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	<title>Anestesia e rianimazione &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
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		<title>Sepsi: conoscerla per prevenirla e curarla</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 16:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Anestesia e rianimazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
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			<h3><strong>Ce ne parla la D.ssa Pasero, Dirigente medico alla Rianimazione Cardiochirurgica della S.C. di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Molinette di Torino</strong></h3>
<p>La sepsi è una sindrome clinica caratterizzata da un’abnorme e disregolata risposta dell’organismo ad un’infezione e che esita in uno o più danni d’organo. Ci parla di questo grave problema sanitario, la <strong>D.ssa Daniela Pasero</strong>, Dirigente medico alla Rianimazione Cardiochirurgica della Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione Universitaria – Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Dopo la laurea conseguita all’Università degli Studi di Pavia, si è specializzata in Anestesia e Rianimazione all’Università degli Studi del Piemonte Orientale. Ha completato parte della sua formazione all’Ospedale St. Thomas di Londra, successivamente all’Ospedale Europeo Georges Pompidou di Parigi, conseguendo un ulteriore diploma universitario all’Universitè Paris Descates di Parigi.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>D.ssa Pasero, che cos’è la sepsi e come si contraggono le infezioni?</em></span></p>
<p>La sepsi è una sindrome generata da una grave infezione che porta ad una risposta esagerata e disregolata del nostro organismo, che conduce ad una o più insufficienze d’organo. Le infezioni si possono contrarre in comunità od in ospedale. Quelle acquisite in comunità in base allo stato di immunocompetenza del paziente, possono essere più o meno gravi. Possono colpire il polmone e dar luogo ad una polmonite, le vie urinarie od una ferita e successivamente estendersi al sangue. Ci sono poi infezioni che colpiscono i soggetti immunodepressi od i soggetti trapiantati, che possono aggravarsi ed essere colpiti anche da “infezioni opportunistiche”, ovvero infezioni che normalmente non colpiscono il soggetto sano.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>C’è un modo per prevenirle?</em></span></p>
<p>Sì, le infezioni si possono prevenire sia con un buon uso degli antibiotici, sia, soprattutto per i soggetti più deboli, rispettando il calendario delle vaccinazioni perché vaccinarsi protegge dalla diffusione di eventuali infezioni.</p>
<p><em><span style="color: #3366ff;">È possibile guarire dalla sepsi?</span></em></p>
<p>Sì se tempestivi nel riconoscere i segnali, che possono essere febbre, uno stato di malessere, stanchezza eccessiva, stato confusionale, frequenza cardiaca elevata e difficoltà nel respiro. La sepsi si può contrarre anche in ospedale in seguito ad un ricovero per un intervento chirurgico complicato o durante il ricovero in terapia intensiva. Quindi può partire da diversi organi e colpire a tutte le età. Ha una incidenza elevata ed è alta la mortalità, soprattutto se evolve in shock settico.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Le cure sono solo farmacologiche?</em></span></p>
<p>No, non solo. Alla tempestiva terapia farmacologica si aggiungono cure di supporto che sono l’idratazione, l’uso di farmaci per la pressione, l’uso di terapie adiuvanti che controllano la risposta infiammatoria del nostro organismo.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Cosa ci può dire dell’attività del World Sepsis Day?</em></span></p>
<p>Dal 2012 il 13 settembre è la giornata designata nel mondo per sensibilizzare la popolazione su questo grave problema sanitario. Siamo partiti in Italia con un piccolo incontro e siamo giunti  negli anni ad una serie di eventi in tutta Italia, tra cui dal 2015 a Torino la “Sepsi Run”.</p>

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	</div>
<div class="vc_empty_space"   style="height: 40px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><div class="vc_message_box vc_message_box-standard vc_message_box-rounded vc_color-info" ><div class="vc_message_box-icon"><i class="fas fa-info-circle"></i></div><h3><span style="color: #0000ff;">Parliamo di Sepsi</span></h3>
<p>Biotest, da sempre specializzata in immunologia ed ematologia a livello mondiale, ha scelto di promuovere “Parliamo di sepsi” (parliamodisepsi.it), un’iniziativa che, oltre la ricerca, contribuisce alla lotta alla sepsi tramite la condivisione di parole ed esperienze. Il progetto, vuole proseguire il percorso di Medicina Narrativa iniziato nel 2015, con la pubblicazione del libro “Quei giorni senza tempo. Storie di sepsi dalla Terapia Intensiva” (di Isabella Bossi Fedrigotti e Maurizio Cucchi – edito Stampa 2009) promosso per sensibilizzare l’opinione pubblica, le Istituzioni e tutta la comunità scientifica su una patologia responsabile di 60.000 morti all’anno solo in Italia. Oggi, il sito parliamodisepsi.it vuole sostenere i medici e, soprattutto, i loro pazienti, grazie all’acquisizione ed alla pubblicazione di storie ricche di emozioni e d’insegnamenti provenienti da chi combatte od ha combattuto contro questa patologia. Il sito è suddiviso in due sezioni: una riservata ai medici per affiancarli, in ambito terapeutico, attraverso contenuti scientifici riguardo la sepsi ed alcuni dati emersi dalle principali ricerche e dagli studi in atto, una seconda area è pubblica e relazionale. La mission di parliamodisepsi.it è accogliere e presentare storie ispirate a testimonianze vere per dare quel supporto psicologico necessario alla guarigione.</p>
</div></div></div></div></div></div></div></section><section data-bg-image="url" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid medico vc_custom_1490177908413 row-contains-padding-top row-contains-padding-bottom liquid-row-shadowbox-6ab4d093dd3c8 vc_row-has-fill vc_row-has-bg"><div class="ld-container container-fluid"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3 liquid-column-6ab4d093dd5cc"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper vc_custom_1490172226960"   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h4>Dott. Daniela Pasero</h4>
<h5>Rianimazione Cardiochirurgica S.C. di Anestesia e Rianimazione &#8211; 1U Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza Sede Molinette</h5>
<p>C.so Bramante, 88/90 &#8211; 10126 Torino<br />
<a href="mailto:daniela.pasero@unito.it">daniela.pasero@unito.it</a></p>

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		<title>Il dolore acuto post-operatorio,  importante saperlo gestire</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/dolore-acuto-post-operatorio-importante-saperlo-gestire/</link>
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				<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 10:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Anestesia e rianimazione]]></category>
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			<p><strong>Il Dott. Deni, Responsabile dell’Acute Pain Service (APS) del Servizio di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale San Raffaele di Milano, ci spiega come trattarlo efficacemente</strong></p>
<p>Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata ad un danno potenziale o reale dei tessuti (trauma/chirurgia) che, se non viene trattato in maniera appropriata, può incidere negativamente sulla morbilità peri operatoria. A parlarcene il Dott. Francesco Deni, Responsabile dell’Acute Pain Service (APS) del Servizio di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Docente del Corso Elettivo “Farmacologia del dolore e tecniche di analgesia” dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, è membro della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI).</p>
<p><em>Dott. Deni, che cos’è e come si manifesta il dolore acuto post-operatorio? </em></p>
<p>Il dolore acuto post-operatorio è per definizione un dolore programmato. Ogni intervento chirurgico è gravato da un tipo diverso di dolore. In alcuni interventi il dolore previsto è lieve, in altri è moderato, mentre negli interventi di chirurgia maggiore (addominale, toracica, ortopedica) è severo. L’analgesia deve quindi essere programmata ed intrapresa il più precocemente possibile. Il dolore post-operatorio dipende da diversi fattori di natura infiammatoria, neurofisiologica e psichica. La psiche può modificarlo in maniera importante, tanto che per uno stesso intervento chirurgico l’intensità può variare da un paziente all’altro. Il dolore è la maggiore preoccupazione del paziente che deve essere sottoposto ad un intervento ed una buona gestione prevede un’adeguata informazione, che deve iniziare in sede di visita chirurgica ed anestesiologica e proseguire fino al ricovero in reparto.</p>
<p><em>Cosa origina la manifestazione del dolore post-operatorio?</em></p>
<p>Un dolore post-operatorio mal controllato innesca una serie di meccanismi che alterano l’equilibrio fisiologico del paziente, ritarda la mobilizzazione, allunga i tempi di ospedalizzazione, aumenta morbilità e mortalità. In un paziente con un dolore non adeguatamente controllato, c’è un’attivazione del sistema simpatico con liberazione di catecolamine che aumentano la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, questo porta ad un aumento del consumo di ossigeno del cuore ed espone il paziente al rischio di infarto miocardico. Un paziente con dolore, spesso, è un paziente che respira male, che non riesce a tossire adeguatamente e questo porta ad un aumento delle complicanze bronco pneumoniche. Inoltre, il dolore determina uno stato di ipercoaugulabilità del sangue che espone il paziente ad un maggior rischio di embolia polmonare. Una buona gestione del dolore acuto post-operatorio è quindi necessaria non solo per motivi etici.</p>
<p><em>Come si affronta il dolore post-operatorio? Qual è la strategia usata al San Raffaele?</em></p>
<p>La gestione del dolore acuto post-operatorio non può essere lasciata alla sensibilità di qualche infermiere o medico, ma deve prevedere una “buona organizzazione”. Al San Raffaele, già dal 2001, è attivo un Acute Pain Service (APS) che è parte integrante del servizio di Anestesia e Rianimazione, attivo H24; la cui realizzazione è stata possibile grazie all’adesione del San Raffaele al progetto “Ospedale senza Dolore”. Il controllo del dolore indotto dall’intervento chirurgico deve essere quotidiano e comincia fin dalla Recovery Room. La sua misurazione mediante scale, validate a livello internazionale, e la valutazione dell’efficacia dei protocolli analgesici applicati è obbligatoria e costituisce il requisito più importante per una gestione efficace e razionale.</p>
<p><em>C’è una terapia comune o va personalizzata?</em></p>
<p>L’analgesia post-operatoria deve essere personalizzata. Aderendo alle linee guida internazionali ed italiane sulla gestione del dolore acuto post-operatorio, abbiamo realizzato dei protocolli analgesici per ogni tipo di intervento. In quelli di chirurgia maggiore, le tecniche maggiormente utilizzate sono l’analgesia mediante catetere epidurale, ossia la somministrazione endovenosa di oppioidi mediante PCA (Patient Controlled Analgesia), che è il metodo migliore di somministrazione, in cui è il paziente il protagonista della gestione del proprio dolore. Di recente abbiamo introdotto una nuova tecnica di somministrazione degli oppioidi, quella sublinguale. Anche in questo caso è il paziente stesso che decide quando e quanto analgesico autosomministrarsi. Per l’analgesia in chirurgia ortopedica si utilizzano i blocchi nervosi periferici, che consentono un più rapido recupero ed un miglior controllo del dolore nelle prime ore post-operatorie. Negli interventi in cui il dolore è lieve-moderato, vengono impiegati analgesici per via endovenosa ad orari fissi. Tutti questi protocolli rispondono al concetto di Terapia Multimodale, colpire cioè il dolore con più “frecce”.</p>
<p><em>Quanto è importante il lavoro di squadra in questo ambito?</em></p>
<p>Molto. Il lavoro di équipe è la base per la realizzazione di un’adeguata gestione del dolore post-operatorio. È fondamentale il coinvolgimento di chirurghi, anestesisti ed, in particolare, degli infermieri che sono l’anello più importante di questa catena. A questo scopo vengono organizzati ogni anno corsi di formazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="small-body" style="text-align: center;"><span class="light"><em>Redazionale realizzato con il contributo di Grunenthal</em></span></div>

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	</div>
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			<h4><span style="font-family: 'Georgia',serif; color: #333333;">Dott. Francesco Deni</span></h4>
<h5 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; text-align: start; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="font-family: 'Georgia',serif; color: #333333;">Servizio di Anestesia e Rianimazione Ospedale San Raffaele</span></h5>
<p style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; text-align: start; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;"><span style="font-family: 'Georgia',serif; color: #333333;">Via Olgettina, 60 &#8211; 20132<br />
Segreteria: 02 26432656<br />
<a href="mailto:deni.francesco@hsr.it">deni.francesco@hsr.it</a></span></p>

		</div>
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