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	<title>Malattie Rare &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
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		<title>Che cos’è la sindrome di Klinefelter</title>
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				<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 11:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Ginecologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<p>La sindrome di Klinefelter (SK) è una condizione molto comune che interessa circa <strong>una persona ogni 600-700 nati</strong> e nella maggior parte dei casi comporta<strong> infertilità </strong>e alcune<strong> complicanze sistemiche </strong>che non vanno tuttavia a inficiare la <strong>qualità di vita</strong> dei soggetti interessati, a patto che vengano correttamente informati sulla gestione della sindrome e quindi tempestivamente trattati.</p>
<p>Che cosa comporta la sindrome di Klinefelter e come riconoscerla? Ne parliamo con il dottor <strong><a href="https://www.humanitas.it/medici/alessandro-pizzocaro/">Alessandro Pizzocaro</a></strong>, andrologo presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la sindrome di Klinefelter?</strong></h2>
<p>La sindrome di Klinefelter è una condizione che interessa il <strong>sesso maschile </strong>determinata, il più delle volte, dalla presenza nell’<strong>assetto genetico</strong> di un cromosoma in più. Se, infatti, normalmente, l’assetto genetico nell’individuo maschio è composto da 46 cromosomi, di cui un x e un y, chi è interessato dalla sindrome di Klinefelter presenterà 47 cromosomi e <strong>due cromosomi x e un cromosoma y</strong>. Oltre alla forma di sindrome di Klinefelter più comune, definita “variante classica”, ve ne sono anche altre che presentano differenti anomalie cromosomiche, ma sono più rare.</p>
<p>La principale problematica che si trovano ad affrontare gli individui con sindrome di Klinefelter è la <strong>carenza di testosterone</strong> e l’<strong>infertilità</strong>. Questa condizione, infatti, determina una carenza significativa nella produzione di testosterone e di <strong>spermatozoi</strong> e un conseguente sviluppo dei testicoli inferiore alla norma. Mediamente <strong>due persone su tre </strong>affette da sindrome di Klinefelter devono assumere testosterone per fare fronte alle conseguenze dovute ai bassi livelli ormonali (quali stanchezza, ridotta funzione sessuale, maggior rischio di <a href="https://www.humanitas.it/malattie/osteoporosi/">osteoporosi</a>, <strong>riduzione della massa magra</strong> in favore dell’aumento di quella <strong>grassa</strong> in particolare all’addome). L’assunzione corretta di testosterone <strong>cura e previene</strong> tutti questi problemi. Meno del 10% dei soggetti con sindrome di Klinefelter, produce spermatozoi in quantità molto ridotte e quindi solo una minima parte può sperare in una paternità naturale (descritti solo pochi casi al mondo) senza tecniche di fecondazione assistita.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscere la sindrome di Klinefelter?</strong></h2>
<p>I sintomi e l’aspetto fisico del soggetto con Klinefelter sono molto variabili, ma nella maggior parte dei casi poco evidenti. La caratteristica che accomuna le persone con sindrome di Klinefelter, dunque, è la presenza di <strong>testicoli di dimensioni ridotte </strong>che, molto frequentemente, non si associa a una sintomatologia evidente né ad anomalie dal punto di vista fisico. Questo succede perché nella maggior parte dei casi i livelli di testosterone durante la pubertà si portano a livelli nel <strong>range basso</strong> della normalità che consentono comunque un adeguato sviluppo sessuale. In <strong>assenza di sintomi</strong>, analisi genetica al concepimento o <a href="https://www.humanitas.it/visite-ed-esami/visita-andrologica/">visite andrologiche</a>, molti soggetti scoprono di essere interessati dalla sindrome Klinefelter<strong> solo in età adulta</strong>, quando cercano di intraprendere un percorso volto al concepimento.</p>
<p>Vi sono tuttavia casi in cui questa condizione viene individuata<strong> durante la pubertà</strong>, quando alcuni soggetti non riescono a raggiungere i livelli di testosterone sufficiente a completare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Ma in assenza di visite specialistiche approfondite, questa carenza potrebbe venire sottovalutata o non indagata <strong>ritardando</strong> il momento della diagnosi.<br />
Utile, da questo punto di vista, effettuare dopo il concepimento il <strong>test del DNA fetale </strong>(che in caso positivo dovrà essere confermato dalle analisi genetiche “invasive” quali l’amniocentesi): essere consapevoli che il proprio bambino sarà interessato dalla sindrome di Klinefelter consente di trattarla prima e in maniera più efficace.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sindrome di Klinefelter, i trattamenti disponibili</strong></h2>
<p>La sindrome di Klinefelter trattandosi di una<strong> condizione di natura cromosomica</strong> non è curabile; vi sono tuttavia alcuni <strong>trattamenti utili</strong> dal punto di vista della fertilità. Nella quasi totalità dei casi, come abbiamo detto, i soggetti con sindrome di Klinefelter non producono spermatozoi, ma vi è la possibilità che all’interno del testicolo vi siano delle zone in cui gli spermatozoi si sono sviluppati senza però riuscire ad uscire dal testicolo e pertanto possono essere prelevati <strong>chirurgicamente</strong>.<br />
In generale, come specificato, la maggior parte delle persone con sindrome di Klinefelter ha livelli di testosterone sufficienti a consentire uno <strong>sviluppo puberale nella norma </strong>e non presentare caratteri fisici alterati, come braccia particolarmente lunghe, spalle strette e ginecomastia; il pene è generalmente di normali dimensioni, anche se i testicoli sono di dimensioni ridotte in tutti i soggetti con Klinefelter.</p>
<p>Nonostante questo, nella maggior parte dei casi i livelli dell’adulto non sono sufficienti e pertanto si dovrà integrare comunque il trattamento con<strong> testosterone</strong>, ormone fondamentale non solo da un punto di vista della funzione sessuale, ma anche del mantenimento della <strong>salute generale</strong> dell’organismo. Il testosterone è coinvolto nella <strong>crescita ossea</strong>, nella sensibilità all’insulina, nel mantenimento della giusta proporzione tra muscolatura e grasso, del tono dell’<strong>umore</strong>: la terapia sostitutiva è dunque fondamentale per la salute di chi è interessato dalla sindrome di Klinefelter.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>In Humanitas un evento dedicato il 6 e 7 ottobre</strong></h2>
<p>L’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, il <strong>6 e il 7 ottobre 2023</strong>, ospiterà un evento dedicato alla <strong>sindrome di Klinefelter </strong>(SK), in cui specialisti e associazioni di pazienti avranno l’occasione di incontrarsi e approfondire la gestione di questa condizione molto comune di natura cromosomica. Per saperne di più <a href="https://www.humanitasedu.it/content/uploads/2023/08/Locandina-KING-3.0-6-e-7-ottobre-2023-Rev004.pdf">consulta il programma</a>.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>In Humanitas un approccio multidisciplinare alla sindrome di Klinefelter</strong></h2>
<p>In<strong> Humanitas</strong> il paziente viene preso in carico a 360°, consentendogli, grazie all’<strong>approccio multidisciplinare</strong>, di tenere sotto controllo non solo la fertilità, ma anche il metabolismo e la salute ossea. Grazie ai trattamenti a base di testosterone e <strong><a href="https://www.humanitas.it/enciclopedia/vitamine/vitamina-d/">vitamina D</a></strong> e al controllo dello <strong>stile di vita</strong>, le persone con sindrome di Klinefelter possono avere una piena e soddisfacente qualità di vita.</p>
<p>Humanitas è inoltre inserita nella rete <strong>Klinefelter Italian Group</strong>, che fa a sua volta parte della<strong> Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità</strong>, un insieme di centri che trattano la sindrome di Klinefelter in maniera coordinata e multidisciplinare, attenendosi rigorosamente alle linee guida internazionali. Fondamentale, nel trattamento della sindrome di Klinefelter, anche il ruolo delle <strong>associazioni</strong>, che aiutano i soggetti con questa condizione e i loro familiari a gestire gli aspetti pratici e a diffondere una corretta informazione sulla sindrome di Klinefelter.</p>
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		<title>Network Internazionale e digitalizzazione per la gestione delle Malattie Rare</title>
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				<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 15:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Malattie Rare]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/network-internazionale-e-digitalizzazione-per-la-gestione-delle-malattie-rare/">Network Internazionale e digitalizzazione per la gestione delle Malattie Rare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa46d40c5205"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa46d40cd563"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<p style="text-align: center;"><strong>La rete regionale e internazionale per le Malattie Rare e lo sviluppo della telemedicina hanno consentito di affrontare al meglio la pandemia ancora in corso, aprendo anche nuove opportunità.</strong></p>

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</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa46d40cd8af"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa46d40cda46"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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<p>Il <strong>Prof. Maurizio Scarpa</strong> è Professore di Pediatria all’Università di Padova, Direttore del Centro di Coordinamento Regionale per le Malattie Rare del Friuli Venezia Giulia e Coordinatore della Rete Metabolica Europea di Riferimento per le Malattie Metaboliche Rare Ereditarie (MetabERN), un Network internazionale che rappresenta un sostegno importantissimo per i pazienti, come si è dimostrato anche nell’attuale emergenza sanitaria</p>
<p><strong>Professore, come avete gestito i pazienti nelle diverse fasi della pandemia?</strong></p>
<p>“A un anno dall’inizio della pandemia, posso dire che il sistema organizzativo per le Malattie Rare ha tenuto, nel senso che i nostri pazienti, fin dalla fase iniziale dell’emergenza, hanno avuto la possibilità di ottenere terapie in ospedale o domiciliari per il mantenimento delle cure. Questo grazie alla Rete Regionale che ha fatto corpo e ha gestito la situazione in collaborazione con le varie Associazioni. Da luglio inoltre abbiamo attivato ufficialmente dei percorsi di telemedicina attraverso una piattaforma regionale, che ci ha consentito di gestire tutti quei pazienti che hanno una malattia stabilizzata e che necessitano di controlli semestrali o annuali basati sull’andamento clinico della malattia, che non implichino una presenza fisica ma piuttosto un raccordo anamnestico o una verifica terapeutica. Ovviamente la telemedicina può fare ben poco su quei pazienti che, invece, seguono terapie che richiedono di recarsi in ospedale per fare degli esami, hanno bisogno di fisioterapia o di controlli frequenti. Come Centro stiamo utilizzando questa piattaforma in maniera molto attiva, anche perché molti dei nostri pazienti sono extra regionali e avrebbero dunque difficoltà, in questo momento, a muoversi per raggiungere il Centro. La piattaforma può interfacciarsi con la cartella clinica, alla tele-visita segue un referto con la prescrizione di terapia e un appuntamento di controllo o per degli esami e il tutto entra a far parte del fascicolo sanitario del paziente. Come Centro abbiamo anche attivato i teleconsulti con esperti fuori Regione per pazienti con esigenze particolari, attraverso una piccola rete di consulenze intra-regionali sempre collegata alla piattaforma. Abbiamo, infine, contribuito alla stesura di un documento molto elaborato sulla telemedicina in ambito pediatrico curato dal gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Francesco Gabbrielli, Direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’ISS. Posso dunque dire che questo processo di digitalizzazione della medicina, iniziato per necessità e per rispondere a un’emergenza, si sta oggi consolidando sempre più, portando notevoli benefici e segnando davvero un salto di qualità nella gestione dei pazienti e dei loro dati”.</p>
<p><strong>Che impatto ha l’infezione da Covid-19 sui vostri pazienti?</strong></p>
<p>“I pazienti rari hanno la stessa fragilità di un paziente anziano o pluripatologico perché le Malattie Rare portano ad avere delle alterazioni multiorgano che necessitano di molta attenzione e possono portare a quadri patologici di grande severità e scompenso. Più che esserci delle patologie per le quali c’è un rischio percentuale maggiore nell’essere infettati, ci sono alcune patologie che sono a rischio di avere effetti più gravi rispetto alla popolazione normale. Sono le alterazioni che le Malattie Rare causano a livello degli organi, spesso sono più di uno coinvolti, che predispongono a una maggiore severità in caso di infezione. Oggi, rispetto all’inizio della pandemia, quando tutti rimanevano in casa e dunque avevamo avuto pochi casi di infezione e non gravi, oggi, essendoci una maggiore rilassatezza e libertà di movimento, abbiamo molte più infezioni, per fortuna nessuna letale”.</p>
<p><strong>Cosa vede nel futuro più prossimo del suo settore?</strong></p>
<p>“Sicuramente la digitalizzazione è un ambito che andrà ulteriormente sviluppato e avrà il suo peso e i suoi benefici anche dopo la fine di questa emergenza sanitaria. Stanno inoltre proseguendo gli studi sulle nuove terapie farmacologiche, così come prosegue la ricerca nel campo dello screening neonatale. L’Italia è sicuramente un modello al quale ispirarsi in questo ambito: basti pensare che, ad oggi, siamo gli unici ad avere una legge nazionale che fa screening a tutti i neonati per almeno 40 Malattie metaboliche. Lo screening neonatale non è solo una grande opportunità di diagnosi e presa in carico precoce, ma è anche uno strumento utilissimo per darci maggiori conoscenze sulla storia naturale di queste malattie e favorire lo sviluppo di terapie. Recentemente abbiamo presentato una proposta, frutto di 6 mesi di lavoro e basata su un’analisi dettagliata dei test utilizzabili e delle terapie disponibili per ogni patologia, per inserire 7 ulteriori Malattie Rare alla lista nazionale dello screening neonatale. Speriamo di avere le coperture economiche per trasformare presto questo documento in operatività”.</p>

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			<p><strong>Contatti</strong></p>
<p>Prof. <strong>Maurizio Scarpa</strong></p>
<p>Dir. Centro di Coord. Regionale Malattie Rare del Friuli Venezia Giulia</p>
<ol>
<li>S. U. Friuli Centrale P.le S. Maria della Misericordia, 15 &#8211; 33100 Udine</li>
</ol>
<p>Tel. 0432 559883, cell.338 6265576</p>
<p>Mail: <a href="mailto:maurizio.scarpa@asufc.sanita.fvg.it">maurizio.scarpa@asufc.sanita.fvg.it</a></p>
<p class="Corpo">

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