LA TERAPIA CONSENTE DI TRATTARE CON SUCCESSO IL TUMORE AL POLMONE LOCALMENTE AVANZATO O METASTATICO MA LA RICERCA PUNTA AD ESTENDERNE L’UTILIZZO A UN NUMERO SEMPRE MAGGIORE DI PAZIENTI.
Ne abbiamo parlato con il Dott. Federico Cappuzzo, oncologo tra i massimi esperti internazionali di tumori polmonari, membro della Società di Oncologia Medica italiana, europea e americana e della International Association for the study of Lung Cancer (IASLC) e Direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma, Centro di Riferimento a livello nazionale e internazionale per il trattamento di questa patologia.

Dottore, come si inquadra il Tumore al polmone nel nostro Paese?
“Dal punto di vista numerico in Italia continua ad essere il tumore più rappresentato sia per incidenza, con oltre 40 mila nuovi casi ogni anno, sia, purtroppo, per mortalità. È una patologia tipicamente associata al fumo di sigaretta anche se c’è un discreto numero di casi di pazienti che hanno una scarsa o nessuna esposizione al fumo eppure si ammalano.
L’età media di insorgenza è intorno ai 70 anni, ma oggi vediamo sempre più spesso, anche in pazienti giovani, tumori al polmone con caratteristiche biologiche particolari, cosa che ci consente di poter utilizzare per la cura anche terapie diverse, come ad esempio quelle biologiche”.
Qual è stata l’evoluzione dei trattamenti di questa patologia?
“Accanto alle armi classiche che ancor oggi restano valide e che sono la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia, nell’arco degli ultimi 10/15 anni si sono aggiunti nuovi ed efficaci trattamenti: prima le terapie a bersaglio molecolare, le cosiddette terapie target o intelligenti, e più recentemente l’Immunoterapia, oggi considerata una delle frontiere più incoraggianti della lotta al cancro”.
Cosa significa curare un tumore con l’Immunoterapia?
“Significa utilizzare dei farmaci che non hanno un’azione diretta nei confronti del tumore, ma semplicemente educano il sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali e quindi ad attivarsi per combatterle.
Al momento, nella cura del cancro al polmone, questo trattamento è indicato per quei pazienti con malattia localmente avanzata e dunque non suscettibili di trattamento chirurgico e nei pazienti metastatici.
La terapia è già entrata nella pratica clinica ed è disponibile in tutti i Centri Oncologici. Nel nostro in particolare abbiamo a disposizione diversi farmaci immunoterapici di ultima generazione in corso di utilizzo in una serie di programmi sperimentali”.
Quali sono i vantaggi dell’Immunoterapia?
“Sicuramente l’Immunoterapia è più efficace rispetto ai trattamenti chemioterapici tradizionali, con un profilo di tossicità completamente diverso e in genere migliore. Purtroppo, pur essendo l’immunoterapia ad oggi l’ultima e più innovativa frontiera nella cura del tumore del polmone, esiste da un lato un certo numero di pazienti che, pur avendo apparentemente delle caratteristiche idonee di risposta alla terapia, non beneficiano minimamente di questo trattamento; e dall’altro un gruppo di pazienti che dopo una iniziale risposta positiva all’Immunoterapia vanno poi purtroppo incontro a un’evoluzione della malattia.
All’interno della nostra Unità Operativa abbiamo quindi in corso diversi studi sperimentali sia per identificare a priori quei pazienti sui quali l’Immunoterapia non funziona e dunque che necessitano di altre terapie, sia per trovare nuove strategie terapeutiche da proporre a quanti, nonostante
l’immunoterapia, hanno avuto comunque una progressione di malattia”.
Quali sono i prossimi obiettivi della ricerca su queste terapie innovative?
“Nel futuro più prossimo speriamo che l’utilizzo di queste terapie innovative venga esteso in maniera importante al maggior numero di pazienti possibili, a quelli operabili o dopo l’intervento chirurgico.
Come avvenuto di recente grazie all’approvazione negli Stati Uniti e in Europa di un farmaco a bersaglio molecolare che può essere utilizzato dopo la chirurgia nei pazienti con una specifica tipologia di tumore del polmone, ci auguriamo che anche per l’Immunoterapia i risultati della ricerca possano consentirne un utilizzo nelle fasi più precoci della malattia.
Nell’ambito delle sperimentazioni che abbiamo in corso nel nostro Centro stiamo lavorando proprio su questo target di persone. Negli Stati Uniti è già stato approvato un farmaco immunoterapico da utilizzare dopo l’intervento chirurgico nella cosiddetta fase precauzionale, e questo ci fa ben sperare e capire come il panorama della ricerca e delle cure stia cambiando rapidamente”.
FONTE: Salute&Benessere efocus n°33
