autopalpazione che deve essere appresa e messa in atto già in giovane età, è necessario ricorrere sistematicamente a controlli periodici oltre i quarant’anni di età avvalendosi della mammografia abbinata all’ecografia mammaria. La diagnosi precoce consente un intervento conservativo ed una garanzia per la guarigione completa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come si curano questi tumori?</strong></p>
<p>La chirurgia rappresenta il principale trattamento per i tumori del corpo dell’utero e consiste nel rimuovere l’utero integralmente insieme alle tube e le ovaie, in considerazione del fatto che si tratta quasi sempre di un tumore che colpisce in menopausa. Nei casi in cui l’invasività è più avanzata, è prevista anche la rimozione dei linfonodi addomino-pelvici. La laparoscopia è la tecnica chirurgica più utilizzata, perché a differenza della chirurgia tradizionale, che comporta l’apertura dell’addome attraverso un’ampia incisione, consente di operare attraverso alcune piccole incisioni di meno di un centimetro. È una tecnica mini invasiva che consente una ripresa più rapida per la paziente. Per quanto concerne invece casi più avanzati di tumore del collo uterino e dell’ovaio, può essere necessario talvolta, effettuare alcuni cicli di chemioterapie pre-intervento chirurgico, per ridurre le dimensioni del tumore ed essere più radicali nell’intervento successivo. Il confronto con gli oncologi permetterà, in funzione del tipo istologico del tumore e del suo grado di invasività, di definire un completamento della terapia.</p>

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			<h4>Dott. Flavio Armellino</h4>
<h5>Direttore Responsabile del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino</h5>
<p>via Cibrario, 72 &#8211; 10144 Torino<br />
Segreteria: 011.43931<br />
Segreteria Studio Medico: 011.752609<br />
<a href="mailto:armellinoflavio@libero.it"> armellinoflavio@libero.it</a></p>

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